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Geomorfologia

Superfici a calanchi.
Superfici a calanchi.

Definizione – Etimologia

La geomorfologia, termine composto dalle parole di origine greca γη (terra), μορφή (forme) e λογοσ (discorso), si definisce come la scienza che studia le forme del rilievo terrestre, subaereo e subacqueo, come pure i processi e le cause che le generano e costantemente modificano. Strettamente collegata alla geografia fisica e alla geologia, s’interessa dall’interazione tra le strutture litologiche e stratigrafiche, originate dal geodinamismo interno (geomorfologia strutturale), e i processi esogeni (geomorfologia climatica).

Generalità

I vari movimenti di sollevamento, abbassamento e corrugamento delle aree continentali e marine, i fenomeni legati al vulcanismo creano le strutture primarie che gli agenti esogeni (identificabili con i fattori fisici, chimici, quelli atmosferici e le attività biologiche e antropiche) modellano attraverso processi di erosione, trasporto e sedimentazione che modificano la superficie esterna della terra.
Tra i fattori fisici i principali responsabili della disgregazione sono il termoclastismo, cioè la frammentazione della roccia per effetto delle continue dilatazioni e contrazioni, particolarmente attivo nelle zone climatiche con grandi e rapide escursioni termiche, e il crioclastismo dovuto al fenomeno del gelo e disgelo. Molto intenso è anche il bioclastismo dovuto all’azione degli organismi viventi, sia animali sia vegetali.
La degradazione chimica è determinata dall’alterazione dovuta a vari processi che vanno dalla dissoluzione delle rocce esposte, per effetto di sostanze reagenti che possono dare forme morfologiche vistose (carsismo), alla ossidazione sui composti principalmente del ferro e delle zolfo, all’idratazione con aumento di volume di alcuni minerali, alla argillificazione degli allumosilicati. I materiali alterati possono rimanere sul posto e formano il materiale detritico (regolite) o trasportate, costituendo forme di accumulo gravitativo (detrito di falda). Movimenti più vistosi e repentini sono costituiti dalle frane che sono di vario tipo a seconda delle modalità di svolgimento, delle caratteristiche dai materiali rocciosi, delle condizioni stratigrafiche e della presenza di acqua (frane, smottamenti, colamenti e soliflussi). Un ruolo determinante può essere rappresentato dagli interventi e attività umane che possono alterare le condizione di stabilità dei versanti. Processi di modellamento sono originati dall’azione del vento che svolge sia un’azione erosiva meccanica (deflazione e corrasione) sia di trasporto e sedimentazione (dune costiere e continentali).
Un’intensa modellazione è prodotta dalle precipitazioni che originano acque superficiali o selvagge che producono erosione areale con forme talvolta molto caratteristiche (piramidi di terra, calanchi); le acque incanalate danno luogo ai corsi fluviali che sono sede di grossi processi erosivi e profonde incisioni, come pure zone di accumulo di sedimenti (depositi fluviali, terrazzi alluvionali), disegnando sul territorio il reticolo idrografico (idrologia). Il mare esercita la sua azione lungo i litorali ove avvengono processi di erosione, trasporto e sedimentazione che fanno mutare costantemente la posizione della linea di costa.
Tutti gli interventi sul territorio alterano sempre i naturali processi di modellamento e gli equilibri ambientali causando molto spesso a eventi catastrofici.

Bibliografia

Chorley R., Schumm S., Sugden D., Geomorphology, Edition Methuen, York (UK), 1984; Coque R, Géomorphologie, 5a ed., Armand Colin, Paris, 1993; Derruau M., Précis de géomorphologie, Masson, Paris, 1988; Lupia Palmieri E., Parotto M., Il globo terrestre e la sua evoluzione, 5a ed., Zanichelli, Bologna 2004; Selby M. J., Earth’s Changing Surface, Oxford University Press, Oxford (UK), 1985; Tricart J., Principes et méthodes de la géomorphologie, Masson, Paris, 1965; Tricart J., Précis de géomorphologie. Géomorphologie climatique, tome 3, SEDES / CDU, Paris, 1981.

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