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Limes

Definizione – Etimologia

Presso i Romani il termine indicava genericamente la striscia di confine di un terreno, ma nella sua accezione prevalente, adottata anche dalla moderna letteratura storico-archeologica, denota la fascia di territorio organizzata e strutturata per la difesa e la gestione delle frontiere esterne dell’Impero romano e, conseguentemente, l’insieme delle opere viarie e di fortificazione necessarie al loro controllo. Nei due sistemi romani di articolazione del territorio – la limitatio (delimitazione dei terreni da assegnare ai coloni) e la castrametatio (organizzazione degli accampamenti militari e delle città di fondazione) – il limes indica anche un generico asse orientato di suddivisione spaziale ed è quindi sinonimo sia di cardo che di decumano.

La parola, che nei suoi principali significati non ha corrispondenti nelle lingue moderne, sarebbe una contrazione fonetica di licmes e significherebbe letteralmente “via obliqua”, nel senso di “sentiero trasversale che fa da confine”. Secondo Varrone, il suo uso sarebbe mutuato dalle pratiche rituali dell’aruspicina. Tuttavia il termine rimane di etimologia incerta, pur se collegato, secondo gli antichi, a limus-licmus (obliquo, trasversale) e derivante forse da una comune radice lik-lic (piegare, andare di traverso), da cui discenderebbe lo stesso obliquus. Sia pur con una prevalenza per lo sviluppo longitudinale, sembra invece assodato l’aspetto bidimensionale connesso al sostantivo, che ne impedisce l’identificazione con il concetto astratto di “linea, confine”, preferendogli quello di “fascia, striscia”.

Generalità

Nell’accezione di frontiera organizzata, due elementi costituiscono condizione indispensabile perché si possa parlare di limes: una strada, che può essere o via di collegamento tra postazioni difensive o via di penetrazione in territori ostili – in tal caso generalmente aperta su terreni accidentati (selvosi o paludosi) – e la presenza di un esercito in grado di muoversi su di essa, per sorvegliare e controllare i confini, nella prima ipotesi, e per eventuali spedizioni di snidamento del nemico, nella seconda.

I limites aperti nella Germania libera sono esempi di quest’ultimo significato, mentre l’accezione più comune del termine rimanda immediatamente alle frontiere fortificate artificiali o a ridosso di un fiume (ripae). Si ricordano i limites britannico, germano-retico, danubiano, orientale, africano.

Per favorirne l’efficienza, dovevano essere organismi soggetti a continua manutenzione e per questo, dal punto di vista architettonico, si differenziavano in base ai diversi elementi che li costituivano e alle fasi cronologiche di riferimento. Oltre alla via e alla presenza stanziale dell’esercito, infatti, il limes poteva essere composto da strutture costruite e mantenute dai militari stessi: castra, accampamenti rettangolari progettati sulle regole della castrametatio; castella, piccoli campi con presidi di soldati; praesidia, guarnigioni di militari con relativo alloggiamento; centenaria, fortezze con caserme disposte attorno a un cortile centrale; burgi, torri destinate all’osservazione e allo stoccaggio; turres, torrette in pietra o in legno, spesso con fossati, destinate al controllo dei movimenti lungo il confine e alle segnalazioni di pericolo con fuochi e segnali di fumo; oppida, centri abitati fortificati; fossata, trincee scavate nel terreno; valla, originariamente palizzate poste intorno all’accampamento, poi, per estensione, aggeres di terra muniti di palizzate e rivestimenti in legname o, ancora, muri continui di terra e pietra lungo territori naturalmente indifesi, detti più tardi clausurae; praetenturae, porzioni più avanzate dei campi militari protese verso il nemico e poi, per estensione, sinonimi di limes.

Bibliografia

ForniI G., Limes, in Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, vol. IV, Roma, 1961, ad vocem; Le frontiere, in Wacher J. (a cura), Il mondo di Roma imperiale. La formazione, vol. I, Roma-Bari, 1989, pp. 155-356.

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