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Falda

Definizione – Etimologia

Dal francese antico falde, piega, riconducibile dell’etimo tedesco halde, pendio di una montagna. Superficie inclinata di un tetto, generalmente piana, compresa tra la linea di colmo e quella di gronda. Elemento universale della tradizione edilizia, la falda ha la funzione di proteggere l’edificio dal sole e dalle intemperie, garantendo il rapido deflusso dell’acqua piovana o della neve dalla copertura.

Morfologia

La geometria delle falde definisce la configurazione di un tetto; essa incide sul comportamento statico e sulla forma dell’intera costruzione, variando a seconda della zona climatica, del manto di copertura impiegato e dell’eventuale uso del sottotetto. Le linee che costituiscono la geometria di una falda vengono definite secondo la loro funzione: displuvio, per la linea d’intersezione di due falde aventi direzioni divergenti, al fine di distribuire le acque piovane lungo due distinte linee di gronda; compluvio, per l’intersezione di falda aventi direzioni convergenti, allo scopo di convogliare le piogge verso un unico punto di raccolta (pluviale). Il bordo è la linea inclinata che delimita lateralmente la falda, di solito la cornice superiore del timpano, mentre la linea di raccordo è l’intersezione orizzontale tra due falde di diversa inclinazione poste in successione, tipica dei tetti a doppia pendenza (mansarda).

La struttura del piano di falda è realizzata tramite l’impiego di solai laterocementizi incastrati alle travi di bordo o, nel caso di coperture in legno o ferro, di una doppia orditura di elementi. L’orditura principale può essere composta da terzere orizzontali parallele alla linea di gronda, sostenute da capriate o muri trasversali sagomati a timpano (schema alla Lombarda) oppure da falsi puntoni, disposti secondo la pendenza delle falde, collegati ai muri longitudinali o alla trave di colmo attraverso staffe e grappe (schema alla Piemontese). L’orditura secondaria comprende un’intelaiatura più piccola di arcarecci e correnti per il sostegno del manto impermeabile.

Tipologia

Il numero e la composizione delle falde in un tetto risultano strettamente dipendenti dalla tipologia degli ambienti da coprire. Oltre alla singola tettoia, utilizzata per capannoni e rimesse, il tipo più comune di copertura è il tetto a capanna, costituito da due falde aventi la stessa linea di colmo, usato sin dall’antichità per l’edilizia di base e le sue principali derivazioni specialistiche. Di quest’ultimo esistono diverse varianti, tra cui la più celebre è il tetto a due falde con teste di padiglione, adottato nel coronamento di edifici ad impianto basilicale per riquadrare le facciate corte tramite una falda inclinata, eliminando così il timpano.

Geometricamente più articolato, il tetto a padiglione, composto da un numero di falde pari al numero di lati dell’edificio, è impiegato per le tipologie edilizie che necessitano di una linea di gronda continua lungo tutto il perimetro della copertura; è perciò tipico, fra i tanti, degli impianti polari, come ad esempio i battisteri. Variante più complessa del padiglione è il tetto a stella, formato da 8 falde, usato per edifici costituiti da vani seriali di norma a pianta quadrata e voltati a crociera, che necessitano in facciata di uno o più timpani finestrati per l’illuminazione interna.

La posizione e la direzione delle falde risultano inoltre decisive per consentire la specializzazione e l’aggregazione di un tipo edilizio. Basti pensare nella storia alla caratterizzazione funzionale degli ambienti della domus, come ad esempio il compluvium e l’hortus, resa possibile grazie alla corretta disposizione delle falde per la raccolta delle acque piovane, o ai tessuti di case a schiera, in cui le falde delle singole unità si affiancano solitamente ruotando la loro tradizionale direzione, disponendosi con la linea di colmo parallela alla parete stradale.

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