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Giardino Pensile

H. Prideaux, I giardini pensili di Babilonia (da Alt und Neues Testament ..., Dresda, 1726).
H. Prideaux, I giardini pensili di Babilonia (da Alt und Neues Testament ..., Dresda, 1726).

Definizione

Giardino collocato in posizione sopraelevata rispetto alla quota del terreno circostante grazie a una struttura di sostegno in grado di resistere al peso del terreno, all’azione meccanica delle radici e alle infiltrazioni d’acqua (con vespai e/o strati impermeabili sovrapposti): può essere costituita da un terrapieno, da un sistema di volte o di solai su travi e pilastri che definisce veri e propri ambienti fruibili a scopo abitativo o di deposito. Simbolo di potere e ricchezza, il giardini pensili nasce per consentire l’accesso direttamente dagli ambienti di residenza, solitamente collocati al piano nobile degli edifici, garantendo, al tempo stesso, una fruizione esclusiva e potenti effetti scenografici (sia nell’essere visto dall’esterno, sia nelle visuali che consente per la posizione sopraelevata).

Sviluppo storico

Celebri i giardini pensili di Babilonia – una delle sette meraviglie dell’antichità – voluti dal re Nabucodonosor II (o, per tradizione, dalla regina assira Semiramide), mentre i romani declinano il tema soprattutto con i mausolei e le ville a terrazze (Horti Luculliani, Horti Aciliani, Villa di Mecenate a Tivoli).
Nel Rinascimento il tipo viene ripreso coniugandolo con quello dell’hortus conclusus (hortus), il giardino cinto da mura, che amplifica il senso di spazio “segreto” riservato a pochi eletti: il giardino pensile di Palazzo Piccolomini a Pienza e quello nel Palazzo Ducale di Urbino offrono calcolate visuali sul paesaggio schiudendosi solo in piccole aperture, mentre il viridarium del Palazzetto Venezia a Roma, ritagliato nel cuore della città, era raggiungibile direttamente dalle stanze del pontefice Paolo II.
Il ridisegno dei luoghi con grandi spostamenti di terra si afferma con la ripresa rinascimentale dei modelli classici: il Cortile del Belvedere di Bramante e Villa d’Este a Tivoli di P. Ligorio si ispirano ai santuari romani (Palestrina) strutturando il declivio in terrazze collegate da variati corpi scala, mentre Palazzo Farnese a Caprarola è dotato di due giardini pensili quadrati accessibili dagli appartamenti del piano nobile tramite ponti, originariamente, levatoi.
Le valenze scenografiche assicurano il successo del giardino pensile durante il Barocco: esemplare la sistemazione dell’Isola Bella sul lago Maggiore e i giardini di Villa Garzoni a Collodi.
Il tema riceve rinnovata attenzione dagli architetti del Movimento Moderno, che ne fanno un punto nevralgico nell’utopia della “città verde”: i tetti-giardino, la facciata libera, i pilotis, le finestre a nastro e la pianta libera sono, per Le Corbusier, i cinque cardini della nuova architettura. Attualmente il giardino pensile è oggetto di interesse nella progettazione di edifici eco-compatibili, in cui il tetto ‘verde’ contribuisce al comfort regolando gli scambi di umidità e calore con l’esterno: interessanti esempi sono l’Acros Fukuoka Prefectural International Hall a Fukuoka (Giappone) dell’arch. Emilio Ambasz (1994) e la California Academy of Sciences a San Francisco di Renzo Piano (2008).

Bibliografia

Fagiolo M., Giusti M.A., Lo specchio del paradiso, Cinisello Balsamo, 1996-98; Gothein M.L., Storia dell’arte dei giardini, Firenze, 2006; Le Corbusier, Vers une architecture, Paris, 1924; Matteucci M.E., Sanesi G., Spagnolli P., I giardini pensili, Firenze, 1994.

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