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Iugero

Divisione di una centuria derivata dall'actus, dallo iugero e dall'heredium.
Divisione di una centuria derivata dall'actus, dallo iugero e dall'heredium.

Definizione – Etimologia

Dal latino iugerum (giogo), era un’antica unità di misura utilizzata dai Romani, pari alla quantità di terra che, per convenzione, un paio di buoi attaccati a un giogo riusciva ad arare in una giornata.

Generalità

Già nella Bibbia (Isaia 5:10; 1 Samuele 14:14) si parla dello iugero come di una misura agraria uguale a quanto due buoi potevano arare in un giorno, mentre a Babilonia esso equivaleva a 1600 m2 di terra. Per i Romani lo iugero era un rettangolo di 120 x 240 piedi, l’equivalente di due actus quadrati uniti, secondo quanto scrive Marco Varrone nel De Rustica (I, 10), pari dunque a circa un quarto di ettaro. Sempre Varrone specifica che il sottomultiplo più piccolo di esso era denominato scripulum, equivalente a un quadrato di 10 piedi di lato. Due iugeri costituivano l’heredium, cioè la porzione di terreno che, secondo la tradizione, Romolo assegnò ai primi cittadini di Roma, trasmissibile in eredità con diritto di piena proprietà. Anche nelle colonie romane ogni colono riceveva di regola due iugeri che bastavano a dare sostentamento a una famiglia agricola di epoca arcaica. La centuria era l’equivalente di 200 iugera o di 100 heredia.
In pieno periodo medievale, in particolare nell’Italia settentrionale, lo iugero era ancora utilizzato come unità di misura pari a 12 pertiche. In documenti altomedievali appare generalmente come jugium o jugis e solo nel basso Medioevo ricompare la corretta dicitura iugerum. Il suo valore, che variava da luogo a luogo, era dell’ordine di 7000-8000 m2, cioè molto più grande dello iugero romano; questo venne sostituito da altre unità di misura come la biolca, la tornatura e la giornata piemontese, simili nel valore e nel significato a quella romana. Anche presso i longobardi lo iugero equivaleva a un rettangolo che misurava 24 x 12 pertiche di lato, ma comprendeva una superficie più estesa di circa 8000 m2.
In tutta l’epoca moderna lo iugero continuò a indicare la stessa quantità dei Romani, anche se, come il manso, rappresentava un’unità di misura piuttosto antiquata già all’epoca del regno Lombardo-Veneto. Entrambe le unità erano utilizzate esclusivamente sulla carta e in pratica era la pertica a rimanere l’unità di misura fondamentale.
Nel mondo arabo è in uso ancora oggi il feddan, unità di misura avente la stessa origine dello iugero. In lingua araba la parola faddān significa letteralmente “coppia di buoi”, volendo cioè significare la superficie che può essere arata in un determinato periodo di tempo da questi animali.

Bibliografia

Gagliardo G.B., Vocabolario agronomico italiano …, Milano, 1822; Mazzi A., Nota metrologica. Un ragguaglio milanese del secolo IX fra lo iugero romano e il longobardo, in «Archivio Storico Lombardo», XXVIII, 1961, pp. 351-359; Misurare la terra: centuriazione e coloni nel mondo romano, Modena, 1984; Quilici L., S. Quilici Gigli S., Introduzione alla topografia antica, Bologna, 2004; Schmiedt G., Atlante aerofotografico delle sedi umane in Italia. Parte terza: La centuriazione romana, Firenze, 1989; Tanara V., L’economia del cittadino in villa. La Terra, Libro VI, Bologna, 1651, p. 427.

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