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Fondale

Definizione – Etimologia

Dal latino fundus, nel significato di “parte bassa”, “fondo” è vocabolo legato al sostantivo profundum, indicante “profondità”. In un campo visivo è l’oggetto posto all’estremità opposta rispetto a chi osserva.

In un’accezione teatrale per fondale si intende la scena dipinta sulla tela di fondo; in fotografia e in cinematografia è il piano dimensionale impiegato come sfondo per i soggetti ritratti o per le scene filmate.

In pittura è lo sfondo di un quadro sul quale emergono le immagini e, nelle vedute paesaggistiche in particolare, rappresenta il limite della prospettiva.

In architettura e urbanistica sono termini correlati: quinta, ossia la parte che precede il fondale costituita da elementi costruttivi, per lo più verticali, che non consente di vedere al di là del piano visivo da essa formato; scena, cioè l’area in cui ha luogo l’osservazione della quinta e del fondale, costituita di solito da uno spazio delimitato visivamente verso lo spettatore e chiuso sugli altri lati da strutture che definiscono l’ambito della rappresentazione architettonica; asse, inteso come traiettoria lungo la quale si svolge l’osservazione di un fondale costruito o naturalistico, genericamente, ma non necessariamente, con disposizione mediana rispetto alla figura di fondo della quale si accentua, in taluni casi, la simmetria.

Generalità

Il fondale architettonico è uno spazio dimensionalmente delimitato, composto da uno o più elementi costruiti collocati in contrapposizione all’osservatore. Utilizzato all’interno degli edifici anche con il ricorso al quadraturismo, diviene elemento essenziale della scena urbana, fino a raggiungere un’attenzione progettuale meticolosa in periodo barocco.

Spesso il fondale è il risultato di espedienti illusionistici o della risoluzione di problemi di natura estetica, allo scopo di invitare lo spettatore a prendere parte al meccanismo scenografico; a tal fine molteplici sono gli accorgimenti richiesti nella sua progettazione, tra i quali l’allineamento ottico degli elementi che compongono la scena e l’impiego della luce come elemento determinante. Fin dall’antichità classica il fondale ha rappresentato una componente fondamentale della progettazione urbana: architetture come l’arco trionfale, il tempio, il santuario, fungono da chiusura prospettica di percorsi urbani e paesaggistici.

Nel Medioevo l’espressione dei diversi poteri compresenti nelle realtà urbane condurrà alla definizione di differenti tipi di fondali per i principali assi viari, rappresentati di volta in volta dall’edificio religioso, in primo luogo la cattedrale, dal palazzo sede delle istituzioni comunali o municipali, dal castello del signore o del sovrano, come, ad esempio, nelle città fondate in Inghilterra da Edoardo I.

In epoca rinascimentale un modello progettuale privilegiato diviene quello rappresentato dal sistema strada-piazza-fondale, di cui casi celebri sono quelli sperimentati dapprima a Roma con il progetto di palazzo Farnese e più tardi a Caprarola nella costruzione, ancora una volta, di un palazzo dei Farnese, posto a fondale di un lungo rettifilo che attraversa l’intero borgo feudale ponendolo in un rapporto, anche visivo, di subordinazione.

Nell’Ottocento la ricerca prospettica nelle esperienze di progettazione urbana torna ad essere nuovamente centrale con il carrefour haussmaniano, a cui adesso fanno da fondale teatri, musei e persino moderni archi di trionfo. Inoltre, con l’invenzione del treno assurto a simbolo della modernità, quali fondali di viali e rettifili vengono poste le stazioni ferroviarie.

Infine, nel Novecento, in particolare tra le due guerre, nuove ampie strade con fondali monumentali divengono espressione dei regimi dittatoriali, come nella Roma fascista (via dei Fori Imperiali, via della Conciliazione, l’E.U.R).

Bibliografia

Guidoni E., Antonio da Sangallo il Giovane e l’urbanistica del ‘500, in Atti del XXII Congresso di Storia dell’Architettura, Roma, 1986, pp. 217-230; Portoghesi P., Roma barocca, Bari, 1973; Zorzi L., Il teatro e la città, Torino, 1977.

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