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Media Building

Chicago (USA), Crown Fountaine, Millenium Park, vista diurna dei due monoliti della fontana con superficie mediatica, Krueck&Sexton Architects.
Chicago (USA), Crown Fountaine, Millenium Park, vista diurna dei due monoliti della fontana con superficie mediatica, Krueck&Sexton Architects.

Definizione

Se definiamo con la parola “media” gli strumenti attraverso cui avvengono i processi di mediazione simbolica in una data comunità di utenti, allora si potrebbe sostenere che il primo strumento a disposizione dell’uomo è stato fin dall’antichità il suo stesso corpo, in grado di esprimersi attraverso gesti e suoni. In quelle circostanze la pietra con cui l’uomo preistorico disegnava i graffiti fu il suo primo medium esterno. Successivamente, la tradizione orale delle conoscenze tramandate fra le generazioni ha avviato un processo evolutivo che ha portato a definire come media fondamentali i tre principali veicoli d’informazione: testo scritto, immagini, suoni. L’immagine, per estensione, è diventata il medium attraverso il quale si esprimono le arti: dalla pittura alla scultura, all’architettura. L’architettura per sua stessa natura rappresenta un simbolo che comunica messaggi attraverso la forma, la decorazione e il colore.

Generalità

Il media-building, ovvero edificio mediatico, è stato trattato fra i primi dall’urbanista francese Paul Virilio nell’ultimo decennio del secolo scorso, allo scopo di identificare il fenomeno architettonico che caratterizza piazze come Times Square a New York, il Millenium Park di Chicago o metropoli come Shanghai. Fenomeno in base al quale un edificio assume come funzione principale quella di trasmettere informazione.
Da sempre lo scopo specifico dell’architettura consiste nella funzione residenziale (in senso lato) o di riparo: fornire un luogo dove esercitare un culto religioso, p.e., dare un’abitazione all’uomo o un ricovero per le opere d’arte (museo), ecc. Cioè l’architettura, secondo Virilio, è “l’arte di racchiudere e ospitare nel proprio seno uomini (…)”. Nella città contemporanea, con l’avvento e diffusione del media-building, la funzione residenziale dell’architettura sembra soppiantata da quella informativa. Questo significa che a Times Square o in Piazza Duomo a Milano (progetto “Milano in alto”) si può costruire un edificio la cui unica redditività risiede nell’informazione e il profitto che se ne ricava è tale che la funzione residenziale può essere abbandonata. Questo significa che si costruisce un edificio in una posizione strategica della città semplicemente per trasmettere informazioni o immagini o filmati in tempo reale, unica giustificazione che sta alla base del progetto dell’edificio.
L’architettura sembra quindi essere diventata un supporto pubblicitario, mediatico e spesso, come a Shanghai, ci troviamo ad affrontare un altro interessante concetto rappresentato dal fatto che la facciata dell’edificio non si manifesta più semplicemente come un’apertura per illuminare l’interno, ma come una superficie per la diffusione di informazioni sia verso l’interno che verso l’esterno, tanto all’incrocio stradale che verso l’intero centro urbano.
In un simile contesto la superficie architettonica pare diventare sempre più luogo di sperimentazione di processi costruttivi e di tendenze della comunicazione e del consumo, in cui la funzione abitativa sembra soppiantata da quella dell’informazione, dello spettacolo e della finzione. Infatti, il media-building è assimilabile a uno strumento di comunicazione, un luogo in cui si scambiano informazioni a livello urbano.
Si assiste così alla concreta fusione a scala urbana del mondo reale e virtuale attraverso superfici multimediali e interattive, altrimenti definite anche meta_superfici, di architetture che fino a qualche decennio addietro sarebbero state considerate pura utopia. Si tratta dei media-building o light-architecture, oppure hyperarchitecture o ancora transarchitecture, blurring-architecture… e così via.
Le definizioni e i nomi si perdono ormai in una miriade di tipologie che variano in funzione della tecnologia di punta adottata per creare stupore, illuminare, comunicare, interagire con il cittadino, il passante e l’inquilino.
L’analisi storica del contesto architettonico contemporaneo e lo studio approfondito di progetti dotati di meta_superfici (o superfici mediatiche) ha condotto alla distinzione dell’involucro architettonico contemporaneo di tipo mediatico in funzione dei mezzi, dei sistemi e delle tecnologie impiegati nella sua realizzazione.
I sistemi individuati per la realizzazione di tali facciate possono essere di tipo diverso, secondo la tecnologia prevalentemente adottata: dai sistemi cinetici che prevedono l’impiego di tecnologie meccaniche, idrauliche o pneumatiche, ai sistemi luminosi realizzati con tecnologie elettriche o elettroniche, i sistemi di proiezione che realizzano multivisioni, fino ai sistemi di advertising diffusi già da tempo per rivestire i ponteggi dei cantieri di restauro. Lo studio dello stato dell’arte ha captato l’importanza delle tecnologie software utilizzate nella fase di progetto e successiva gestione delle meta_superfici e delle tecnologie di tipo hardware riferite ai componenti elettronici che le compongono, atti a modificarne la fruizione e percezione. La maggior parte di questi progetti è realizzato tramite l’aggregazione di sistemi hardware e sofisticati software dedicati che gestiscono 24 ore su 24 l’illuminazione programmata delle superfici. Spesso si tratta della semplice trasmissione di immagini in sequenza, altre volte dell’interazione dell’edificio, attivata tramite sistemi sensibili, con l’ambiente e i fruitori che possono partecipare attivamente alla trasmissione delle immagini attraverso collegamento web.
Lo studio e analisi della composizione delle meta_superfici che identificano i media-building si sviluppato a partire dalla logica dei sistemi, per giungere così alla definizione del sistema mediatico che compone ogni meta_superficie e alla successiva classificazione dei diversi livelli di composizione dello stesso: dalle tipologie mediatiche esistenti all’interfaccia mediatica che mette in relazione i componenti mediatici veri e propri con l’involucro architettonico. Sono state poi individuate le tecnologie mediatiche adottate nella realizzazione delle meta_superfici attraverso uno studio accurato dello stato dell’arte e successiva analisi scientifica basata su un campione significativo di progetti realizzati e da realizzare. Da tale ricerca è emerso che le tecnologie mediatiche possono essere identificate in una sorta di aggregazione/integrazione fra tecnologie provenienti da settori diversi che cooperano nella funzionalità della meta_superficie. Ne sono un esempio le tecnologie elettriche e informatiche che opportunamente integrate sono alla base dell’operatività dei display elettronici che fungono da rivestimento mediatico dei più noti media-building.

Bibliografia

Anceschi G., Il progetto delle interfacce, Milano, 1993; Baglioni A., Nuovi materiali leggeri per l’architettura, Bologna, 1993; Bonsiepe G., Dall’oggetto all’interfaccia, Torino, 1995; Gasparini K., Design in superficie. Tecnologie dell’involucro architettonico mediatico, Milano, 2009; McQuire S., Martin M., Niederer S., Urban Screens Reader, Amsterdam, 2009; Virilio P., L’espace critique, Paris, 1984 (ed.it. Porcelli M.G., Lo spazio critico, Bari 1988); Zennaro P., La qualità rarefatta, Milano, 2000.

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