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La ricca e raffinata produzione delle ceramiche, in particolare delle maioliche, della città di Faenza, nota fin dal XIV secolo, ha determinato l’uso del termine per indicare un prodotto ceramico di qualità superiore, non refrattario, a pasta porosa, colorata, ottenuto da due cotture di una miscela molto fine di minerali argillosi, mescolati a una piccola percentuale di sostanze organiche (biscotto di terracotta), fornito di un rivestimento applicato tra la prima e la seconda cottura. Quest’ultimo, in base al materiale di cui è composto, può essere siliceo o piombifero (vetrina o cristallina), terroso (ingobbio o bianchetto), stannifero (smalto o invetriatura). Quello in smalto caratterizza la terracotta invetriata o maiolica.

A partire dal XVI secolo la maiolica faentina fu denominata in Europa faïence, traduzione in francese di faenza. Dalla seconda metà del ‘500 si rileva la produzione dei “bianchi di Faenza”, maioliche lussuose, rivestite di uno smalto molto denso e coprente.

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