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Interfaccia mediatica

Definizione

Nel media-building si intende interfaccia mediatica il luogo di confine e collegamento fra superficie architettonica e sistema mediatico. Confine che si distingue, secondo la distanza che lo separa fra due superfici, in tre tipologie diverse:

  • interfaccia diretta,
  • interfaccia indiretta,
  • interfaccia separata.

Generalità

Interfaccia deriva dalle scienze informatiche dove assume due significati: il primo sottintende l’elemento hardware di collegamento, il secondo si riferisce alla dimensione di tutto ciò che l’utente di un software vede sul monitor. Cioè l’interfaccia di un programma verso un utente è un “utensile attraverso il quale uomini e computer comunicano fra loro”. Quindi, come sostiene Bonsiepe, non è un oggetto, ma “uno spazio in cui si articola l’interazione fra corpo umano, utensile e scopo dell’azione”.
Nelle meta-superfici possiamo considerare il rapporto fra pubblico ed edificio come un rapporto di comunicazione tramite il quale avviene uno scambio di “informazioni” fra utente e artefatto. Virilio sostiene che il panorama contemporaneo è passato dalla palizzata allo schermo televisivo, definito da una superficie-limite che continua a registrare informazioni impercettibili paragonabili in questo a un’interfaccia, deducendo che “ogni superficie è un’interfaccia fra due ambienti in cui regna un’attività costante sotto forma di scambio fra due sostanze poste a contatto”.
In architettura l’interfaccia svolge una doppia funzione: quella di giunto/unione e quella di connessione/collegamento. L’unione è condizionata dalla tipologia del giunto, dal tipo di connettività e dai materiali da interfacciare. Il ruolo dell’interfaccia è perciò strategico tanto che per migliorare l’affidabilità di un’unione non rimane che identificare la migliore soluzione di interfaccia. Nell’ipotesi in cui un’interfaccia fosse una superficie di tipo bidimensionale, come uno schermo o un display, entrano in gioco competenze come graphic e industrial design o l’architettura quando si tratti di una superficie architettonica.

Interfaccia diretta
Si parla di un rivestimento mediatico quando lo strato materiale effettivo che realizza la comunicazione visiva diventa un tutt’uno con il sistema mediatico di riferimento. In questa categoria ricadono le meta-superfici con rivestimenti a base polimerica, come i film interposti fra lastre di vetro stratificato e le pellicole adesive incollate nella parte interna o esterna della superficie.

Interfaccia indiretta
Si individua nella superficie di contatto fra il rivestimento mediatico e il sistema mediatico, quando quest’ultimo è di tipo stratificato. Solitamente sono sistemi dotati di componenti elettronici assemblati come per esempio i pannelli digitali. Per la maggior parte sono sistemi legati alle tecnologie elettroniche aggregate come l’informatica, dove i componenti sono ben distinguibili.

Interfaccia separata
È legata alla distanza e posizione del sistema mediatico rispetto l’edificio. Solitamente si tratta di sistemi mediatici montati su telai dotati di passerelle per la manutenzione, distanti almeno 60-80 cm dall’edificio. Sono realizzati solitamente in interventi di riqualificazione sull’esistente, allo scopo di celare la facciata con una superficie di grande impatto visivo.

Bibliografia

Anceschi G., Il progetto delle interfacce, Milano, 1993; Bonsiepe G., Dall’oggetto all’interfaccia, Torino, 1995; Virilio P., L’espace critique, Paris, 1984 (trad.it. M.G.Porcelli (a cura), Lo spazio critico, Bari, 1988); Zennaro P., La qualità rarefatta, Milano, 2000.

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