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Forma (rappresentazione e media)

La nozione di forma riveste in ambito architettonico un ruolo cruciale, nelle fasi di elaborazione del progetto come nella sua stesura grafica: consente, in altri termini, di rendere omologhe la forma del disegno e quella dell’architettura. La forma è dunque declinabile sul duplice versante dell’immagine e della struttura, in quanto la prima permette un controllo percettivo mentre la seconda trascende il visibile, relazionandosi agli aspetti costruttivi, spaziali e storici della produzione architettonica.
La rappresentazione grafica permette al progetto di prendere forma attraverso la codificazione geometrica e simbolica, pertanto i metodi geometrici possono essere considerati forme di rappresentazione, per il cui tramite un particolare contenuto di pensiero è connesso a un concreto segno sensibile. Con E. Panofsky la prospettiva è al contempo segno raffigurante uno spazio, idea sottesa a quel segno stesso, in altre parole forma della rappresentazione, pensiero rivolto a “mettere in ordine” gli elementi dello spazio. Pertanto la rappresentazione, anche nella sua accezione descrittiva, non svolge mai un ruolo neutrale, dal momento che la descrizione rispecchia un ordine interno, genera una configurazione.

Il nesso tra forma e architettura presuppone una visione dello spazio esplicitata dalla geometria, come ha magistralmente affermato Le Corbusier: «L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi assemblati nella luce […]. I cubi, i coni, le sfere, i cilindri o le piramidi sono le grandi forme primarie che la luce esalta; l’immagine ci appare netta e tangibile, senza ambiguità. È per questo che sono belle forme, le più belle forme.»
Sviluppando l’analogia suggerita da Le Corbusier, la geometria permette al progetto di prendere forma o di restituirne la forma attraverso un rilievo. Nel tempo, però, sono state formalizzate geometrie di tipo diverso, bisognerà pertanto ricordarne almeno tre diversi tipi, per le differenti implicazioni con il progetto:

  • la geometria “mentale” euclidea, fondata sulle nozioni di identità e di congruenza e su una rigida logica assiomatico-deduttiva;
  • la geometria proiettiva, o “della vista”, per l’analogia di alcuni suoi procedimenti proiettivi con il processo della percezione visiva;
  • la geometria “tattile” o topologia, fondata sui parametri della continuità e contiguità (V. Ugo).

Ancora oggi, per quanto riguarda l’architettura, la geometria fondamentale che regola la rappresentazione è la geometria proiettiva, in quanto fondamento della geometria descrittiva. Quest’ultima, di cui prospettiva, assonometria e proiezioni ortogonali costituiscono le forme più usate nella rappresentazione dell’architettura, è strutturata su un insieme organico di regole e principi che consentono un uso vario e differenziato ai fini progettuali:

  • la prospettiva esprime principalmente un approccio visivo all’architettura, utile ad affrontare la questione: come si vede l’architettura?
  • l’assonometria è invece lo strumento più idoneo a rappresentare il funzionamento dell’architettura e quindi più adatto a rispondere al quesito: come funziona la costruzione architettonica? Come si relazionano le sue parti costitutive e i suoi elementi?
  • le proiezioni ortogonali, in virtù dell’esattezza metrica che ne costituisce la caratteristica principale, rispondono all’esigenza di precisione nella rappresentazione e dunque interpretano il tema: come è fatta l’architettura?

Le forme della rappresentazione architettonica, utilizzate sia con gli strumenti tradizionali sia con il disegno assistito da computer, costituiscono nel loro insieme la pluralità delle modalità espressive e di controllo spaziale del progetto.

Bibliografia
Le Corbusier, Verso un’architettura, (1921), ed. it. Longanesi, Milano, 1979; Panofsky E., La prospettiva come “forma simbolica”, ( 1927), ed. it. Feltrinelli, Milano, 1961; Ugo V., Fondamenti della rappresentazione architettonica, Esculapio, Bologna, 1994.

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