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Gonfiabile (pneumatica), architettura

Londra (UK), Hyde Park, Serpentine Gallery, R. Koohlaas (OMA) e C. Balmond, 2006.
Londra (UK), Hyde Park, Serpentine Gallery, R. Koohlaas (OMA) e C. Balmond, 2006.

Definizione – Etimologia

Con architettura pneumatica si indicano tecnicamente quelle costruzioni molto leggere costituite da membrane impermeabili, flessibili e sottili, sostenute da una differenza di pressione tra l’aria interna e quella esterna. La membrana risulta così sia elemento portante che protezione dello spazio abitato.

Profilo storico critico

L’interesse degli architetti per la tecnologia gonfiabile risiede nell’opportunità che essa offre di concepire e realizzare manufatti leggeri, mutevoli, economici quasi del tutto liberati dalle limitazioni che impongono le tecniche realizzative tradizionali pesanti e stabili. Il primo progetto interamente pneumatico in ambito abitativo si deve a F.Ll.Wright che nel 1957 ipotizza compiutamente la prima casa gonfiabile, anche se alcune proposte erano state avanzate già nel 1927 dall’ingegnere R. Buckminster Fuller.

Dal punto di vista della pratica realizzativa, l’evento fondamentale nella storia dell’uso del gonfiabile in architettura è stata l’esposizione universale di Osaka del 1970, in cui gli immensi padiglioni nazionali furono realizzati totalmente con tecnologie pneumatiche d’avanguardia. Per il carattere anticonvenzionale, la tecnologia gonfiabile alimentò e sostanziò le istanze rivoluzionarie della cultura radicale del ’68 vedendo come protagonisti alcuni gruppi di giovanissimi architetti quali i francesi Utopie, i californiani Ant Farm, gli inglese Archigram, gli austriaci Haus-Rucker-Co, gli italiani UFO. Questi si espressero con installazioni gonfiabili e progetti utopici ispirati alle visioni degli ingegneri F. Otto e R.Buckminster Fuller.

Esempi recenti

Un esempio di architettura gonfiabile recente è rappresentato dal padiglione temporaneo della Serpentine Gallery realizzato nel 2006 da R. Koohlaas e C. Balmond a Hyde Park, Londra. Si trattava di un ambiente vetrato a pianta circolare coperto da una sfera ovoidale flottante riempita di elio. Un sistema di cavi ne stabilizzava la spinta ascensoniale consentendo al contempo una leggera escursione di qualche metro verso l’alto.

Sul versante dell’architettura non temporanea, si può citare l’uso della tecnologia pneumatica a supporto della straordinaria serra a cupole geodetiche dell’Eden Project realizzato nel 2001 in Cornovaglia (Inghilterra) su progetto di N. Grimshaw con la consulenza dello studio di ingegneria Ove Arup. La struttura, realizzata all’interno di una cava abbandonata, è una armatura metallica autoportante in pannelli esagonali tamponati con leggerissimi cuscini pneumatici in materiale plastico riciclabile.

La stessa tecnologia è stata adoperata per tamponare il Water Cube, cioè il Centro Acquatico Nazionale di Pechino, progettato da PWT Architect, che ha ospitato le gare di nuoto delle Olimpiadi del 2008.

In entrambi questi ultimi casi, il risultato ottenuto è stato quello di avere degli involucri leggeri, semitrasparenti, economici, facilmente manutenibili, di rapida sostituzione e soprattutto di garantire prestazioni di contenimento energetico notevole. Particolarmente significativo per la carica radicale e critica è il lavoro recente di alcuni gruppi di creativi (Plastique Fantastique, Urban Fields, CICCIO Group) che usano la tecnologia gonfiabile per realizzare padiglioni temporanei molto fascinosi con l’intento di appropriarsi dello spazio urbano ed esaltarne le potenzialità performative.

Bibliografia

ANT FARM, Inflatocookbook. A Pneu-age Techs Book, Sausalito (San Francisco CA), 1970; Dessauce M. (a cura), The Inflatable Moment: Pneumatics and Protest in ‘68, New York, 1999; Herzog T., Pneumatic structures: a handbook for the Architect and Engineer, London, 1977; Mancini D., Ciccio. Avventura Open Source, in «Parametro», XXXV, 2005, pp. 58-61; Mancini D., Inflatable DIY Cookbook, Lulu.com; Topham S. (a cura), Blowup. Inflatable Art, Architecture and Design, München, Berlin, London, New York, 2002.

 

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