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Grottesca

Giovan Battista Zelotti, Allegoria della Bilancia, Villa Emo a Fanzolo, camerino delle grottesche.
Giovan Battista Zelotti, Allegoria della Bilancia, Villa Emo a Fanzolo, camerino delle grottesche.

Definzione

Decorazione impiegata in pittura, scultura, architettura, arti minori; usata nell’antichità, citata da Vitruvio nel VII libro del De Architectura ma sviluppatasi appieno a fine ‘400. Il termine, già usato da Vasari e Cellini, deriva da grotta, ovvero dalle sale sotterranee della Domus Aurea neroniana la cui decorazione murale fu studiata tra il 1480 e il 1490.

Generalità

“Stravaganti pitture” per Pirro Ligorio, “spezie di pittura licenziose e ridicole” per Vasari, le grottesche fondono in complesse articolazioni geometriche emblemi, elementi zoomorfi, vegetali, mitologici, architettonici e antiquari. Estese a intere pareti o organizzate secondo un asse verticale come la candelabra, sono usate dal Rinascimento al Neoclassicismo.
I primi esempi in pittura si devono a Filippino Lippi, Pinturicchio, Signorelli, Sodoma, Aspertini, Peruzzi, con rapida diffusione grazie alle incisioni di Nicoletto da Modena e Giovanni Antonio da Brescia. Trovano largo impiego anche in paraste o scomparti rettangolari scolpiti per la realizzazione di monumenti funerari, pale d’altare, portali. Con Raffaello e Giovanni da Udine il sistema è strutturato in tipi successivamente esportati e sviluppati in altri centri europei.

Bibliografia

Acidini Luchinat C., La Grottesca, in Storia dell’arte italiana, parte III, vol. IV, Torino 1982, pp. 159-200; Chastel A., La grottesca, Torino, Einaudi 1989 (ed. fr. La grottesque, Parigi 1988); Dacos N., La découverte de la Domus Aurea et la formation des grotesques à la renaissance, Londra-Leiden, 1969; Du Cercreau J.A., Grandes Grotesques, Parigi 1566.

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