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Atene, Partenone, particolare della trabeazione dorica, 447-432 a.C. (foto di G. Rocco).
Atene, Partenone, particolare della trabeazione dorica, 447-432 a.C. (foto di G. Rocco).

Definizione – Etimologia

Gr. διάξωμα, lat. zophorus. Posto sopra l’architrave e sormontato dalla cornice, rappresenta il maggiore supporto per la componente decorativa e figurativa della trabeazione.

Generalità

Nell’ordine dorico, il fregio presenta l’alternanza di triglifi e metope, secondo una scansione che trova una esatta rispondenza nella disposizione delle regulae nell’architrave e dei mutuli nella sottocornice. Il triglifo è di norma centrato sull’asse di ogni colonna e di ogni intercolumnio, obbedendo a una regola che conosce poche eccezioni nel mondo greco e che, presso gli angoli, determina il fenomeno del “conflitto angolare”. Sul piano delle metope vengono affissi scudi e armi di bronzo o, più spesso, sono scolpite e dipinte raffigurazioni di scene mitologiche. Le proporzioni del fregio in relazione alla trabeazione mutano nel tempo; in particolare, si modifica il rapporto tra altezza del fregio e dell’architrave: se in età arcaica predomina l’architrave, in età classica il dimensionamento dei due elementi si stabilizza in un rapporto di 1:1, mentre nelle fasi successive, con l’accrescimento della componente decorativa nell’ordine, il fregio finisce per prevalere.
Le conoscenze tradizionali sull’ordine ionico in età arcaica attribuiscono la presenza del fregio alla sola trabeazione cicladica, mentre ne escludono l’impiego nello ionico asiatico, dove l’elemento sarebbe sostituito dalla sottocornice a dentelli. Un recente riesame della documentazione archeologica dell’area propone tuttavia una revisione di tale lettura, riconoscendo l’impiego della trabeazione composta da architrave, fregio e gocciolatoio anche in Ionia d’Asia, almeno nelle architetture religiose di maggior rilievo.
Nell’ordine ionico, il fregio è generalmente costituito da una fascia piana continua sormontata da una modanatura di coronamento, normalmente un kyma ionico, per il raccordo con l’elemento superiore. Sul piano del fregio sono dipinti motivi decorativi vari oppure vengono scolpiti e colorati cicli scultorei che corrono lungo tutto lo sviluppo, come una narrazione continua; le figure possono anche essere applicate a parte su un fondo di altro materiale (Atene, Eretteo). Le scene sono tratte da racconti mitologici o illustrano liturgie, come il fregio ionico della cella del Partenone con lo svolgimento del corteo panatenaico.
In età romana, la superficie piana del fregio costituirà il campo per iscrizioni dedicatorie (Roma, Pantheon). A partire dal IV sec. a.C. il fregio ionico può assumere un profilo a gola dritta (Didyma, naiskos del tempio di Apollo), a cavetto (Olimpia, Philippeion) e, in età ellenistico-romana, spesso in associazione con la colonna corinzia, un profilo convesso decorato con girali vegetali. Raramente il fregio ospita modiglioni che sorreggono la cornice, risparmiando spazi quadrangolari assimilabili a metope (Pergamo, Trajaneum); il motivo avrà una certa diffusione in età rinascimentale (Bramante, chiostro di S. Maria della Pace, ordine superiore).

Bibliografia

Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, II. Lo ionico, Napoli, 2003, pp. 37-38, 93; Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, I. Il dorico, Napoli, 1994, pp. 16, 44, 48-52, 72.

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