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Feudo

Definizione – Etimologia

Dal lat. medioevale feudum di incerta etimologia, il termine appare in Italia per la prima volta in un inventario dei beni del vescovato di Lucca risalente alla seconda metà del secolo IX. Esso indica l’istituto giuridico della concessione a propri seguaci, da parte dell’autorità laica o ecclesiastica, di un territorio (beneficio) unitamente all’esercizio del potere politico (immunità), in cambio di giuramento di fedeltà e obbligo di servizio militare (vassallaggio).

Origine e sviluppo

Il feudo, che trova precedenti in particolari istituti della Roma antica (clientela, precario) e nei legami che univano il signore ai propri seguaci nelle società barbariche, essenzialmente militari, si venne configurando nelle sue caratteristiche intorno al secolo VIII presso i Franchi e si diffuse poi in tutta l’Europa occidentale e, con la costituzione dell’Impero Latino d’Oriente, anche nel Mediterraneo orientale.

I grandi feudatari (vassalli laici, vescovi, abati) usavano concedere in beneficio a feudatari minori (valvassori e valvassini) oltre al proprio anche quanto ricevuto dal sovrano; il potere veniva ad essere così variamente diviso secondo una catena di rapporti gerarchici.

Nei secoli IX e X, per il venir meno del potere centrale con la decadenza dell’impero carolingio e per l’estendersi dei latifondi, l’istituto del feudo, divenuto ormai di fatto ereditario, costituì la principale forza politica del momento, dando origine a quel fenomeno, basilare nella storia del medioevo europeo, indicato come feudalesimo. Ma la limitata autosufficienza dell’economia curtense per quanto riguardava la produzione manifatturiera, lo sviluppo della città e il sorgere dei liberi comuni nel secolo XI determinarono, soprattutto in Italia, lo sgretolarsi del feudo, che permase però in zone d’importanza strategica e si conservò, sebbene in forme mutate, finché fu ovunque soppresso dopo la rivoluzione francese.

Aspetti politico-economici e urbanistico-architettonici

Il feudo, se da un lato favorì il frazionarsi di sistemi urbani, dall’altro, offrendo con il sistema curtense forme di lavoro associato e sicuro, fu determinante per l’assetto stabile della popolazione agricola attorno a castelli e monasteri. Inoltre, l’infeudamento ai vescovi delle città contribuì al rifiorire di queste, sul piano economico ed urbanistico, con la conseguente creazione di borghi mercantili.

Espressione precipua del feudo, da un punto di vista sia politico-economico che urbanistico, è la corte. La curtis, quale ci appare nel Capitulare de Villis di Carlo Magno, è un insieme di terre che è possibile dividere in tre parti: la parte padronale (pars dominica), direttamente condotta dal feudatario che la coltiva mediante i servi alle sue dirette dipendenze; la parte colonica (massaricium), cioè l’insieme dei poderi (mansi) che vengono assegnati ai contadini dietro pagamento di un affitto prevalentemente in natura; le terre dette “comuni”, i pascoli e i boschi che i contadini possono usare versando un tributo. Centro della corte è la casa dominicale, spesso fortificata, che sarebbe divenuta poi il castello (castrum, castellum, burg). Il termine castrum ha in Italia, per tutto il medioevo, un significato non del tutto uguale per ogni territorio, il quale denota, però, generalmente un centro giuridico e territoriale dotato di fisionomia propria, che lo distingue così sia dall’organizzazione più vasta della civitas come dai minori organismi del contado.

Il castello, eretto generalmente sopra un’altura per essere meglio difendibile, è composto da un mastio centrale, da cortili, da case più modeste e da una cinta muraria punteggiata da torri. Gli edifici sono in legno e solo alla fine del X secolo è introdotto l’uso della pietra e di tecniche costruttive più complesse. All’interno della cerchia di mura, nella “bassa corte” che può ospitare la popolazione in caso di pericolo, si trovano il mulino, la cappella signorile, il forno, il torchio e le botteghe artigiane. Più comunemente l’agglomerato abitato (borgo) si costituisce al di fuori della cinta delle mura e in esso risiedono i dipendenti liberi e gli artigiani, con condizione di diritto pubblico (ius burgense) diversa da quella dei coloni non liberi, insediati in villaggi sparsi nel territorio (vici, villae, terrae).

Queste vastissime proprietà sono organizzate in modo da essere economicamente autosufficienti: la curtis produce, cioè, tutto quanto è necessario al fabbisogno dei suoi abitanti. Questo tipo di economia, con scambi verso l’esterno molto ridotti, è determinata dal fatto che nell’Europa Occidentale, dal IX all’XI secolo, l’attività economica si limita quasi esclusivamente all’agricoltura: le città sono in decadenza, il commercio è pressoché sparito, la circolazione monetaria è molto scarsa.

Nell’ambito del territorio del feudo sorgono anche torri e castelli con scopi puramente difensivi, senza abitati vicini, disposti in modo da essere visivamente collegati tra di loro. L’organizzazione feudale nei diversi territori si presenta in forme differenti: più frazionata nell’Italia centro-settentrionale, più compatta nell’Italia meridionale e nei paesi d’oltralpe per il prevalere del latifondo.

Nei secoli XI e XII, con il risorgere dell’attività commerciale e lo sviluppo della città, gli insediamenti feudali decadono per il trasferirsi dei contadini e degli stessi feudatari nei centri urbani. Successivamente (secoli XII e XIII) la campagna si ripopola secondo gli ordinamenti comunali che determinano la formazione di nuovi centri rurali, in base ad una diversa organizzazione territoriale. Di conseguenza gli stanziamenti feudali di minore importanza spesso assumono aspetto poderale, mentre i maggiori danno origine a centri urbani rustici che conservano, ancor a oggi, le caratteristiche originarie soprattutto laddove il regime feudale si è protratto a lungo (Germania, Inghilterra). Presentano come solo elemento caratterizzante il castello, mentre l’abitato si è sviluppato in varie forme, il più delle volte indipendentemente da quello, seguendo soprattutto l’andamento del terreno, con impianti analoghi a quelli di centri di origine diversa. In alcuni casi la rocca feudale si installa, soprattutto dopo il secolo XII, in nuclei originariamente liberi e precedentemente strutturati, trasformandone le caratteristiche.

Organizzazione di tipo feudale da un punto di vista sia economico, sia giuridico, ebbero anche i vasti possedimenti dei monasteri, che si distinsero però dai feudi laici per la presenza di istituti caritatevoli, per la razionalizzazione dell’agricoltura con opere di bonifica e di drenaggio e per il perfezionamento dell’artigianato, caratteristiche, queste, dovute alla natura stessa degli ordinamenti monastici.

Bibliografia

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