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Membrana

Pechino (Cina), National Aquatics Center, involucro realizzato con membrana in EFTE.
Pechino (Cina), National Aquatics Center, involucro realizzato con membrana in EFTE.

Definizione

Nella dialettica da sempre vivace tra forma e contenuto dell’Architettura, tra spazio ed involucro che lo definisce, tra funzione e materia che la racchiude, le membrane hanno un ruolo che travalica il senso letterale del termine. Nell’architettura che non posponga le spazialità a forme preconcette, che non sottometta le forme a geometrie manualistiche, che lasci ogni libertà possibile alla definizione dei volumi, la membrana costituisce la frontiera immateriale ed indifferenziata dello stesso spazio architettonico. Si attua il paradosso che proprio la sua immaterialità finisca col coincidere con ogni singolo aspetto della definizione tassonomica del materiale costituente.

A fronte di una potenziale liquidità della forma, di una possibile inconcepibilità tipologica degli spazi, proprio la chimica della membrana diviene determinante, si pone come elemento fondamentale del linguaggio architettonico. La trattazione degli aspetti statico strutturali delle membrane, più avanti sviluppati, agevolano la comprensione di quella condizione di comportamento membranale, del loro funzionamento statico per forma, che di volta in volta individua concepts diversi che definiamo tende, volte sottili, gusci, scocche, ecc.

Generalità

Mentre prende corpo l’esigenza di contemporaneità nella concezione progettuale di una specifica opera architettonica tra forma dello spazio e materiali che di volta in volta la definiscono, facendo ricorso a tessuti tecnici come ad avanzati materiali innovativi ceramici, polimerici, metallici ecc., parimenti si riattualizzano la sineddoche e la metonimia che identificano l’architettura con la parte o il materiale che la compone, come l’architettura tessile, quella della trasparenza, della plasticità o liquidità dello spazio, ecc.

Appare importante sottolineare come l’evoluzione, se non la stessa nascita delle membrane sia dipesa da due fattori rilevanti: lo sviluppo tecnologico della ricerca nel campo dei materiali e particolarmente delle materie plastiche, da una parte, il forte impulso quali-quantitativo dato alla progettazione dallo strumento elettronico, dall’altra.

Nel primo caso lo stesso sviluppo dai tessuti con filati naturali a quelli artificiali e di sintesi (polietilene, poliesteri, fibre di vetro, pvc, fibre di carbonio, kevlar, etfe ecc.) ha contribuito notevolmente a rendere possibile la materializzazione di membrana per ogni esigenza architettonica.

Nel secondo caso poi il controllo numerico si è trasformato da ausilio ancillare nel calcolo e dimensionamento a posteriori di una struttura preformata, sino a divenire suggeritore dì forme, propositore di spazialità, verificate comunque staticamente con le procedure automatiche, anche con l’ausilio ormai resosi tradizionale della modellazione dinamica.

I numerosi esempi applicativi del concetto di membrana all’architettura contemporanea con destinazioni funzionali le più diverse, per gli usi temporanei come per quelli stabili, per strutture di copertura (di dimensioni praticamente illimitate) o per interi involucri spaziali, per destinazioni d’uso minimali o complesse, fanno delle membrane un modo di costruire piuttosto che dei materiali per edificare, riportando alla mente l’esigenza permanente nel fare architettonico del mantenersi liberi da ogni schema preconcetto, da ogni asservimento della forma alla tecnica disponibile, piuttosto che alla ricerca tesa all’innovazione e all’ottimizzazione della materia e delle sue tecnologie produttive ed applicative.

Bibliografia

Moritz K., Barthel R., Costruire le pellicole in ETFE, in Kaltenbach F., Praxis. Trasparenze vetri plastiche e metalli, Torino, 2007, (ed. it. di Tranzluzente Materialien Glas Kunststoff Metall, München 2003); Schiemann L., Moritz K., Polymers used in Construction, in Pohl G., Textiles and polymers for buildings and construction, Cambridge, UK, 2010.

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