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Intervallum

Definizione – Etimologia

Per intervallum (dal lat. inter, tra, e vallum, barriera, muro) si intende la fascia percorribile collocata tra il vallum, la palizzata di difesa o il muro di cinta di una fortificazione romana, e l’area interna che ospitava gli accampamenti.

Generalità

L’intervallum costituiva uno dei tre elementi fondamentali di un campo o di una fortificazione, insieme alla barriera protettiva del vallum e all’area che ospitava l’accampamento vero e proprio. La sua funzione era quella di tenere lontani i nemici dalle prime file di tende o di baraccamenti all’interno del campo e di consentire un’uscita veloce e ordinata delle truppe.

Tramite l’intervallum si poteva anche accedere agevolmente agli ascensus, le scalette di accesso alle mura o al vallum. L’ampiezza dell’intervallum, ossia la distanza tra il vallum e la linea delle prime tende o edifici interni, era relazionata alla gittata delle armi usate dal nemico.

Secondo gli storici Polibio e Igino, come per altro confermato dai resti archeologici dei castra (castrum), essa era proporzionale al lato del quadratilatero occupato dagli acquartieramenti. Nel campo descritto da Polibio, in età repubblicana, la fascia dell’intervallum era pari a un ottavo del lato dell’area utile, mentre in quello descritto da Igino, in età imperiale, era pari a un decimo.

Il tracciamento dell’intervallum veniva realizzato quasi alla fine delle operazioni di impianto dell’accampamento, dopo aver posizionato le tende del console nel punto in cui la vista era migliore, dopo aver tracciato le strade principali e deciso le dimensioni del castrum. Spesso lungo i bordi dell’intervallum correvano canali coperti di drenaggio delle acque piovane provenienti dalla parte centrale del campo, da far defluire nel fossato. In zone adiacenti a esso si trovavano anche le ablutiones e le latrine, quest’ultime alimentate dalle acque reflue dell’accampamento. In molte fortezze anche i forni venivano collocati all’interno dell’intervallum.

Il campo di epoca repubblicana descritto da Polibio era interamente circondato da un intervallum di larghezza non inferiore ai 240 piedi romani (2 actus). 
Dai resti dei campi romani, in particolare di quelli della Spagna settentrionale, l’ampiezza dell’intervallum risulterebbe più contenuta rispetto a quella polibiana, mantenendosi mediamente sui 90 piedi, con punti in cui si riduceva sino a poco più di 15.

In epoca imperiale, il campo descritto da Igino Gromatico si presentava con pianta pressoché rettangolare e con larghezza pari ai due terzi della profondità, mentre l’ampiezza dell’intervallum si riduceva ad appena 60 piedi, contro i 240 del modello polibiano. Ciò era dovuto al fatto che nelle immediate vicinanze dell’intervallum si trovavano le tende delle legioni, considerate le milizie più affidabili per difendere il vallum e disposte per coorti intorno alle altre tende, divise da queste ultime da una strada di uguale larghezza (la via sagularis) che correva parallelamente all’intervallum, tutto intorno al perimetro del accampamento.

Nel tardo Impero, il campo e la fortezza assunsero uno schema simmetrico con chiara vocazione difensiva. L’ampiezza dell’intervallum pare ampliarsi fino a giungere ai 300 o persino ai 400 piedi, dimensione dettata molto probabilmente dalla notevole gittata degli archi compositi dell’epoca, di ridotte dimensioni e alta potenzialità. Intorno al X secolo lo spazio che separava il fossato dagli attendamenti della fanteria risulterebbe di 132 piedi.

Bibliografia

Cascarino G., Castra. Campi e fortezze dell’esercito romano, Città di Castello (PG), 2009; Clausetti E., L’ingegneria militare dei Romani, Roma, 1942; Lenoir M. (a cura), Pseudo-Hygin. Des fortifications du camp, Paris, 1979; Luttwak E., La grande strategia dell’Impero Romano, Milano, 1994; Musti D. (a cura), Polibio. Storie, vol. VI, Milano, 1993.

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