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Illusionistica, architettura

Mondovì (Cuneo), San Francesco Saverio,  volta della navata centrale, A. Pozzo, 1685.
Mondovì (Cuneo), San Francesco Saverio, volta della navata centrale, A. Pozzo, 1685.

Definizione – Etimologia

Dal latino illusio, che crea un’illusione ovvero un inganno, raffigurando qualcosa che non c’è. Rappresentazione prospettica di edifici o elementi architettonici che inganna l’occhio dell’osservatore, modificando la realtà spaziale dell’ambiente in cui egli si trova.
Particolarmente diffusa nel Rinascimento e nel Barocco, l’architettura illusionistica ha origine nella pittura romana, nella decorazione parietale descritta da Vitruvio (De architectura, libro VII), sviluppatasi nel I secolo a.C. e teorizzata da August Mau come il secondo dei quattro stili pompeiani.
In età barocca l’architettura illusionistica si afferma come genere pittorico autonomo con il nome di Quadraturismo, termine che deriva forse dall’espressione “lavoro di quadro” usata da Giorgio Vasari con riferimento a tutto ciò per cui “si adopera la squadra e le seste”. La grande diffusione in Italia e nelle corti europee si deve alla relativa economicità del sistema che permette di imitare fastosi apparati e materiali privilegiati con tinte e stucchi.

Generalità

Nell’architettura romana i primi esempi di architettura illusionistica sostituiscono allo stucco la figurazione pittorica di cornici e fregi con tralci vegetali, o di podi con finti colonnati, edicole e portali dietro cui si aprono vedute prospettiche, a volte verso il paesaggio (es. Pompei, villa dei Misteri; villa di Boscoreale; Roma, casa dei Grifi).
Nel Rinascimento l’idea di dilatare prospetticamente l’involucro spaziale affascina diversi autori. Raffaello, nelle Logge Vaticane sfonda le volte a vela grazie a un’intelaiatura architettonica che simula una maggiore profondità. B. Peruzzi nella sala della villa Chigi a Roma organizza tutte le pareti con un sistema di colonne trabeate rappresentanti una loggia aperta sul paesaggio cittadino. Girolamo da Carpi nella delizia di Belriguardo sostituisce alle colonne una serie di cariatidi. J. Barozzi da Vignola e F. Primaticcio esportano in Francia la rappresentazione prospettica di scorcio, ‘da sotto in su’ (es. volte della grotta dei Pini e della galleria di Ulisse a Fontainebleau). Gli interni di molte ville palladiane sono articolati da ordini architettonici dipinti che simulano complessi sistemi di nicchie, arcate, vani e aperture sul paesaggio circostante (es. ville Poiana, Barbaro a Maser, Malcontenta, “La Rotonda”).
Nel corso del XVII secolo, la ricerca del sorprendente e del meraviglioso unita al profondo governo della prospettiva permette rappresentazioni via via più audaci: nei grandi cicli decorativi l’architettura illusionistica funge da collegamento tra lo spazio reale e quello immaginario nel quale si situa la scena figurativa. Grazie alla committenza degli ordini religiosi l’architettura illusionistica invade anche la decorazione chiesastica. A Sant’Ignazio (Roma), il gesuita Andrea Pozzo, autore del Perspectiva pictorum et Architectirum, sfonda la volta della navata con una complessa architettura illusionistica che propone di scorcio colonnati e archi popolati di figure e conclusi da nuvole fino alla gloria del Santo. Con i Bibbiena, autori di molti teatri, alla prospettiva centrale con piano verticale od orizzontale, si sostituisce il piano accidentale, con la veduta angolare di un edificio e la conseguente presenza di due punti di fuga sul piano della rappresentazione.

Bibliografia

Bianchi Bandinelli R., Torelli M., L’arte dell’antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976; Bruschi, A., Bramante, Urbino e l’architettura illusionistica, in «Rassegna dell’Istituto di Architettura e Urbanistica», 7, 1971, pp. 7-24;  Farneti F., Lenzi D. (a cura), Realtà e illusione nell’architettura dipinta: quadraturismo e grande decorazione nella pittura di età barocca, Firenze, 2006.

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