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Galleria (storia)

Definizione – Etimologia

D’etimologia incerta. Tra le possibili derivazioni, dal greco γαλέ, esedra o portico con sedili e, per derivazione, passaggio coperto; oppure, dal latino callis, strada o ancora dal latino medievale galilaea, il portico davanti ad alcune chiese monastiche medievali (Cluny III, da 1088).

Genericamente è un passaggio coperto, anche sotterraneo che, sviluppandosi in lunghezza, mette in comunicazione luoghi non adiacenti. In architettura, la galleria si riferisce concettualmente ai portici di città greche e romane e ai passaggi coperti, spesso seminterrati, di ville e palazzi, destinati ai collegamenti o a passeggiate salutari (criptoportici).

Galleria è termine usato in diversi ambiti dell’architettura, dell’urbanistica, dell’ingegneria.

Generalità

All’interno delle chiese, fin dall’età paleocristiana, galleria (o matroneo) è il loggiato coperto sulle navatelle che si apre con arcate verso la navata centrale e che assolve compiti funzionali e statici.

Nelle chiese medievali è anche posta esternamente ad un livello elevato a caratterizzare facciate, fianchi, zone absidali (S. Michele a Pavia, fine XI-XII; Duomo di Treviri, da 1030) o l’intero edificio (duomo di Modena, da 1099). Talvolta la galleria si ripete su più ordini creando ricercati effetti chiaroscurali (facciate romaniche pisane).

Per tutto il periodo gotico la galleria, ridotta ad uno stretto passaggio di servizio (triforio), orna, anche in presenza dei matronei, l’interno delle chiese al di sotto della fascia delle finestre. All’esterno, la galleria trova una tipizzazione nella “galleria dei re” delle facciate francesi del periodo, con la teoria di statue dei re d’Israele negli intercolumni delle sue archeggiature (Notre-Dame a Parigi, anteriore al 1220, forse la più antica).

Nell’architettura civile la galleria ha applicazione nei palazzi signorili e negli edifici per spettacoli. La galleria, nell’accezione di museo, designa il complesso di ambienti in cui si espongono opere d’arte (Uffizi a Firenze, galleria Vasari dopo 1560). Tale uso deriva dalle gallerie dei palazzi nobiliari, ariosi ambienti di passaggio e di rappresentanza splendidamente affrescati e decorati (galleria di Francesco I a Fontainebleau, 1522-1540), nei quali s’iniziò poi a collocare le raccolte d’arte private (galleria di Santa Barbara nel Palazzo Ducale di Mantova, da fine XVI; Galleria degli Specchi di palazzo Doria Pamphili a Roma, galleria Valvassori da 1731).

Per estensione oggi si chiamano gallerie gli spazi destinati a mostre di singoli artisti e alla vendita delle loro creazioni (galleria d’arte).

Negli edifici per spettacoli (teatri, cinema ecc.), la galleria è la balconata a gradoni sopra i posti di platea o il settore più alto al di sopra dei palchi, quando presenti (loggione). Nelle stazioni ferroviarie e veicolari gallerie sono gli ampi spazi coperti in testa ai binari ferroviari o alle corsie delle corriere.

Nell’architettura militare, gallerie sono i passaggi coperti adibiti a vari usi (es. collegamenti rapidi fra zone fortificate, zone coperte di tiro) o i cammini di ronda coperti.

In urbanistica, galleria è il collegamento pedonale tra isolati e strade vicine ricavato sotto edifici o risolto come elegante luogo di ritrovo e di commercio, spesso coperto a vetri per una migliore illuminazione (galleria Vittorio Emanuele II a Milano, galleria Mengoni 1863-1877).

In ingegneria, galleria è il passaggio artificiale scavato in tutto o in parte al di sotto di rilievi montuosi attraversato dal traffico veicolare (galleria del Gran Sasso, da 1968, c. 10 Km), ferroviario, da canali navigabili e no od anche da infrastrutture di servizio (linee elettriche, metanodotti ecc.). Sono gallerie i cunicoli scavati nelle miniere funzionali alle attività estrattive. Ancora sono gallerie i canali costruiti nei terreni ricchi d’acqua o soggetti a inondazioni improvvise che consentono di filtrare, raccogliere ed allontanare l’acqua in eccesso.

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