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Macchia d’olio, sviluppo a

Definizione – Etimologia

Il sostantivo “sviluppo” deriva dal verbo sviluppare, sostantivo maschile che indica espansione, ampliamento; la locuzione “a macchia d’olio” restituisce l’immagine di una città che si espande in ogni direzione.

Generalità

Sviluppo a macchia d’olio è un concetto relativo alla questione urbana e allo sviluppo edilizio, esso è strettamente legato all’idea generale di sviluppo inteso come “crescita” determinata dall’aumento della popolazione. Nello specifico viene definita come crescita a macchia d’olio quella in cui la città si espande uniformemente in ogni direzione conservando il nucleo originario, la parte antica e storica della città, in una posizione centrale.
Italo Insolera afferma come, già nel piano di Roma del 1873 con l’espansione edilizia dei Prati di Castello, si è dato inizio alla politica dello sviluppo a macchia d’olio. Infatti, questa affermazione fa riferimento a un’espansione indiscriminata di residenze, caserme ed edifici pubblici senza definire, a priori, la struttura della città di Roma, diventata nuova capitale. Sempre Insolera sostiene che la tendenza inizialmente seguita per Roma era quella di uno sviluppo della città dal centro verso i colli e che, solo in una fase successiva, dopo averne chiarito funzioni e dimensioni, si sarebbe potuta avviare l’espansione dall’altra parte del fiume Tevere.
Altro esempio che restituisce il concetto di sviluppo a macchia d’olio, si può ritrovare sempre nella città di Roma e precisamente nella zona ove un tempo sorgeva villa Ludovisi, oggi l’area intorno a via Veneto. Villa Ludovisi, infatti, è stato un esempio di un’espansione che ha “accerchiato” e soffocato il vecchio centro di Roma. Questo, come molti altri esempi di sviluppo a macchia d’olio, rappresentano uno sviluppo senza freni né leggi, ove “il piano regolatore non è che la somma di tutti gli interessi manifestati prima della sua pubblicazione” (Insolera, 1962). Molto spesso al termine sviluppo a macchia d’olio viene associata la cosiddetta febbre edilizia o periodi di sproporzionato “boom” edilizio che hanno come esito il dilagare indiscriminato di insediamenti residenziali e non solo in tutte le direzioni. Il piano di Roma del 1909 ha cercato nell’uso delle tipologie edilizie il modo per evitare la macchia d’olio, alternando appunto zone ad alta densità con altre a densità minore o comunque poco abitate.
Astengo afferma: “… periferie a destinazione mista, non pianificate, e prive di qualsiasi controllo e regolamentazione o disciplinate unicamente a mezzo di elementari norme di allineamento stradale e di definizione volumetrica, si addensano ben presto attorno alle città storiche e dilagano quindi tentacolarmente e disordinatamente sul territorio (…)”.
La città, soprattutto dall’Ottocento in avanti, si è ingigantita, basta mettere a confronto le piante topografiche di uno stesso centro urbano realizzate anche a distanza di decenni per notare come la periferia si sia estesa e continua a estendersi, in molti casi, a macchia d’olio. I limiti più o meno definiti sembrano scomparire e la campagna viene voracemente risucchiata. Una sorta di piovra, volendo parafrasare Astengo, che allunga i suoi tentacoli invadendo le aree libere circostanti alla città, riempiendole di residenze e strade.
In estrema sintesi, le parole chiave per restituire il concetto di sviluppo a macchia d’olio possono essere uno sviluppo disordinato e tentacolare, presumibilmente un’assenza di pianificazione, la cosiddetta “febbre edilizia”.

Bibliografia

Astengo G., Urbanistica, in Enciclopedia Universale dell’Arte, ad vocem, vol. XIV, Venezia, 1966; Insolera I., Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica 1870-1970, Torino, 1993 (1a ed. 1962);
Piccinato L., Problemi urbanistici a Roma, Milano, 1960; Portoghesi P. (a cura), Dizionario Enciclopedico di Architettura e Urbanistica, Roma, 1969.

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