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Marcadavanzale

Sabaudia, permanenza del marcadavanzale negli esiti della modernità  italiana.
Sabaudia, permanenza del marcadavanzale negli esiti della modernità  italiana.

Definizione

Elemento architettonico che compare nel lessico della facciata muraria a definire il “nodo” costituito dal livello d’interruzione della parete su cui s’impostano i piedritti delle aperture, specialmente nelle aree a maggiore vocazione organica.

Generalità

Esso testimonia diverse e concomitanti ragioni, insieme tecniche e di rappresentazione, il cui significato va convenientemente distinto.

Da un punto di vista costruttivo occorre notare che la muratura in elevazione, continua fino alla quota di livellamento del piano di origine delle finestre, e quindi non interessata da alcuna connessione tra i sistemi di strutture che possa interferire con la facciata, trova nell’elemento del marcadavanzale necessaria identificazione formale a dimostrazione dell’esigenza del costruttore di rendere criticamente espressivo il significato della discontinuità. L’acquisizione cosciente di tale interruzione testimonia peraltro, specialmente in alcune culture edilizie, la scelta di un uso differenziato del materiale oltre la fascia del marcadavanzale a sottolineare l’interruzione dell’apparecchiatura muraria tra il basamento e l’elevazione.

Ad esempio in Puglia, dove è particolarmente diffuso l’impiego di sistemi voltati, la parte inferiore della costruzione è costituita da conci di pietra calcarea mentre quella oltre il marcadavanzale si organizza con struttura a blocchi di calcarenite testimoniando, attraverso l’uso di un materiale più leggero, una stratificazione tettonica progressivamente codificata nella leggibilità di facciata.

Altra spiegazione, subordinata anch’essa a vincoli strutturali derivanti proprio dalla tecnica costruttiva voltata degli ambienti a piano terra, che denota anche in questo caso un raro comportamento di esegesi linguistico-costruttiva, è da attribuire al bisogno materiale di non poter interrompere la parete a livello del piano di calpestio, non configurandosi alcuna intersezione strutturale, ma di estenderla al davanzale al fine di migliorare il comportamento statico dell’insieme attraverso la riduzione della spinta orizzontale della volta per il maggior peso della muratura. Inoltre, considerato che la muratura si rastrema generalmente oltre il primo livello fuori terra, la sua sezione, come talvolta si nota nei palazzi, si riduce oltre la quota di appoggio della volta oppure in corrispondenza della modanatura del marcadavanzale.

Codificato insieme al marcapiano in età medioevale, e impiegato analogamente nell’edilizia abitativa e nella residenza specializzata, trova sistematica applicazione nell’architettura dei palazzi. Esempi cospicui che anticipano il perfezionamento dell’elemento maturato col Rinascimento, si possono rilevare nei broletti e negli edifici toscani di XII secolo aventi funzione commerciale. A Firenze, per esempio, compare nella casa corte mercantile, organismo che in embrione anticipa i caratteri del palazzo, e permane in edifici come la residenza dei Fagni o nel più noto Palazzo del Capitano del Popolo (Bargello) o nel Palagio dei Priori (Signoria).

Unitamente al marcapiano, dal XV secolo permetterà di organizzare la leggibilità di facciata definendo, con linguaggio mediato attraverso l’ordine architettonico, il “piedistallo” su cui poggiano paraste o lesene talvolta tradotte in colonne o semicolonne. Un cospicuo esempio è rappresentato dal Palazzo Giraud-Torlonia a Roma in cui appare un sistema binato di lesene a ordine completo che inquadra le finestre definendo, attraverso il lessico indiretto cui farà ricorso l’edilizia specialistica dei palazzi, la parete in cui ricavare il nodo di discontinuità. L’elemento persiste nell’architettura del XVIII-XIX secolo, specie nell’area culturale meridionale italiana, pur se reinterpretato in evidente chiave stilistica.

Il suo pressoché definitivo abbandono sarà sancito dalla decisiva adozione di nuovi modelli linguistici cui farà ricorso la modernità.

Bibliografia

Caniggia G., Maffei G.L., Progetto dell’edilizia di base, Venezia, 1984; Strappa G., Unità dell’organismo architettonico, Bari, 1995.

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