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Funzionalista, architettura

Alfeld (Germania), Stabilimento Fagus, W. Gropius e H. Meyer, 1911.
Alfeld (Germania), Stabilimento Fagus, W. Gropius e H. Meyer, 1911.

Definizione

Il funzionalismo è concetto elaborato dalle scienze antropologiche e sociali, nell’Ottocento da H. Spencer e É. Durkheim, quindi nel Novecento da B. Malinowsky e A. R. Radcliffe-Brown, che legano l’idea di funzione a quella di evoluzione, relazione, integrazione, processo, struttura, organismo.
In architettura, esso è presente dapprima nell’opera e nel pensiero di Henry Sullivan, che propone in Kindergarten Chats and other writings (1901-06) la teoria di un rapporto biunivoco tra funzione e forma, sostenendo che la funzione deve trovare una sua forma, ma che la forma autentica, parla, significa la funzione, fondendole in tal modo nell’unità organica. Negli anni Venti il funzionalismo viene assunto anche dall’architettura europea che aspira ad una dimensione scientifica. Lo Zweckbau, letteralmente “costruzione secondo lo scopo” – ovvero la funzione – o anche “architettura pratica”, è il termine che usa W. Behne nel suo saggio Der moderne Zweckbau (1923), tradotto in italiano L’architettura funzionale (1968). Nel 1922 W. Gropius aveva pubblicato Internazionale Architektur, proponendo tematiche analoghe, ma aprendo il discorso in una più ampia prospettiva. Gropius e Behne tentano di dimostrare le ragioni e l’internazionalità dell’architettura funzionalista facendovi convergere molte tendenze, da quella organica di F.L. Wright a quella funzional-espressionista di H. Häring e di E. Mendelsohn, fino al razionalismo tedesco e olandese.

Storia, temi e metodo

Il razionalismo europeo, negli anni Venti, individua la funzione come punto d’origine del procedimento progettuale, interessandosi proprio al percorso che dalla funzione giunge alla forma, anzi alla gute Form, alla forma buona, o vera. Ciò è evidente nel dibattito del Werkbund, in particolare nella discussione del 1927 tra L. Mies van der Rohe e W. Riezler – direttore della rivista dell’Associazione «Die Form» – a proposito della parola scelta per la testata del periodico. Porsi come obiettivo la forma, secondo Mies, porta comunque al formalismo, mentre ciò che conta è il processo per arrivarci, quello che dalla funzione, attraverso la disciplina dei materiali, arriva al lavoro creativo. Riezler ribatte che, se però il processo si arresta al momento embrionale e non viene raggiunta la gute Form, ciò che ne risulta non ha alcuna vitalità. La ricerca della “esattezza” della forma, o addirittura della sua “perfezione”, resta comunque ancorata al riconoscimento della funzione come punto di partenza. Per raggiungere la gute Form, però, è necessaria una capacità poetica che risulta indeterminabile; la funzione, invece, può essere individuata chiaramente e se ne possono verificare articolazione e sviluppo.
La teoria funzionalista diventa così una delle componenti ideologicamente più forti del Movimento Moderno, proprio per la sua parvenza di scientificità. La rilevanza sociale delle funzioni individuate ne corroborano la presa sulla realtà: sono l’urbanistica, la casa, i servizi, la costruzione, l’economia. Il metodo è quello di riportare ogni problema alla propria base materiale, razionalmente individuabile e tecnicamente circostanziabile.
L’architettura funzionalista trae la propria forza e la propria capacità di convincimento dalla apparentemente facile dimostrabilità delle proprie tesi. Di qui la sua rapida diffusione che trova validi sostenitori in molti paesi europei, innervando anche i contenuti di molte riviste di avanguardia in Germania, Olanda, Spagna, Svizzera e Unione Sovietica, come «G», «ABC, Beiträge zum Bauen», «S.A.», «A.C.». Si determina, in fondo, una sovrapposizione, tra architettura funzionalista e razionalismo europeo, quasi che il funzionalismo ne sia la motivazione chiave. I convegni internazionali del CIAM, con il dibattito sulla città funzionale, i tipi edilizi residenziali, il modo di costruire, servono al confronto internazionale sulle ricerche in questo campo.
Con la Mostra “International Style” al MOMA di New York del 1932, organizzata da H.-R. Hitchcock e P. Johnson, si registra un cambiamento di rotta, dovuto a una interpretazione che toglie all’architettura europea proprio la sua matrice funzionalista. La formula con la quale i due critici americani offrono il Movimento Moderno europeo agli Stati Uniti – ma anche al mondo, data la formidabile risonanza dell’evento – poggia, infatti, proprio sulla contestazione del funzionalismo, con il quale si apre il saggio introduttivo del catalogo. Negare l’elemento estetico e asserire che l’architettura sia una scienza e non un’arte, o basare il progetto soltanto sull’economia e sui problemi pratici dell’industrialismo – come vorrebbero i più radicali esponenti europei H. Mayer e S. Giedion o gli ingegneri americani –, sembra a Hitchcock e Johnson allo stesso tempo un limite e una falsificazione. In realtà, essi propongono di superare ogni zelo ascetico ancorato alla pura utilità, affermando che gli architetti europei hanno saputo codificare uno “stile”, anzi lo stile del tempo, il cui valore artistico è del tutto confrontabile con quello dei grandi stili del passato. Hitchcock e Johnson ne sintetizzano addirittura la formula in tre elementi: architettura come volume piuttosto che come massa, regolarità piuttosto che simmetria, eliminazione dell’uso arbitrario della decorazione. Sottraendo, dunque, al Movimento Moderno il primato del funzionalismo, essi gli restituiscono in pieno quel valore poetico che era restato fino a quel momento in ombra, anzi spesso negato dai suoi stessi fondatori dell’architettura funzionalista. Si rivaluta così il principio della figuratività astratta che innerva tutta la ricerca dell’avanguardia europea. Ma allo stesso tempo, privando la nuova architettura dei suoi moventi funzionali, etici e sociali, si creano le basi di quel formalismo privo di nuovi stimoli creativi che, come prevedeva Mies van der Rohe, sarebbe stata la conseguenza negativa di questo atteggiamento. L’International Style, largamente diffuso negli anni Quaranta e Cinquanta soprattutto negli Stati Uniti, ne sarà la dimostrazione.

Esemplificazioni

Gli esempi proposti da Behne vanno dagli Stabilimenti Fagus di W. Gropius e A. Meyer a Alfeld (1911) alla Fattoria a Gut Garkau di H. Häring (1924), al Grattacielo per San Francisco di F.L.Wright (1920). Lo stesso Bauhaus di W. Gropius a Dessau (1925) può considerarsi a ragione modello sia del funzionalismo sia del razionalismo. Altrettanto può dirsi delle Mostre che il Werkbund dedica all’abitazione, in particolar modo quelle di Stoccarda (1927), Breslavia (1929), Praga (1932), Vienna (1932). Nella Weissenhofsiedlung di Stoccarda si dimostra in concreto l’esito dello studio sull’alloggio, la costruzione in acciaio e cemento armato, la progettazione sistematica degli interni con la Frankfurter Küche di G. Schütte-Lihotzky.

Bibliografia

Alfani A., Carbonara G., Pinci F., Severati C., Costruire Abitare. Gli edifici e gli arredi per la Weissenhofsiedlung di Stoccarda, «Bau und Wohnung» e «Innenräume» (1927-1928), Roma 1992; Behne, A., Der moderne Zweckbau, Frankfurt-Berlin, 1923-1964, trad. it., Id, L’architettura funzionale, Firenze 1968; Gropius W., Internationale Architektur, Dessau 1922; Hitchcock H.R., Johnson P., International Style, New York 1932, trad. it., Id., Lo Stile Internazionale, Bologna 1982; Joedicke J., Plath Ch., Die Weissenhofsiedlung / The Weissenhof Colony / La Cité de Weissenhof- Stuttgart, Stuttgart, 1984; Krischanitz A., Kapfinger O., Die Wiener Werkbundsiedlung. Dokumentation einer Erneuerung, Wien 1985; Leuthäuser G., Gössel P., Functional Architecture. The International Style 1925-1940 by H.-R. Hitchcock, P. Johnson, Köln, 1990;
Sartoris, A., Architecture Nouvelle, ordre et climat meditérranée, I vol., Architecture Nouvelle, ordre et climat nordique, II vol., Milano 1957; Sartoris A., Introduzione alla architettura moderna, Milano 1949; Sharp, D., The rationalists. Theory and design in the modern movement, London 1978; Templ S., Baba. Die Werkbundsiedlung Prag / The Werkbund Housing Estate Prague, Basel-Boston-Berlin 1989.

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