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Mattone

Differenti tipologie di mattoni per forma e colorazione.
Differenti tipologie di mattoni per forma e colorazione.

Definizione – Etimologia

Deriva forse dal lat. volg. matta (zolla), da sempre associato (a volte in alternativa) al termine laterizio, identifica un elemento costruttivo a pasta porosa di forma parallelepipeda, ottenuto dall’essiccazione e/o cottura di un impasto di argilla e acqua.

Produzione e tipologie

L’argilla, successivamente all’estrazione viene preparata, attraverso processi di stagionatura, cernita, macinazione ed impasto, e poi modellata. La modellatura può avvenire attraverso due procedimenti: trafilatura e stampaggio. La maggior parte dei mattoni in commercio vengono oggi realizzati per trafilatura, ovvero l’impasto viene fatto passare attraverso una filiera che conforma una striscia continua di laterizio tagliata alla misura richiesta con fili di acciaio; lo stampaggio, ancora utilizzato per i mattoni cosiddetti fatti a mano, per quelli che richiedono particolarità geometriche e dimensionali e per i m crudi, consiste nel colare o gettare l’impasto in apposite formelle.
Una volta formati i mattoni si distinguono tra crudi e cotti; i primi vengono fatti essiccare al sole, mentre i secondo vengono prima essiccati (in essiccatoi che riciclano l’aria calda proveniente dai forni) e poi cotti in fornaci. Dopo la cottura i mattoni possono essere suddivisi in:

  • albasi, mattoni di colore chiaro, poco cotti, porosi e scarsamente resistenti;
  • mezzani, di colore rosso, ben cotti, giustamente porosi e resistenti a carichi di compressione pari a circa 140 kg/cm2;
  • forti, simili ai mezzani ma con resistenza a compressione di circa 170 kg/cm2;
  • ferrioli, di colore scuro, pesanti, parzialmente vetrificati e scarsamente aderenti alle malte.

Il colore dei mattoni varia anche in relazione alla composizione dell’argilla e non solo alla temperatura di cottura (maggior presenza di ossidi di ferro comporta colorazioni più rosse anche in mattoni cotti a temperature più basse rispetto a quelli di colore giallo).

Il mattone crudo (adobe), caratterizzato dalla presenza di paglia nell’argilla, trovava largo impiego nell’architettura delle civiltà orientali e andine. Ancora oggi è utilizzato da popolazioni asiatiche e africane. In Italia, specificatamente nella regione della Sardegna, è ancora presente e utilizzata una tipologia di mattone crudo denominato ladiri.

L’uso del mattone cotto è stato ritrovato in numerose città Sumere a partire dal III° millennio avanti cristo. Nell’architettura romana il mattone svolse un ruolo fondamentale non solo per la realizzazione di strutture verticali, tra cui la muratura a sacco, un tipo di muratura costituito da due paramenti in mattoni faccia a vista che contenevano all’interno un riempimento in conglomerato (opus caementicium), ma anche per la realizzazione di grandi strutture di copertura come le volte e le cupole.
L’uso millenario e diffuso dei mattoni in laterizio ha generato una molteplicità quasi infinita di formati; proprio da questa varietà è nata l’esigenza di definire delle misure standard in termini di dimensioni e di peso fermo restando che esse dipendono dalla maneggiabilità del mattone che deve poter essere preso e messo in opera utilizzando soltanto una mano.

Dal punto di vista normativo un elemento da costruzione viene classificato come mattone se ha un volume inferiore ai 5.500 cm3 (elementi con volumi superiori vengono denominati blocchi) e dimensioni standard pari a 12x25x5,5 cm, 6x11x22,5 e 6×13,5×27,5 (detti appunto mattoni UNI) che permettono molteplici tipologie di apparecchiature murarie.
Ulteriore classificazione dei mattoni è quella che li distingue tra pieni, con una percentuale di foratura inferiore al 15% e semipieni, con una percentuale di foratura compresa tra il 15% e il 45 %.

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