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Marmo

Marmo Verdello Apuano, caratterizzato da un fondo verdastro con tenui sfumature grigie e rosate.
Marmo Verdello Apuano, caratterizzato da un fondo verdastro con tenui sfumature grigie e rosate.

Definizione

Roccia metamorfica originata in genere da calcari organogeni (di deposito meccanico come le brecce, o di deposito fisico-chimico come i travertini) che hanno subìto un processo di metamorfismo attraverso elevate pressioni e temperature. In particolare, tale processo ha provocato una dissoluzione e ricristallizzazione della sostanza calcarea, con la neoformazione di individui cristallini di dimensioni anche molto maggiori di quelle delle rocce di provenienza.
La struttura dei marmi è quindi caratterizzata da cristalli spesso rilevabili ad occhio nudo, con dimensioni che variano dagli 0,5 mm (calcari microsaccaroidi come il Giallo di Siena) ai 4-5 mm (calcari saccaroidi come i Marmi Chiari e Bianchi Apuani), fino ad oltre i 5 mm (calcari spatici come il Bianco Avorio di Valle Strona).

Generalità

I marmi hanno molteplici cromatismi, a seconda della qualità e della disposizione dei minerali che ne fanno parte. La presenza di quarzo, silicati, zolfo, solfuri metallici, magnetite, fluorite, miche, cloriti e gesso – concentrati, diffusi o disposti a geodi – può restituire colori che vanno dal bianco al grigio-nero, al verde, al rosa, al rosso, al giallo con tessiture più o meno venate, nuvolate, arabescate. Sono caratterizzati da buona durezza, resistenza e soprattutto da ottima lucidabilità. La loro scolpibilità è tanto più difficoltosa quanto più grandi sono le dimensioni dei cristalli. Sono impiegati in interno e in esterno a seconda delle condizioni climatiche, per tutti i tipi di applicazioni architettoniche e artistiche.

Le varietà italiane di marmo più diffuse provengono dal comprensorio apuo-versiliese (la zona più rinomata al mondo per l’enorme capacità di produzione marmifera) e sono i Bianchi di Carrara, gli Arabescati e gli Statuari; altri marmi sono estratti inoltre nelle province di Bolzano (Bianco Lasa), di Udine (Marmi di Timau), di Novara (Crevola d’Ossola, Marmi di Valle Strona) e di Siena (Giallo di Siena).

Merceologicamente si considerano marmi tutte le rocce suscettibili di lucidatura; vengono così definite marmi altre rocce metamorfiche come gli gneiss, i cipollini e le serpentine ma anche molti litotipi sedimentari ben lucidabili come le brecce calcaree (Breccia Aurora, Breccia Pernice), gli alabastri calcarei e i calcari compatti (Botticino, Perlato Coreno, Marmi di Asiago, di Aurisina, di Chiampo, di Custonaci, di Verona).

Le rocce ignee lucidabili, che nel recente passato erano assimilate ai marmi, sono attualmente individuate con la denominazione di graniti; anche i travertini costituiscono oggi una categoria a sé stante. Il termine marmor (pl. marmora) era adottato nell’antichità romana per descrivere tutte le rocce suscettibili di lucidatura speculare (marmi veri e propri, calcari, alabastri, la maggior parte delle brecce); il termine lapis era invece utilizzato in senso generico di pietra, o per indicare le rocce più dure dei marmora e di ben più difficile lucidatura (porfidi, graniti, dioriti, gabbri, serpentine, oficalci, alcune brecce).

Bibliografia

Blanco G., Dizionario dell’architettura di pietra, vol. I, Roma, 1999; Primavori P., I materiali lapidei ornamentali. Marmi, graniti e pietre, Pisa, 1997.

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