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Groma

Esempio di groma e suo uso per vari allineamenti (da E. Boccaleri, 1999).
Esempio di groma e suo uso per vari allineamenti (da E. Boccaleri, 1999).

Definizione – Etimologia

Dal lat. gròma, derivante dal greco gnwmon attraverso l’etrusco cruma, indica lo strumento agrimensorio usato dai romani, forse fino al III secolo d.C., per tracciare sul territorio allineamenti semplici o tra loro ortogonali, e per calcolare distanze; era utilizzato per le misurazioni e le distribuzioni agrarie (centurie) e per impostare l’impianto cardodecumanico delle città e degli accampamenti.

Generalità

Il primo ritrovamento archeologico che ha permesso di chiarire, seppur a grandi linee, la conformazione di una groma risale al 1852. Essa appare scolpita in bassorilievo su un marmo funebre appartenuto al sepolcro di un mensor, L. Aebutius Faustus, ritrovato a Ivrea. Ma è solo agli inizi del XX secolo, nel 1912, che, nel corso degli scavi di Pompei, fu rinvenuta una groma ben conservata nella cosiddetta “bottega di Varus”, un agrimensore, in via dell’Abbondanza e furono dunque chiarite tutte le sue componenti.
La groma era costituita da un bastone di sostegno (ferramentum) che veniva piantato al suolo e da quattro punte (cornicula) disposte ad angolo retto a formare la croce terminale o stelletta (groma) da cui pendevano i quattro fili (nerviae), tesi da altrettanti contrappesi accoppiati (pondera) a foggia di cono o pera. Il ferramentum si raccordava alla groma mediante il rostro che misurava un piede (pes, pari a 29,64 cm), l’unità di lunghezza base per i Romani. Il rostro, girando, permetteva i traguardi delle coppie di fili a piombo. L’uso della groma consisteva nel mirare i vari punti del terreno attraverso questi traguardi. Essa veniva posizionata col ferramentum infisso al suolo in posizione perfettamente verticale, servendosi dei fili a piombo con i quali se ne controllava il parallelismo. Mediante un quinto filo a piombo si faceva in modo che il centro della stelletta corrispondesse al punto di stazione. La punta del ferramentum poteva essere conficcata nel terreno oppure ad lapidem, in un cippo lapideo che gli agrimensori portavano con sé.
Gli attrezzi immediatamente connessi all’uso della groma nelle misurazioni agrarie erano da un lato un certo numero di paline (metae, signa, cannae) e dall’altro almeno due canne metriche decempedali (decempedae, perticae). Le prime, utilizzate dai metatores, piantate in terra a distanze opportune, servivano per fissare gli allineamenti (dictare rigores), mentre le seconde, distese sul suolo, servivano a misurare (metare) le distanze tra gli allineamenti già presi.
Nella groma al legno era associato il bronzo, impiegato negli elementi di particolare importanza o più soggetti a usura: ad esempio, la stelletta era in metallo cavo con un’anima in legno, mentre il ferramentum, anch’esso in metallo cavo, era dotato all’estremità inferiore di una punta metallica a cono, cava, con alette di presa da infiggere nel terreno.
Per tracciare un allineamento tra i punti A e B, la groma veniva fissata in stazione nel punto A e nel punto B veniva fissata la meta. Dunque si ruotava la stelletta in maniera da mirare, attraverso una coppia di traguardi, la meta in B. Si piantavano così in questa direzione un certo numero di metae, ottenendo il tracciato dell’allineamento. Per tracciare due allineamenti ortogonali, invece, una volta fissato il primo allineamento A-B, la groma veniva posta in stazione nel punto intermedio C, incrocio delle due direzioni da tracciare. Quindi, ruotando la stelletta, si stabiliva la mira sulle metae in A e in B mediante la prima coppia di traguardi. Fissata così la stelletta, si miravano, attraverso la seconda coppia di traguardi, i punti D ed E.

Bibliografia

Blume F., Lachmann K., Rudorff A., Die Schriften der römischen Feldmesser, 2 voll., Berlin, 1848-1852, rist. Hildesheim, 1967; Cavedoni C., Della groma, o sia ferramento agrimensorio, figurato in un cippo sepolcrale d’Ivrea, in «Bullettino Archeologico Napoletano», n.s. 1853, p. 69 e ss., Torino, 1875;
Della Corte M., Groma, in R. Accademia Nazionale dei Lincei (a cura), Monumenti Antichi,  XXVIII, P. 1a, Milano, 1922.

Esempio di groma (da E. BOCCALERI, 1999).

Esempio di groma (da E. BOCCALERI, 1999).

 

 

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