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Lodoliana, architettura

Definizione

Con il termine s’intende designare l’architettura teorizzata dal frate francescano Carlo (al secolo Cristoforo Ignazio Antonio) Lodoli (Venezia 1690-Padova 1761).

Generalità

Il religioso, la cui opera dimostra di aver anticipato il concetto moderno di funzionalismo, non ha lasciato, tuttavia, una produzione scritta. Il suo pensiero, divulgato da F. Algarotti nel suo libro Saggio sopra l’architettura (1757), è stato, in seguito, reso noto dal patrizio veneto A. Memmo, allievo diretto di L. Giunto a Roma nel 1783. Memmo si dedicò alla stesura del trattato Elementi d’architettura lodoliana, ossia l’arte del fabricare con solidità scientifica e con eleganza non capricciosa. Nel primo volume, edito a Roma nel 1786, sono comprese una biografia del Lodoli, nonché la ricostruzione della sua teoria architettonica. La seconda parte dell’opera, seppur rivista e accresciuta in seguito, è stata in realtà completata, come gli Apologhi, all’epoca del soggiorno romano.
Nonostante gli studi attestino come sia l’Algarotti sia il Memmo abbiano interpretato e diffuso arbitrariamente alcune idee del maestro si possono tuttavia, grazie ai loro scritti, individuare le linee guida della riflessione critica del Lodoli. Rifiutata l’autorità assoluta degli ordini classici e, nel contempo, contestato il principio che l’architettura dovesse imitare la natura o risultare espressione del “preteso buon gusto” e del mero “uso”, per il Lodoli l’ars aedificatoria era, in effetti, una ‘scienza’ delle costruzioni. Di qui la necessità, dando il giusto valore alla fase progettuale e alla compenetrazione tra scienza e pratica, di evitare ogni “abuso” tecnico e decorativo. Secondo Lodoli, infine, per costruire un edificio era necessario tenere presente il criterio dell’utilitas, cioè dell’utilità intesa come adeguamento della struttura architettonica allo scopo, nonché alla sua funzionalità.

Bibliografia

E. Kaufmann jr., Memmo’s Lodoli, in «The Art Bulletin», XLVI, 2, 1964, pp. 159-176.

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