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Gromatico

Definizione – Etimologia

Dal latino gromaticus, il termine indica l’agrimensore che presso i romani antichi utilizzava la gròma.

Origine – Generalità

Nel diritto romano la misurazione della terra e il tracciamento delle linee per la fondazione delle città rientravano originariamente nella funzione sacrale esercitata dagli Auguri. In seguito il compito passò a tecnici laici, indicati a volte come metatores, a volte come finitores o mensores e infine come gromàtici (termine attestato dalla fine del I o inizio del II secolo d.C.).
Il gromatico era un tecnico specializzato già all’epoca di Plauto: il suo operato si esplicava nella costruzione degli accampamenti militari (castrametatio), nel tracciamento degli impianti delle colonie e dei castra, nella perimetrazione e divisione dei terreni, e ai fini catastali.
Durante le distribuzioni agrarie dell’ultimo secolo della Repubblica, con molta probabilità gli agrimensori erano organizzati in imprese private, mentre nel tardo Impero confluirono in un settore altamente specializzato dell’amministrazione statale. L’agrimensura militare, che nell’esercito di Cesare era esercitata dai centurioni, divenne una specifica professione e le iscrizioni dimostrano come ogni legione avesse al seguito dei mensores, pubblici ufficiali stipendiati e riuniti in corporazioni (collegia).
Oltre alle funzioni pratiche connesse alla misurazione e alla divisione delle terre pubbliche e private e alla stesura di carte (formae) e di registri (commentarii), i gromatici fungevano anche da arbitri e da periti nelle controversie tra proprietari riguardo ai terreni (controversiae).
Con un decreto imperiale di Valentiniano II e Teodosio I vennero definite regole solenni riguardo al loro operato, stabilendo criteri per il loro elogio oppure le sanzioni in caso di negligenza o illecito.

Letteratura tecnica

La letteratura concernente tale professione è rappresentata da una raccolta miscellanea di trattati databili dal I al V secolo d.C e riguardanti le tecniche di misurazione e di delimitazione dei confini, la realizzazione delle mappe, le norme regolanti la proprietà fondiaria nei riflessi sull’attività degli agrimensori. La raccolta ci è pervenuta in una edizione del V secolo (Corpus Agrimensorum Romanorum) probabilmente compilata da un autore cristiano erroneamente individuato, nel passato, in Agennio Urbico. Essa rappresenta una sorta di compendium dell’ars gromatica, indirizzata probabilmente a chi avesse intenzione di intraprendere una carriera nel settore.
Le prime due importanti edizioni critiche degli scritti dei gromatici sono Gromatici Veteres di F. Blume e K. Lachmann (1848-1852) e Corpus Agrimensorum Romanorum di C. Thulin (1913). Quest’ultima purtroppo è rimasta incompiuta, limitandosi ai soli testi degli agrimensori più noti: Sesto Giulio Frontino, Agennio Urbico, Igino Maior, Igino Minor, Siculo Flacco e l’autore del Commentum.
Dopo questa seconda edizione furono scoperti nuovi manoscritti e si è giunti così, nel 1995, alla pubblicazione di un’opera monumentale, il Codice artis mensoriae di L. Toneatto, che segna un importante passo in avanti nello studio della storia della tradizione gromatica.

Bibliografia

Blume F., Lachmann K., Rudorff A., Die Schriften der römischen Feldmesser, 2 voll., Berlino, 1848-1852, rist. Hildesheim, 1967; Boccaleri E., L’uso della Groma in età romana, in «Esperienze e Progetti», 125, 1999; Geoffrey N., Hammond L., Scullard H.H. (a cura), Dizionario di antichità classiche di Oxford, Alba-Roma, 1963, ad vocem; Thulin C., Corpus Agrimensorum Romanorum, vol. I, Lipsia, 1913, rist. Stuttgart, 1971; Toneatto L., Codice artis mensoria. I manoscritti degli antichi opuscoli latini d’agrimensura (V-IX secc.), Spoleto, 1995.

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