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Marcapiano

Bruxelles (Belgio), edifici tardorinascimentali nella Grand Place.
Bruxelles (Belgio), edifici tardorinascimentali nella Grand Place.

Definizione

Elemento architettonico presente sulla facciata degli edifici ad esprimere il “nodo” d’intersezione originato dalla connessione solaio-parete esterna.

Generalità

Codificato in età medioevale, esso mostra una figurazione tipica dipendente dal carattere della cultura edilizia in cui si origina, permettendo di tradurre, attraverso un linguaggio mediato e con l’uso di convenzioni, il legame tra la struttura verticale della facciata e l’orizzontamento.

Gli esiti leggibili in ambito mitteleuropeo, cioè quelli dell’area avente vocazione all’impiego di strutture elastico-lignee in cui si perfeziona il sistema costruttivo a traliccio tamponato, evidenziano una leggibilità diretta del sistema del solaio formalizzato attraverso il marcapiano in linguaggio, per così dire, onomatopeico specifico dell’involucro “trasparente”. L’area culturale plastico-muraria in cui compare, caratterizzata nell’Italia peninsulare da un’organicità progressivamente crescente verso le regioni meridionali e qualificata da una consuetudine all’impiego di involucri murari opachi, portanti e chiudenti, privilegia l’uso del marcadavanzale ricorrendo di rado all’uso del marcapiano che, se presente, descrive la rastremazione della parete in corrispondenza dell’appoggio delle strutture del solaio.

L’esigenza di dichiarare espressivamente il ruolo del marcapiano porta, nel XV secolo, alla sua definitiva codificazione in elemento linguistico consolidato nel lessico critico dei palazzi. L’unione col marcadavanzale, ad articolare la leggibilità dell’organismo mutuata dalla sintesi con l’ordine architettonico, ha inoltre permesso di configurare un elemento composto coincidente col “piedistallo”. Ad esempio, sulla facciata principale di Palazzo Farnese a Roma si manifesta nel doppio sistema gerarchizzato di ordini, quello delle paraste angolari e quello delle finestre, in cui l’associazione delle due nodalità lineari è apertamente espressa proprio dal piedistallo su cui poggiano le semicolonne del sistema ritmico delle bucature.

Diverso, e più simile alle esperienze d’oltralpe, l’esito nella città lagunare veneziana la cui tradizione culturale di matrice lignea, non rinunciando all’articolazione leggera e trasparente della facciata, trova nella legatura del nodo marcapiano dei palazzi gotici la propria identità dichiarata dal tradizionale elemento in pietra d’Istria, solo in seguito, ma non prima del ‘500, unito al marcadavanzale, come dimostrano le opere di V. Scamozzi e J. Sansovino nella trasformazione della Libreria e delle Procuratie Nuove in piazza S. Marco.

Il marcapiano permane nell’architettura tardo-rinascimentale nordeuropea partecipando dell’apparato decorativo della facciata, munita di ordine architettonico semplificato e mediato dalla tradizione costruttiva a elementi discreti, diventando parte di un insieme interamente transennato. Il progressivo consumo del sistema linguistico dell’ordine, nel XIX secolo gradualmente tradotto in repertorio stilistico e, di conseguenza, interpretato esclusivamente come presenza “letteraria”, conferirà al marcapiano un ruolo non più coerente alla sua genesi.

Sarà la modernità, con una visione oppositiva al portato della tradizione, che decreterà di fatto il suo, seppur parziale, abbandono. Interessanti applicazioni compaiono, tuttavia, negli edifici a struttura intelaiata in calcestruzzo armato, specie nella cultura architettonica italiana, in cui la trave, portata a vista (matericamente e/o plasticamente), esprime coerentemente l’originario significato di linea d’intersezione (vedi la ricerca di M. Ridolfi e di G. Caniggia).

L’odierna adozione di parametri estetici riferiti all’involucro riguardato come “pelle” staccata dalla costruzione, nel definire la facies visibile degli edifici, ha sancito il declino del marcapiano nel suo tradizionale ruolo di nodo tettonico.

Bibliografia

Caniggia G., Maffei G.L., Progetto dell’edilizia di base, Venezia, 1984; Strappa G., Unità dell’organismo architettonico, Bari, 1995.

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