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Lampada (corpo illuminante)

Definizione

Nella lingua comune si chiama lampada l’oggetto dal quale esce la luce, senza fare alcuna distinzione tra le sue due parti essenziali: la sorgente di luce e il corpo che la contiene, al quale è assegnato il compito di convogliare il flusso luminoso in una determinata porzione dello spazio. A rigore il termine lampada indica la sorgente, mentre il corpo che la contiene viene denominato apparecchio, corpo lampada o anche correttore di flusso. In termini professionali l’uso della dizione corpo illuminante, usata per esempio nei capitolati, fa riferimento all’insieme di sorgente e apparecchio.

I sorgenti luminosi

Le sorgenti sono sostanzialmente di tre tipi:

  1. a incandescenza (comuni lampadine GLS, lampade PAR, alogene),
  2. a scarica nei gas (fluorescenti, a ioduri metallici, al sodio, a vapori di mercurio ecc.)
  3. LED (Light Emitting Diodes).

Il primo tipo ha uno spettro continuo (sostanzialmente lo spettro di un corpo grigio alla temperatura del filamento), ottima resa cromatica ma bassa efficienza luminosa (da 18 a 25 lm/W) e breve durata (da uno a due migliaia di ore), cosicché lo si usa solo in ambiti civili, come in negozi o musei, possibilmente solo per l’illuminazione di accento.
Il secondo tipo presenta caratteristiche meno omogenee. Vi sono:

  • sorgenti a scarica con resa cromatica buona (fluorescenti, ioduri metallici, LED), media (ioduri metallici, sodio ad altissima pressione), bassa (sodio ad alta pressione) o addirittura nulla (sodio a bassa pressione);
  • sorgenti con efficienza luminosa media (LED, vapori di mercurio, fluorescenti), buona (ioduri metallici, sodio ad alta pressione) e ottima (sodio a bassa pressione).

La durata varia da qualche migliaio a qualche decina di migliaia di ore.
In ambito civile, poiché è richiesta una buona resa cromatica, si usano solo fluorescenti e ioduri metallici. In ambito industriale si usano ioduri metallici a resa cromatica media e fluorescenti, nonostante queste ultime perdano di efficienza luminosa in ambienti freddi. Nell’ambito dell’illuminazione stradale, le leggi regionali sull’inquinamento luminoso hanno spinto all’uso delle lampade al sodio, nonostante la bassa resa cromatica. Gli ioduri metallici funzionerebbero meglio e sarebbero più in accordo con le norme europee e nazionali che, oltre a bandire l’uso di sorgenti con Ra<20% (UNI 11248), obbligano a salire di categoria illuminotecnica e ad aumentare i livelli luminosi della strada se la Ra<60% (EN 13201 e UNI 11248).

Il corpo lampada

Per quanto riguarda gli apparecchi la scelta è estremamente ampia: di ciascuna tipologia ne esiste, infatti, un’enorme quantità, proposta da produttori italiani e stranieri. Nonostante gli architetti tendano a scegliere gli apparecchi secondo la loro forma o secondo il nome di chi li ha disegnati, le loro vere qualità sono l’ottica e il rendimento: la prima determina la precisione dell’emissione e l’esattezza nell’apertura del fascio mentre la seconda determina la minore o maggiore perdita di flusso luminoso dovuta alla qualità delle parti riflettenti o rifrangenti dell’apparecchio.
Le tipologie di apparecchi sono numerose e basterà osservare il catalogo di un buon produttore per rendersene conto. Si possono qui ricordare:

  • proiettori, apparecchi per concentrare la luce in porzioni di spazio strette (spot) o più larghe (flood);
  • riflettori, apparecchi per illuminazione diretta;
  • apparecchi lineari, che montano fluorescenti e hanno ottiche diverse, da quelle a semplice riflessione a quelle diffondenti, che tendono a un’emissione lambertiana.

Vi sono, inoltre, apparecchi con ottiche asimmetriche (wall washer), per illuminare grandi superfici da distanze ravvicinate.
Molti apparecchi, appartenenti alle tipologie sopra riportate, presentano differenti versioni ciascuna delle quali è proposta per soddisfare le esigenze di illuminazione diretta, indiretta o mista. Molti apparecchi possono poi montare differenti tipologie di lampade: per esempio alogene o ioduri metallici.
Una notazione deve essere rivolta agli apparecchi a LED, tipologia in grande evoluzione. I LED, senza ottica, hanno un’emissione quasi lambertiana che li rende utilizzabili per di più in ambito decorativo. Poiché la loro potenza è ridotta (da 1 o 5 W), e poiché la loro efficienza luminosa è nel miglior dei casi 100 lm/W, la poca luce che fanno va convogliata. Si usano allora ottiche in rifrazione, in pratica delle lenti, che vanno sovrapposte al diodo emittente. Date le dimensioni e le caratteristiche del materiale di cui sono composte, queste ottiche si comportano in modo molto diverso dalle classiche ottiche riflettenti e possono dare origine a numerosi difetti: poca esattezza nell’apertura del fascio, aberrazioni cromatiche e così via. Nonostante questo, tenuto conto del progresso tecnologico rapido, gli apparecchi a LED sono oramai quasi affidabili e efficaci come gli altri. Va fatto rilevare che si tende a utilizzare la tecnologia LED nel campo teatrale dato che permette straordinarie variazioni di intensità e colore. Vale anche in questo caso un monito alla prudenza, ricordando che le nostre case e soprattutto le nostre città non sono teatri.

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