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Mansarda

Armature per tetti alla Mansart (da D. Donghi (a cura), Manuale dell'architetto, volume I, parte I, Torino, 1925).
Armature per tetti alla Mansart (da D. Donghi (a cura), Manuale dell'architetto, volume I, parte I, Torino, 1925).

Definizione – Etimologia

Il termine mansarda, dal francese mansarde, derivato dal nome dell’architetto François Mansart (1598-1666), indica sia la tipologia di tetto a due spioventi con falde spezzate, che gli ambienti abitabili sottostanti.

Derivazione – Processo formativo

Nei tetti a mansarda la falda inferiore, impostata sul cornicione, è molto inclinata, quella superiore, invece, ha una pendenza ridotta, a volte è quasi orizzontale. Questo cambio d’inclinazione tra la linea di gronda e il colmo consente di ottenere vani abitabili nel sottotetto.
Le armature possono avere diverse disposizioni, Daniele Donghi nel suo Manuale ne illustra alcuni esempi: i sistemi con sostegni verticali o inclinati, la soluzione «eccellente» adottata nella chiesa di S. Michele in Amburgo, eretta nel 1757 dall’architetto Sonnin, il modello inglese, indicato solo quando i muri d’ambito sono molto spessi, e infine, la tipologia detta a falsa capriata con cavalletto a monaco e saette poco «raccomandabile».
L’illuminazione e l’aereazione della mansarda avvengono mediante l’uso di lucernari o abbaini, questi ultimi consentono di inserire nel sottotetto finestre verticali che, quando a filo con il fronte dell’edificio, assumo il ruolo di elemento di collegamento figurativo tra il tetto e la facciata sottostante.
Alcuni autori attribuiscono l’invenzione del tetto a mansarda all’architetto François Mansart, in tal senso si esprimono Françoise Blondel (1673) e Charles Perrault (1696). Diversamente Henry Sauval (1660) e Pierre Bullet (1691) ritengono che Mansart abbia rimesso in uso un tipo di copertura già impegato da Pierre Lescot nell’ampliamento del Louvre. In realtà secondo Claude Mignot (1998) l’architetto francese non ha neanche svolto il ruolo di pioniere nella riscoperta di un’invenzione precedente, ripresa a Parigi da Luis le Vau (1639) e da altri prima di Mansart che la impiega nel tetto dell’hotel di Jar solo nel 1648 (fig. 2).
Dalla seconda metà del Seicento il tetto a mansarda avrà un’ampia diffusione poiché si tratta di un sistema che consente di coprire grandi luci utilizzando legni di lunghezza contenuta, dà la possibilità di adibire a uso abitativo gli ambienti del sottotetto, e permette quindi la costruzione di un piano abitabile oltre l’altezza massima consentita dai regolamenti edilizi, calcolata dal livello stradale alla linea di gronda.

Bibliografia

Babelon J.P (a cura), Mignot C., François Mansart. Le génie de l’architecture, Paris, 1998; Breyman G.A., Trattato generale di costruzioni civili, volume II, Milano, 1927; Donghi D. (a cura), Manuale dell’architetto, vol. I, parte I, Torino, 1925; Rondelet G.A., Trattato teorico e pratico dell’arte di edificare, Mantova, 1831.

 

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