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Koinè

Praeneste (Palestrina, Roma), santuario della Fortuna Primigenia.
Praeneste (Palestrina, Roma), santuario della Fortuna Primigenia.

Definizione-Etimologia

Koinè (kοινή), ossia ‘comune’, è un termine greco riferito a dialetto (διάλεκτος), quindi la ‘lingua comune’ assunta da una comunità nazionale in contrapposizione ai dialetti locali. La koiné diálektos, basata sul dialetto attico, si diffuse e impose nel Mediterraneo centro-orientale sotto l’espansione macedone identificandosi con la lingua ellenistica, anche scritta e letteraria, vitale strumento di espansione della cultura greca. Più ampiamente nella koinè ellenistica ed ellenistico-romana si riconoscono anche i linguaggi artistici i cui tratti comuni di matrice greca contrassegnarono l’ambito culturale dei regni ellenistici e poi quello della romanizzazione.
In tale più ampia accezione l’aggettivo koinè diventa sostantivo e, in particolare nel corso del XX secolo, trova un ampio utilizzo nel linguaggio critico riferito a manifestazioni artistiche frutto di una condivisione di interessi e di esperienze anche diverse che presentano caratteri comuni identificativi, riconducibili a una scuola, un movimento, un gruppo o anche a un singolo artista.

Koinè ellenistica

Dopo J.G. Droysen con il termine ellenismo si indica il periodo della storia greca che va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla battaglia di Azio (31 a.C.), ossia alla caduta dell’Egitto sotto la dominazione di Roma. Fase in cui la civiltà ellenica si estese in territori non greci su un’area vastissima che dal Mediterraneo giunse alla Mesopotamia, all’Iran fino alle aree periferiche dell’India.
Il carattere mercantile della civiltà ellenistica, la cui economia si fondava su un’eccezionale rete di vie commerciali, la caduta della polis e il costituirsi delle grandi monarchie territoriali in cui i centri urbani, come Alessandria, Antiochia, Pergamo e Rodi, divennero le sedi politiche, economiche e culturali del mondo greco-orientale, accelerarono il processo di universalizzazione e omogeneizzazione della cultura greca.
La politica dei sovrani ellenistici e la ricchezza della borghesia cittadina trovarono nelle città ‘periferiche’, luoghi di una convivenza polietnica, il terreno di applicazione di grandi programmi urbanistici e di sperimentazione di un più ricco e vario repertorio tipologico e figurativo in particolare nell’ambito dell’architettura civile e in quella domestica. Una koinè linguistica essenzialmente urbana, nella quale emergono: l’esaltazione delle proporzioni e della monumentalità nella progettazione di architetture e nell’articolazione degli spazi tramite assialità e vedute prospettiche, il prevalere dell’ordine ionico su quello dorico, l’uso dell’ordine murale e dell’arco, l’inclinazione a un gusto decorativistico con l’arricchimento del repertorio di forme e motivi vegetali estesi agli elementi dell’ordine architettonico.
La capacità di espansione e l’universalità della civiltà ellenistica, prepararono la via all’azione unificatrice dell’Impero romano, che trasformò la koinè figurativa e architettonica ellenistica in un repertorio ufficiale simbolo della centralità del potere politico di Roma.

Koinè ellenistico-romana e romanizzazione – Classicismo

Nella fase medio-repubblicana l’Italia centro-meridionale e con essa Roma, erano parte di una policentrica koinè culturale etrusco-laziale-campana. Dopo la seconda guerra punica (219-202 a.C.) con la conquista dei regni ellenistici della Grecia e d’Oriente, Roma impose una svolta nella sviluppo della cultura artistica attraverso un deliberato processo di assimilazione dei modelli urbanistici, architettonici e figurativi delle città e delle corti ellenistiche. Il santuario della Fortuna Primigenia a Praeneste (II sec. a. C.), nelle vicinanze di Roma, costituisce un esempio significativo di ripresa di un modello ellenistico nella scenografica combinazione di spazio artificiale e paesaggio naturale.
Nell’interesse del ceto dirigente di consolidare e magnificare la propria posizione dominante, l’urbanesimo romano arricchisce il patrimonio architettonico con forme e stilemi ispirati all’universo formale greco. Una combinazione eclettica di cui è esempio il monumento dell’Ara Pacis a Roma, fondato nel 13 a.C., dove l’apparato decorativo e figurativo appare come una sintesi rievocativa del mondo classico ed ellenistico.
Il classicismo, già diffuso nelle corti ellenistiche, si configura nell’architettura romana a partire da Augusto come un campionario di formule stilistiche, esemplari e autorevoli, che rimandano alla ricchezza dell’eredità greca. Il classicismo come linguaggio figurativo unitario e l’egemonia del modello urbano modificarono e uniformarono il volto delle città, in particolare quelle delle province occidentali, con la costruzione di edifici pubblici e di rappresentanza, come la basilica, il teatro, l’anfiteatro, le terme e l’arco di trionfo. Le città sono il centro di diffusione della romanità, il loro impianto urbano e l’architettura, pur nelle diverse declinazioni connesse con la tradizione e con le risorse locali, evidenziano l’interazione tra Roma e la sua periferia. Un mondo unificato dalla cultura greco-romana, ritenuta la prima europea e mediterranea.
La politica imperiale di urbanizzazione costituì lo strumento fondamentale del processo di romanizzazione, ossia di riduzione a unità politica e omogeneità culturale dell’eterogeneo e vasto territorio dell’Impero. A tale koinè pagana attinse creativamente anche l’architettura cristiana, attraverso la rielaborazione di tipi e stilemi così come nel riuso di edifici preesistenti e nel reimpiego di spolia classici.
E ancora, gli ordini architettonici, intesi come grammatica dell’antichità, e le proporzioni, ossia l’armonia delle singole parti tra loro e con il tutto, divennero i due pilastri di quella koinè dell’architettura cosiddetta classica che, affondando le sue radici nel mondo greco-romano, si diffuse a partire dal Rinascimento ben oltre i territori dell’Impero.
Al processo di semplificazione della koinè classica e dei caratteri plastico-murari delle architetture romane si possono, inoltre, ricondurre alcuni elementi e declinazioni dell’architettura italiana del Novecento, a esempio, quelli delle città di fondazione in Italia e nelle colonie realizzate tra le due guerre mondiali.

Bibliografia

Bianchi Bandinelli R., Dall’ellenismo al medioevo, in Franchi dell’Orto L. (cura di), Roma 1978; Bozzoni C., Franchetti Pardo V., Ortolani G., Viscogliosi A., L’architettura del mondo antico, Roma-Bari, 2006; Canfora L., Ellenismo, Roma-Bari, 1987; Coarelli F., La cultura artistica, in Storia di Roma, vol. 2, L’impero mediterraneo, III, La cultura e l’impero, Torino, 1992, pp. 631-652; Menichetti M., Archeologia della conquista romana, in Storia di Roma, vol. 2, L’impero mediterraneo, I, La repubblica imperiale, Torino, 1990, pp. 313-364; Metafisica costruita. Le città di fondazione degli anni Trenta dall’Italia all’Oltremare, catalogo, Milano, 2002; Summerson J., Il linguaggio classico dell’architettura. Dal Rinascimento ai maestri contemporanei, Torino, 1970.

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