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Lampada

Definizione – Etimologia

Dalla voce lat. lampăs (greco lampàs) che indica l’oggetto destinato a contenere, proteggere e regolare la sorgente lumininosa.
È denominazione utilizzata nella lingua italiana prevalentemente nei settori dell’arredo e dell’interior design, meno frequentemente nei settori dell’illuminotecnica professionale. Nel linguaggio corrente il termine lampada, o lampadina, indica le sorgenti luminose alimentate elettricamente (a incandescenza, a scarica ecc.).

Evoluzione storica

La forma della lampada, in quanto oggetto d’arredo destinato all’illuminazione, in ogni tempo è stata condizionata sia dalla destinazione funzionale sia dai criteri estetici imposti dal gusto dell’epoca e soprattutto dalla natura delle sorgenti. Di fatto le tipologie, al di là delle caratterizzazioni stilistiche, restano praticamente invariate nei secoli fino all’introduzione delle sorgenti ad alimentazione elettrica.
Le innovazioni tecnologiche che immettono nel mercato, dopo le lampadine a filamento incandescente (1879-80), anche i tubi al neon (1909), i tubi fluorescenti (1938), i bulbi a scarica (vapori di mercurio, 1901) e di recente i led (lighting emitting diode, 1968-2000), sono alla base della proliferazione tipologica e delle innumerevoli invenzioni formali delle lampada d’arredo.
L’introduzione del dimmer elettronico (variatore di potenza, 1961), che consente di regolare da 0 a 100 l’intensità luminosa e la progressiva riduzione dimensionale delle componenti tecniche, offrono ulteriori fattori di innovazione sia funzionale sia formale. Accanto alle tipologie tradizionali (a stelo da terra, da tavolo, da comodino, a sospensione, da parete) si sviluppano dagli anni Trenta altri tipi, non numerosissimi ma significativi, in relazione ai mutamenti delle funzioni e dei comportamenti, specie in ambito domestico: lampada da pavimento, lampada da tavolo con supporto articolato, lampada nomadi con supporto a pinza, lampada da terra con braccio. Per gli spazi commerciali ed espositivi nascono sistemi estremamente flessibili a sospensione su cavi tesi e su binario elettrificato. Per gli spazi di lavoro, per le scuole e gli ospedali dove prevale l’illuminazione diffusa si afferma la tipologia della plafoniera con sorgenti fluorescenti.
Dal punto di vista formale la produzione industriale delle lampade d’arredo può essere suddivisa in due settori distinti: quello degli oggetti con finalità essenzialmente estetiche, nei quali la luce rientra fra gli elementi espressivi e formali in misura subordinata, e quello degli oggetti che, oltre alla ricerca estetica, garantiscono anche prestazioni illuminotecniche adatte ad assolvere precisi compiti visivi. La libertà creativa del design nel primo caso ha generato un repertorio praticamente illimitato di forme, utilizzando ogni tipo di materiale e di effetto luminoso in grado di offrire all’utente una forte caratterizzazione dello spazio.
Nel secondo caso ha prevalso la ricerca di un design più tecnico orientato verso sistemi formalmente quanto più possibile neutri, in grado di essere utilizzati in contesti diversi, in particolare negli spazi espositivi e nei siti di particolare pregio artistico e monumentale. In entrambi i campi si contano numerosi esempi di prodotti che hanno assunto il valore di icone assolute della cultura moderna e contemporanea e che permangono sul mercato al di là della moda.
La recente introduzione dei led RGB (red-green-blue) e full color fra le sorgenti luminose delle lampade d’arredo, ha dato origine alla produzione di componenti computerizzati la cui funzione illuminotecnica consiste nella realizzazione di scenari cromatici e di ambientazioni visive mutevoli che rispondono a una diffusa esigenza di teatralizzazione dello spazio di relazione pubblico e privato.

Bibliografia

Bassi A., La luce italiana. Design delle lampade 1945-2000, Mondadori Electa, Milano, 2003; Dietz M., Münninger M., 300 Lights – Leuchten – Lampes, Benedikt Taschen Verlag, Köln, 1993.

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