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Islamica, urbanistica

1  Dscn7466algerimadda | Islamica, Urbanistica | Storia dell'urbanistica

Definizione – Processo formativo

L’espressione “urbanistica islamica” indica in senso generale concetti e modelli che, per la loro estensione temporale, dal VII secolo in poi, e per la loro diffusione geografica, dai territori dell’Africa occidentale fino alle regioni del sud-est asiatico, tendono a sfuggire a una univoca definizione. La letteratura specialistica mira a individuare quei caratteri che, più riconoscibili nei primi secoli di affermazione della cultura islamica, si sono maggiormente diffusi nel mondo mediterraneo e orientale attraverso consuetudini e principi legati ad una comune matrice religiosa e a specifici modelli organizzativi.
I lineamenti dell’urbanistica islamica sono ancora riconoscibili nei centri storici delle città, sebbene spesso celati o trasformati nell’Ottocento e nel Novecento da ristrutturazioni urbanistiche o sventramenti e dalla introduzione di nuovi modelli residenziali di ispirazione occidentale. 
In particolare, nei primi secoli del suo sviluppo, l’urbanistica islamica rielabora alcuni principi insediativi del mondo greco e romano.
La stabilizzazione e/o la rinascita, in età medievale, di centri più antichi, come Aleppo o Damasco, si fonda, infatti, sul riutilizzo di strutture urbane preesistenti, cui si deve anche la diffusa adozione del tipo abitativo a corte. La fondazione della città di Angiàr, in Libano, segue il rigore cardo-decumanico e la ripartizione ortogonale della tradizione classica, pur introducendovi elementi propri dell’urbanistica islamica, quali le strade-mercato. Queste, vero centro vitale di ogni insediamento, sono oggetto di una meticolosa organizzazione degli spazi delle attività, tanto da contribuire in modo rilevante alla definizione della identità urbana.
Nel mondo islamico si sviluppano ben presto modelli di città ideale. Nell’VIII secolo viene elaborato un grandioso progetto per la fondazione della nuova città rotonda di Baghdad, in Iraq, immaginata e pianificata con cura dal sovrano al-Mansur, e ora scomparsa. Attraverso il tracciamento sul terreno di una corona circolare di grandi dimensioni, suddivisa in 45 settori fisicamente separati da strade radiali e racchiusa da mura, si definisce un’ampia area circolare centrale. Qui il palazzo califfale e la grande moschea dichiarano l’intento di identificare col centro del mondo una città che, divisa in quattro quadranti, era significativamente rivolta verso La Mecca tramite la direzione della sua strada principale.
L’urbanistica islamica si misura presto con le rapide dinamiche di sviluppo determinate da una espansione territoriale e demografica che implica l’assimilazione di culture urbane più antiche. Si afferma, al fianco di predeterminati schemi geometrici, non facilmente adattabili alla pluralità di condizioni locali e a più antichi tracciati insediativi, un modello organizzativo degli spazi urbani più organico, adeguato sia all’impianto di città nuove che alla modifica delle preesistenti e idoneo alla predisposizione della loro successiva crescita.

Articolazione

Nell’urbanistica islamica la moschea principale occupa di norma una posizione centrale e sorge in diretta connessione con il principe asse di attraversamento della città (shari), arteria che tende a essere sempre presente in ogni impianto urbano. La moschea raccoglie attorno a sé le scuole (madrase), in origine ad essa connesse, e le sedi direzionali, così come i bagni pubblici con funzioni termali (hammam). Strutturato attorno a uno o più assi stradali principali, il reticolo viario della città islamica assume spesso una configurazione organica o ad albero, dove anche le arterie più frequentate possono facilmente mutare tanto direzione quanto sezione. Dalle vie principali si diparte una rete di strade secondarie (darb) dirette verso i vicinati e dalle quali si accede a percorsi minori, spesso conformati secondo tipici schemi ciechi e ramificati, destinati a dare accesso alle diverse unità edilizie. Gli aziqqa o vicoli ciechi e i cortili a essi correlati, costituiscono spazi di pertinenza delle abitazioni di ristretti gruppi sociali o familiari.
Città di maggiori dimensioni dispongono di più assi stradali principali e di molte moschee, in genere una per ciascun vicinato.
La divisione della città in molteplici ambiti residenziali interni favorisce l’organizzazione dei vicinati secondo gruppi, di volta in volta definiti in base alla provenienza etnica, all’appartenenza a corporazioni di mestieri, alla recenziorità di aggregazione a un organismo comunitario preesistente. Ciascun vicinato possiede una propria moschea o, secondo tradizione, tante quante sono necessarie perchè la voce della preghiera raggiunga ogni sua parte. A esse si sommano altre attrezzature immancabili, quali i bagni di vicinato, i forni pubblici e una rete idrica che, supportata da acquedotti esterni, prima alimenta fontane e servizi igienici e poi confluisce verso l’area degli orti e delle attività produttive, tra cui le concerie. 
Attorno al mercato, e in origine all’esterno dell’area centrale murata, in diretta connessione con le vie carovaniere che giungono alle porte della città, sorgono i funduk o fondaci, luoghi di residenza per i mercanti forestieri.
Il tipo edilizio più diffuso è la casa a corte, i cui lineamenti medievali sono conformi a molte norme di carattere urbanistico, spesso non scritte. Tra queste il divieto di sopravanzare in altezza la casa del vicino, anche al fine di non violarne l’intimità domestica. Le donne della famiglia, in genere deputate al governo e al presidio della casa, usufruiscono di un ambiente di grande decoro, costituito dalla corte.
Mercati e attrezzature si dispongono lungo le strade e gli slarghi della medina, spazi urbani che suppliscono alla quasi totale assenza di piazze geometricamente definite (maydan) e che permettono alla comunità insediata di svolgere le principali funzioni di incontro e di scambio, alcune delli quali ospitate in grandi spiazzi, in origine esterni al circuito delle mura, luogo delle più importanti manifestazioni popolari e di celebrazione di particolari eventi.

Bibliografia

Cuneo P., Storia dell’Urbanistica. Il mondo islamico, Bari-Roma, 1986; Guidoni E., Urbanistica islamica e città medievali europee, in «Storia della Città», 7 (1978), pp. 4-10; Guidoni E., La città europea. Formazione e significato dal IV all’XI secolo, Milano, 1970; Fusaro F., La città islamica, Bari, 1984; Micara L., Architetture e spazi dell’Islam, Roma, 1985; Petruccioli A., Dar Al Islam. Architettura del territorio nei paesi islamici, Roma, 1985.

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