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Fossato

Figura 1 | Fossato | Storia dell'urbanistica

Definizione – Etimologia

Il termine è riconducibile al latino fossa, scavo, da cui fossatum, participio perfetto di fossare, verbo frequentativo di fodĕre, scavare. Il fossato è una delle componenti del sistema difensivo urbano o castellano e consiste in uno scavo di dimensioni variabili, realizzato sul margine esterno della cortina muraria al fine di ostacolarne l’avvicinamento da parte di eventuali assalitori.

Generalità

Le caratteristiche costruttive del fossato erano connesse alla morfologia e alla natura del terreno e, indipendentemente dall’epoca di realizzazione, questo poteva presentarsi asciutto o riempito d’acqua (permanentemente o solo in caso di assedio). Il fossato asciutto poteva anche servire da rifugio temporaneo per persone o animali non ammessi all’interno della fortificazione; quello allagabile limitava ulteriormente le manovre degli invasori e permetteva di neutralizzare eventuali cunicoli scavati per superarlo; quest’ultimo però presentava al tempo stesso alcuni inconvenienti: rendeva cioè difficoltosi sia gli aiuti che il rifornimento di provviste e l’acqua al suo interno, spesso stagnante, provocava cattive condizioni igieniche.

Processo formativo

L’elementare sistema di difesa rappresentato da un fosso scavato tutt’intorno all’insediamento o al manufatto da proteggere è stato usato dall’uomo dall’età più antica, perfezionato poi nel tempo e adeguato agli sviluppi della tecnica bellica; le prime testimonianze risalgono alla preistoria e sono relative ai resti di alcuni fossati con andamento circolare rinvenuti in Germania e in Austria.
Polibio descrive l’accampamento militare d’epoca romana (castrum) generalmente circondato da un fossato avente sezione a V, le cui dimensioni in larghezza potevano variare da uno a quattro metri circa, a seconda che si trattasse di un campo provvisorio o di uno pensato per un lungo stazionamento.
Negli esempi più antichi il fossato era composto da un solo invaso con andamento uniforme, poteva essere munito di pali acuminati infissi sul fondo e in corrispondenza delle porte conteneva generalmente il battiponte a sostegno del ponte levatoio. Con tale conformazione in età medievale venne largamente impiegato allo scopo primario di impedire l’accostamento di scale, torri d’assedio e altre macchine belliche alle mura, mentre, a partire dal XVI secolo, l’attacco a queste non necessitava più del contatto diretto, potendo essere effettuato anche da distanze notevoli in relazione alla gittata e alla precisione di tiro delle armi da fuoco di recente introduzione.
Nelle fortificazioni moderne è comunque divenuto un elemento fondamentale, collocato tra il muro di scarpa e quello di controscarpa, secondo tracciati geometrici complessi, delimitati sul lato esterno da altri manufatti quali rivellini, mezzelune, controguardie e caponiere.
In tempi più recenti il fossato è caduto progressivamente in disuso, mantenendo solo una certa utilità come ostacolo anticarro lungo le linee di sbarramento, tanto da essere stato ancora utilizzato durante gli ultimi conflitti mondiali.

Bibliografia
Cassi Ramelli A., Dalle caverne ai rifugi blindati: trenta secoli di architettura militare, Bari, 1996; Fara A., La città da guerra nell’Europa moderna, Torino, 1993; Marino A. (a cura), L’architettura degli ingegneri: fortificazioni in Italia tra ‘500 e ‘600, Roma, 2005.

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