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Intonaco (tecnologia)

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Caratteristiche tecniche

L’intonaco è un sistema di rivestimento murario reversibile costituito da malte realizzate con impasti di legante (calce, cemento, gesso), inerte (sabbia, in genere silicea) e acqua, basato sul principio dell’integrazione estetico/costruttiva con il supporto. L’intonaco ha la funzione di proteggere le pareti dagli agenti atmosferici e dalla condensa superficiale, di garantire condizioni igieniche ottimali negli ambienti interni, di fare da supporto alle successive finiture (tinteggiature, piastrellature, carte da parati).

L’intonaco, realizzato con prodotti pre-miscelati o miscelati in cantiere, si applica in tre strati, aventi ognuno una specifica funzione; lo spessore complessivo va da 1,5 cm (al di sotto si avrebbe insufficiente resistenza) a 3 cm (oltre, si rischierebbe il distacco per eccesso di peso proprio). Il 1° strato (0,5÷2 cm), Rinzaffo, è a contatto con il supporto, a cui si “aggrappa”, costituendo con esso elemento unico a riguardo della resistenza alle sollecitazioni; il 2° strato (1÷1,5 cm), Arriccio, con maggiore tenuta idrica e resistenza meccanica, è il “corpo” dell’intonaco: ha funzione di regolarizzazione e supporto per i successivi strati di protezione; il 3° strato (0,2÷0,8 cm), Finitura, protegge e caratterizza esteticamente la parete. L’intonaco può anche essere costituito dal solo rinzaffo (intonaco rustico), con mera funzione coprente, oppure terminare con l’arriccio (intonaco grezzo), con funzione di grossolana protezione.

Posa in opera e finiture

In genere l’intonaco si applica direttamente sulla parete, ma spesso viene “montato” su uno strato isolante (intonaco a cappotto) oppure su una intercapedine ventilata, in questo caso rinforzato con rete metallica.

La posa può farsi in modo manuale (con strumenti tradizionali: cazzuole, tavolette, regoli e frattazzi) o meccanico (con impastatrici o intonacatrici), sia per la confezione che per l’applicazione della malta; i sistemi meccanici tendono a sostituire quelli manuali, ma non per la finitura, che continua ad essere fatta quasi sempre in modo manuale (fig. 1).

Il 1° strato (Rinzaffo) è scagliato con energia dal basso verso l’alto per garantire l’aderenza al supporto e per riempirne i giunti e le fessurazioni. Il 2° strato (Arriccio) è applicato con l’ausilio di capisaldi e guide che garantiscano la complanarità della superficie; a differenza del 1° strato, è regolarizzato e spianato fino ad ottenere una superficie uniformemente scabrosa e ruvida. Il 3° strato (Finitura) può essere eseguito con diversi strumenti e modalità, in base ai quali la superficie intonacata assume differenti effetti estetici; tra i più diffusi si elencano gli intonaci frattazzato, lamato, graffiato, pettinato, fluido, spruzzato, picchiettato, spazzolato.

L’intonaco frattazzato, liscio ed omogeneo, senza rigature (se steso con movimenti circolari), ovvero con leggere rigature (se steso a fasce orizzontali o verticali), si realizza con il frattazzo; l’intonaco lamato, perfettamente liscio, con cazzuole o lame metalliche; l’intonaco graffiato, scabro a fasce orizzontali o verticali, con tavole di legno o lastre di vetro ruvido; l’intonaco pettinato, striato a solchi orizzontali o verticali molto marcati, con pettini di legno o acciaio; l’intonaco fluido, dalla superficie increspata, appoggiando il frattazzo sull’intonaco ancora fluido e staccandolo con forza; l’intonaco spruzzato, uniformemente granuloso, spruzzando l’ultimo strato con cazzuole o attrezzi meccanici; l’intonaco picchiettato, con strumenti dotati di punte che scalfiscono uniformemente la superficie; l’intonaco spazzolato, applicando nello strato di finitura inerti, scaglie di terracotta o pietra naturale macinata.

Classificazioni: intonaci tradizionali e intonaci speciali

La finitura superficiale dell’intonaco ne determina una prima classificazione; tuttavia occorre distinguere le diverse tipologie anche in base al legante utilizzato nell’impasto, tenendo conto che la scelta della tipologia è funzione del tipo di supporto, con cui deve essere compatibile per comportamento elastico, coefficiente di dilatazione, resistenza meccanica e porosità.

Si distinguono intonaco di calce aerea, calce idraulica, gesso, cemento, malta bastarda; i primi tre (impiegati prevalentemente nei restauri, ma riscoperti oggi dopo essere stati quasi completamente sostituiti da quelli a base cementizia) provengono dalla tradizione costruttiva degli edifici in muratura:

  • l’intonaco di calce aerea ha ottime prestazioni di fronte a gelo e disgelo poiché restituisce facilmente umidità all’esterno, ha buona stabilità all’acqua, ma scarsa resistenza alle sollecitazioni meccaniche;
  • l’intonaco di calce idraulica ha ottima resistenza (in particolare agli sbalzi termici) e semplicità di posa, ma bassa elasticità;
  • l’intonaco di gesso, costituito da gesso emidrato o anidro, è impiegato nelle pareti interne, e può anche costituire la sola finitura su intonaci di altra tipologia;
  • l’intonaco di cemento, di elevata consistenza e notevole semplicità di posa, è molto impiegato sebbene abbia bassa elasticità, sia soggetto a fenomeni di ritiro e non consenta facilmente l’evaporazione dell’acqua;
  • l’intonaco di malta bastarda è oggi il più diffuso perché compatibile con la maggior parte dei materiali da costruzione; è realizzato con aggregazione di più leganti, in varie soluzioni: calce idraulica/calce aerea, cemento/calce aerea, cemento/calce idraulica, calce aerea/gesso, cemento/calce idraulica/calce aerea.

Accanto alle tipologie sopra descritte, ascrivibili alla famiglia degli intonaci “tradizionali”, si annoverano i cosiddetti “intonaci speciali”, impiegati prevalentemente come intonaci esterni, che differiscono dai primi per i materiali d’impasto e per le tecniche di lavorazione; rientrano fra questi gli intonaci additivato, a stucco, plastico e monostrato.

L’intonaco additivato è ottenuto aggiungendo alla malta additivi atti a migliorare la resistenza meccanica o al fuoco, l’impermeabilità all’acqua, i tempi di indurimento ecc. L’intonaco a stucco (normale o lucidato) impiega come leganti la scagliola, la calce aerea o il gesso e come inerte la pozzolana o la polvere di marmo; è usato nelle superfici interne, ed è applicabile sia in diversi strati di uguale composizione, sia su un fondo di altra composizione. L’intonaco plastico è applicato su supporti con buone caratteristiche impermeabili (es. il c.a.); ha buona tenuta all’acqua ma è poco traspirante e poco compatibile con i materiali tradizionali. L’intonaco monostrato è costituito da malte pre-miscelate generalmente applicate a macchina; è realizzato in più strati con malte di uguali caratteristiche, applicati a breve tempo l’uno dall’altro; è in particolare adatto a rivestire supporti in c.a.

L’intonaco a cappotto

Per intonaco a cappotto si intende un sistema costituito da un intonaco termoisolante, composto da malte termoisolanti pre-miscelate a base di inerti leggeri, leganti idraulici e additivi, che forma un “cappotto” sulla parete, senza discontinuità né ponti termici.

È realizzabile, a mano o meccanicamente, su qualunque tipo di supporto; consente di sfruttare l’inerzia termica dei muri per avere temperature costanti all’interno degli ambienti, maggiore risparmio energetico e miglior comportamento contro la condensa superficiale. L’intonaco a cappotto può anche essere realizzato inserendo sotto lo strato di intonaco (per uno spessore di almeno 4 cm) un isolante di materiale minerale espanso (es. vermiculite) o fibroso (es. lana di vetro), o di materiale sintetico, unito a leganti idraulici e resine additivanti; superficialmente, l’intonaco viene protetto da un rivestimento ad alto potere traspirante.

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