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Intercolumnio

Cori, tempio di Ercole.
Cori, tempio di Ercole.

Definizione – Etimologia

Gr. μεταστύλιον, lat. intercolumnium. Distanza tra due colonne, misurata in corrispondenza dell’imoscapo, il cui diametro è di norma assunto come modulo.

Generalità

Nell’ordine dorico ogni intercolumnio prevede un preciso allineamento verticale degli elementi per cui, fino all’età classica, vi è un triglifo al centro di ogni intercolumnio e sull’asse di ogni colonna; solo a partire dai Propilei di Mnesicle sull’Acropoli di Atene, con l’impiego di 2 triglifi sull’intercolumnio centrale, la regola viene meno. La disposizione, volta a ottenere intercolumni più spaziati e trabeazioni più leggere, da allora risulta molto diffusa nelle stoai (Brauron, stoà del santuario di Artemis, 425-416 a.C.) e nei templi dorici di età ellenistica (Pergamo, tempio di Athena Poliàs) e romana (Cori, tempio di Ercole).
Anche le diverse soluzioni al problema del conflitto angolare portano a intercolumnio di misure differenziate agli angoli della fronte colonnata. Analogamente, nella progettazione ionica gli intercolumni di un tempio periptero variano a partire da una misura massima nell’intercolumnio centrale fino a quella minima agli angoli.
Vitruvio (III, 3,1-5), rifacendosi a Hermogenes, identifica cinque diversi ritmi basandosi sul rapporto intercolumnio – diametro della colonna: picnostylos (1½), sistylos (2), eustylos (2¼), diastylos (3), araeostylos (>3), ai quali devono corrispondere un’altezza della colonna di 10, 9½, 9½, 8½ e 8 diametri. Si deduce che a ogni intercolumnio corrisponde un’altezza della colonna e che il diametro di questa aumenta al crescere dell’intercolumnio, fatta eccezione per l’eustylos.
In età romana si fece ricorso alla piattabanda (Leptis Magna, tempio di Roma e Augusto, I sec. d.C.) e poi all’arco per ottenere intercolumni di maggiore luce. I trattatisti rinascimentali – il Vignola, il Palladio, lo Scamozzi – semplificano i rapporti vitruviani, attribuendo all’intercolumnio dorico proporzioni comprese tra 2½ e 3, allo ionico tra 2¼ e 3¼ , al corinzio tra 2 e 2½ .

Bibliografia

Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. II. Lo ionico, Napoli, 2003, pp. 16-18.

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