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Inquinamento indoor

Definizione – Etimologia

Dal latino inquinamentum (lordura) e dall’inglese indoor (all’interno di un edificio). Il termine si riferisce alla presenza, nell’aria degli ambienti confinati non industriali, di contaminanti chimici, fisici e biologici che si sviluppano da sorgenti interne andando ad accrescere il carico inquinante dell’aria prelevata all’esterno e peggiorando la IAQ.

Generalità

Le concentrazioni degli inquinanti da fonti interne possono essere significativamente superiori rispetto a quelle esterne, ma la pericolosità degli inquinanti indoor non risiede soltanto nelle concentrazioni, ma anche nella durata dell’esposizione in quanto l’uomo, nei paesi più avanzati, trascorre circa il 90 % del proprio tempo in ambienti confinati.

Le principali fonti dell’inquinamento indoor sono: i processi di combustione (riscaldamento degli ambienti, cottura dei cibi, fumo di tabacco); i materiali da costruzione (rocce vulcaniche, pannelli isolanti ecc.); gli arredi (legno truciolare, materie plastiche, collanti, vernici); i prodotti utilizzati per la pulizia, per la cura personale, per gli hobby; i sistemi di raffreddamento e di umidificazione degli impianti di condizionamento; gli esseri umani (metabolismo). In seguito sono riportati i principali inquinanti indoor e le relative fonti.

Inquinanti indoor
  • Ossidi di azoto (NOx) – fonti: metabolismo, combustione (fornelli, caldaie, stufe, caminetti), fumo di tabacco;
  • Ossidi di zolfo (SOx) – fonti: metabolismo, combustione (fornelli, caldaie, stufe, caminetti), fumo di tabacco;
  • Monossido di carbonio (CO) – fonti: combustione non completa (fornelli, caldaie, stufe, caminetti), fumo di tabacco;
  • Anidride carbonica (CO2) – fonti: metabolismo, combustione (fornelli, caldaie, stufe, caminetti), fumo di tabacco;
  • Vapore d’acqua – fonti: metabolismo, combustione (fornelli, caldaie, stufe, caminetti), fumo di tabacco, operazioni di pulizia, cottura dei cibi;
  • Ozono (O3) – fonti: stampanti laser, fotocopiatrici, fax.
Composti organici volatili
  • COV, VOC, TVOC – fonti: metabolismo, prodotti cosmetici, materiali da costruzione, arredi (mobili, moquette), vernici, colle, adesivi, solventi, prodotti per la pulizia, disinfettanti, insetticidi, fumo di tabacco;
  • Particolato – fonti: fumo di tabacco, attività umane, combustione, impianti di climatizzazione;
  • Radon (Rn) – fonti: sottosuolo, materiali da costruzione;
  • Microrganismi – fonti: attività umane, funghi, animali domestici, piante, roditori, umidificatori, impianti di condizionamento.

Tra i composti organici riveste particolare importanza la formaldeide in quanto volatile, presente in moltissimi materiali di uso comune è cancerogena.

È noto che gli inquinanti di origine indoor sono responsabili di molti effetti nocivi, ma vi è una notevole incertezza sull’esposizione necessaria per produrre specifici effetti sull’essere umano.

Gli effetti degli inquinanti indoor sull’uomo possono aversi nell’immediato o manifestarsi dopo anni di esposizione. Quelli immediati possono presentarsi dopo una singola esposizione e, tra le possibili manifestazioni, sono incluse l’irritazione degli occhi, del naso e della gola, il mal di testa, le vertigini e la stanchezza. Tali effetti immediati sono solitamente di breve durata e curabili, spesso, per semplice interruzione dell’esposizione. La probabilità di avere reazioni immediate dipende principalmente, oltre che dall’età e dalle condizioni di salute del soggetto, dalla sensibilità individuale che varia enormemente da persona a persona. Inoltre, alcuni effetti immediati presentano sintomi simili a quelli del raffreddore o di altre malattie virali, per questo è spesso difficile determinare se i sintomi siano il risultato di una esposizione ad inquinanti nell’aria interna o di un’altra causa.

Gli effetti a lungo termine possono presentarsi anche anni dopo il verificarsi dell’esposizione; questi effetti, che comprendono alcune malattie respiratorie, malattie cardiache e il cancro, possono essere gravemente invalidanti o addirittura mortali. È quindi prudente cercare di migliorare la qualità dell’aria negli ambienti confinati anche se non vi sono sintomi evidenti. Il miglioramento della qualità dell’aria, oltre ad evitare gli effetti nocivi, ha anche lo scopo di rendere gradevole la permanenza negli ambienti chiusi. Purtroppo, per molte sostanze non sono noti i valori della concentrazione che le rendono nocive per l’uomo; inoltre, il rischio per la salute dipende sia dalla concentrazione e sia dalla durata dell’esposizione; pertanto, per ciascun inquinante, è necessario indicare la massima concentrazione ammissibile ed il livello di esposizione, ovvero la massima concentrazione ammissibile in un determinato intervallo temporale di esposizione.

Per l’esposizione a contaminanti noti vengono assegnati dei valori di soglia o TLV (dall’inglese: Threshold Limit Value) tra i quali, i più diffusi sono:

  • TLV-TWA (Time Weightened Average, media ponderata nel tempo), esprime la concentrazione limite calcolata su 8 ore/giorno;
  • TLV-STEL (Short-Term Exposure Limit, limite di esposizione a breve termine) in cui l’intervallo temporale è inferiore alle 8 ore e, spesso, dell’ordine del minuto;
  • TLV-C (Ceiling Limit Value, valore di picco), concentrazione che non deve essere mai superata;
  • TLV-AIC (Acceptable Indoor Concentration), concentrazione interna media accettabile su un anno.

La comparazione tra i diversi valori limite è complessa poichè gli enti che li pubblicano adottano spesso diversi intervalli temporali. Inoltre, perlopiù i suddetti limiti sono dedicati all’esposizione in ambito industriale e sono adattabili solo a quegli ambienti indoor per cui l’esposizione è inferiore alle 8 ore. Solo l’AIC è applicabile senza restrizione agli ambienti indoor, ma, allo stato attuale, sono disponibili valori dell’AIC solo per un ridotto numero di inquinanti.

I metodi attualmente praticabili al fine di ridurre l’inquinamento indoor e, quindi, ottenere una buona IAQ, consistono: nella riduzione delle sorgenti di inquinanti evitando o limitando l’uso di quei materiali e di quelle apparecchiature che emettono contaminanti; nella rimozione degli inquinanti direttamente alla fonte tramite sistemi di estrazione, il metodo è applicabile quando l’emissione degli inquinanti avvenga in un volume limitato e definito; nella diluizione degli inquinanti effettuata ventilando l’ambiente con aria prelevata all’esterno, la ventilazione può essere naturale (apertura delle finestre) o meccanica (tramite ventilatori e condotte di distribuzione). Quest’ultimo metodo consente di controllare le concentrazioni di tutti gli inquinanti di origine indoor, anche di quelli non noti o difficilmente misurabili.

Bibliografia

AIDII, ACGIH: Threshold Limit Values for Chemical Substances and Physical Agents and Biological Exposure Indices, in «Giornale degli Igienisti Industriali», suppl. 24 (1), 2003, pp. 70-71; ASHRAE, Ventilation for acceptable Indoor Air Quality, in ASHRAE Standard 62.1, Atlanta, 2010; ASHRAE, Air Contaminants, in ASHRAE Handbook – Fundamentals, cap. 11, Atlanta, 2009; ASHRAE, Ventilation and Infiltration, in ASHRAE Handbook – Fundamentals, cap. 16, Atlanta, 2009; D’Ambrosio Alfano F.R., Riccio G., Sistema ambientale interno, in Stefanutti L. (a cura), Manuale della climatizzazione, Milano, 2007; De Santoli L., Fracastoro G.V., La qualità dell’aria negli ambienti interni. Soluzioni e strategie, AICARR, Milano, 1998; World Health Organization, Guidelines for indoor air quality: selected pollutants, WHO Office for Europe, 2010.

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