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Falda acquifera

Il termine falda acquifera o idrica indica l’acqua sotterranea che permea terreni e rocce in modo che vi sia continuità tra l’acqua del generico poro o interstizio e quella dei pori adiacenti. 
Tale definizione prescinde da aspetti legati all’emungibilità dell’acqua dal sottosuolo e non sempre l’esistenza della falda implica emungibilità, essendo quest’ultima legata alla conducibilità idraulica (permeabilità) del terreno. In base a tale definizione, una formazione argillosa può contenere significative quantità d’acqua, ma, considerata la sua bassa conducibilità, non consente l’emungibilità di altrettanto significative quantità di acqua. 
Si definisce acquifero una formazione che contiene acqua in quiete o movimento, suscettibile di essere estratta in quantità significative. 
In base a tale definizione la falda acquifera è considerata una risorsa idrica. Un acquifero è definito confinato se si interfaccia, superiormente e inferiormente, con formazioni che, ai fini pratici, possono considerarsi impermeabili (ciò significa che la loro conducibilità idraulica è diversi ordini di grandezza inferiore a quella dell’acquifero). In un acquifero confinato, il livello piezometrico supera la quota dell’interfaccia superiore, senza che necessariamente debba raggiungere o superare quella del piano campagna. Se si verifica anche questa seconda condizione, l’acquifero è definito artesiano. I livelli piezometrici in un acquifero, individuati attraverso un congruo numero di misure, definiscono una superficie immaginaria, chiamata superficie piezometrica. 
L’estrazione di acqua (e di altri fluidi) dal sottosuolo comporta un abbassamento del livello piezometrico, che dà luogo ad un fenomeno di subsidenza. Tale fenomeno può risultare particolarmente pronunciato in presenza di formazioni di elevata compressibilità, com’è avvenuto ad esempio in molte città della pianura padana, con possibili conseguenze negative sugli edifici se risultano accentuanti i cedimenti differenziali.

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