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Inurbamento

Definizione – Etimologia

Il termine, dal latino urbs (città), definisce con urbanesimo e urbanizzazione (con cui costituisce un tutt’uno nella forma francese urbanisation) uno spazio fortemente interconnesso, di cui segna in modo esplicito la condizione dell’incremento della popolazione urbana per effetto della immigrazione dalle campagne. Urbanesimo designa un complesso di fenomeni distinti, anche se interdipendenti, controllati da un parametro quantitativo costituito dal rapporto tra popolazione che vive in città, o in condizioni di vita urbana, e quella totale di un territorio o paese. Per urbanizzazione, infine, si intende l’aumento assoluto, che si realizza nel tempo, della popolazione delle città.

Sviluppo storico e generalità

Epoca antica
Tratto comune alle esperienze di vita associata cui dà origine l’inurbamento non è il superamento di una soglia demografica o dimensionale dell’insediamento, peraltro difficilmente accertabile per i tempi passati, ma piuttosto la concentrazione umana, espressa come densità, e, soprattutto, alcune costanti di significato che percorrono le diverse periodizzazioni del fenomeno urbano alle più varie latitudini: la corrispondenza tra città e civiltà da un lato e tra città ed economia dall’altro lato.
La prima “rivoluzione urbana”, secondo P. Bairoch, si svolge nel ciclo lungo dell’Antichità, a partire dai primi insediamenti stabili in età neolitica, sino alla affermazione urbana della cultura greca e di quella romana. Nel Neolitico, l’agricoltura ha fatto la propria comparsa in diverse aree geografiche, progredendo in virtù di innovazioni nei metodi e strumenti di coltivazione, verso forme via via più intensive di sfruttamento del suolo. Le città ne costituiscono in alcuni casi una sorta di evoluzione naturale, a distanza anche di due millenni, esibendo forme di stanzialità di tipo diverso, legata alla divisione del lavoro e allo scambio, con aree specializzate per le diverse attività.
Uruk (Mesopotamia, IV millennio a.C.), prospera in virtù dell’introduzione di tecniche di irrigazione “a solco”, che consentono rese agricole di molto superiori a quelle ottenute con metodi tradizionali. L’eccedenza di risorse alimentari avrebbe favorito lo scambio con beni altri prodotti da un nuovo ceto artigiano, ma anche il sostentamento di figure dedicate alla gestione dell’apparato amministrativo, alla sicurezza, alle cose dello spirito: la guardia, lo scriba, il sacerdote.
In questa fase lunga di consolidamento ed espansione della città, un formidabile acceleratore dei processi di inurbamento è rappresentato, sotto la colonizzazione greca e romana, dalla propagazione nei territori di nuova annessione di modelli di urbanizzazione basati sulla griglia, così come più tardi avverrà nell’America Latina sotto la dominazione spagnola. Tali processi fortemente sostenuti dall’establishment politico promuovono le città, con le loro economie e culture, come prodotto di esportazione grazie alle cospicue migrazioni dei popoli vincitori e a processi di inurbamento e sincretismo con i nativi.

Medioevo e Umanesimo
Se la fase altomedievale è caratterizzata in Europa da una contrazione demografica e da una significativa dispersione insediativa che coincide con il declino delle città, intorno al Mille, fenomeni legati alle iniziali manifestazioni dell’urbanesimo comportano una maggiore mobilità degli uomini e la decisiva riapertura all’economia monetaria.
La nuova fioritura urbana della fase comunale è indubbiamente legata allo sviluppo demografico, tecnologico, economico dell’intero continente, che interessa ogni settore a dispetto dei ripetuti eventi traumatici, come la “peste nera” del Trecento.
Con l’Umanesimo, dominato da società urbane aperte in condizioni di relativo equilibrio, si sviluppano nuove forme di specializzazione e differenziazione tra mestieri e ruoli sociali, che nell’incardinare arti maggiori e arti minori sotto la regia delle corporazioni, istituiscono nuove consuetudini locali e disegnano nel tempo lungo variabili rapporti di dominanza e meccanismi di mobilità sociale tra ceti.
Con tutti i suoi limiti, questa affermazione della “Europa delle città”, che alla fine del XVI secolo conta da 130 a 160 insediamenti sopra i 20.000 abitanti, e quasi un migliaio tra 5.000 e 20.000, è una affermazione delle libertà individuali e dei diritti collettivi, in un clima propizio al progresso tecnologico ed a registri di convivenza civile inediti per il passato: tornano ad emergere le figure centrali dell’antichità, l’artigiano, da cui dipende essenzialmente l’aumento della produttività, e il mercante, straordinario veicolo di conoscenza e di tolleranza tra distinte culture.

L’inurbamento nell’epoca della rivoluzione industriale
Sono questi gli avanzamenti che porranno le premesse indispensabili per una ulteriore “rivoluzione urbana”, veicolata dal fenomeno di portata straordinaria della Rivoluzione industriale, dapprima limitato all’Inghilterra liberale e capitalista (dal 1760 circa), estesosi a distanza di diversi decenni alle altre grandi nazioni: Francia e Prussia in primis. L’inurbamento, largamente determinato dal richiamo di forza lavoro dalle campagne nelle città e in centri di nuovo impianto favoriti dall’abbondanza di materie prime, assume nuovi connotati, in relazione all’accelerazione inaspettata dei processi (nell’arco temporale tra 1750 e 1850 in Inghilterra la popolazione urbana raggiunge il 50% di quella complessiva), e alla impreparazione delle istituzioni ad accoglierli.
Quando finalmente, sia pure con una problematica sfasatura temporale rispetto al fenomeno dell’inurbamento, le agende delle amministrazioni locali e statali si accingono a fornire strumenti di “regolazione”, gli approcci oscillano tra proposte incardinate in uno spiccato senso della realtà, intese a controllare i meccanismi di funzionamento della macchina urbana contrastando gli effetti più estremi dello sviluppo capitalistico e della congestione, e orientamenti utopici legati a dimensioni demografiche ottimali in condizioni di istituire e garantire una ideale corrispondenza tra forma urbana (urbs) e società insediata (civitas), come nelle Garden Cities inglesi.

Inurbamento e megalopoli

Ma la fenomenologia urbana è oramai incalzata da un nuovo cambiamento di prospettiva, legato alla dilatazione dello spazio fisico e semantico della città. Nel primo Novecento Parigi, Londra, Berlino e Vienna toccano il traguardo di due milioni di abitanti, e altre megalopoli si affacciano sulla scena mondiale: Chicago, New York, Philadelphia, Tokio e Calcutta.
All’alba del terzo millennio sono 21 le megacities con più di 10 milioni di abitanti: e l’orizzonte urbano si estende su oltre la metà della popolazione mondiale. L’inurbamento procede nell’Occidente sviluppato, ma soprattutto in Cina, in India e nei paesi del cosiddetto terzo mondo, a ritmi vertiginosi, ponendo in crisi il modello di interazione sociale che proprio nelle città aveva sin dall’origine trovato la propria sede di elezione e le condizioni per un continuo affinamento: l’esperienza urbana, oggi in un’accezione che sembra privilegiare la dimensione quantitativa del fenomeno, legata alla soglia demografica, alla concentrazione territoriale di uomini e attività e a una significativa presenza di funzioni terziarie, non ritrova più un corrispettivo in quella antropologica della civitas o in quella figurativa dell’urbs.
A essere in questione sono gli stessi fondamenti dello stare insieme: ciò non soltanto nelle conurbazioni del secondo e terzo mondo, dove con la inflazione urbana viene spesso a mancare il requisito essenziale della libertà nel legame sociale, ma anche e persino in seno alle città prodotte dalla civiltà occidentale, messe oggi a dura prova da traguardi della cittadinanza e convivenza sempre nuovi.

Bibliografia

Bairoch P., De Jéricho à Mexico. Villes et économies dans l’histoire, Paris, 1985; Benevolo L., Le origini dell’urbanistica moderna, Bari, 1963; Berengo M., L’ Europa delle città. Il volto della società urbana europea tra Medioevo ed età moderna, Torino, 1999; Mumford L., Culture of Cities, New York, 1938;
United Nations Population Fund (UNFPA), State of World Population, 2007.

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