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Mendicante, urbanistica

Firenze,  la piazza di Santa Maria Novella che fu progressivamente ampliata con la crescita dell'impianto conventuale domenicano (foto M. Cadinu).
Firenze, la piazza di Santa Maria Novella che fu progressivamente ampliata con la crescita dell'impianto conventuale domenicano (foto M. Cadinu).

Definizione

L’identificazione di un ordine religioso come mendicante è legata alla concessione pontificia del privilegio di non possedere beni e denaro e dunque di legare la propria sussistenza alle donazioni e alla mendicità; oltre a Francescani, Domenicani, Agostiniani e Carmelitani e, per gli ordini femminili, il secondo ordine francescano delle Clarisse, sono riconosciuti come tali gli ordini dei Trinitari e dei Minimi.
L’insediamento e la crescita dei complessi conventuali degli ordini mendicanti fu attuata, prevalentemente tra la prima metà del XIII secolo e la metà del XIV, tramite la sistematica acquisizione di immobili e di vaste porzioni di terreno in tutte le più importanti città europee. Nell’ampliamento dei loro primi modesti insediamenti gli ordini mendicanti applicarono strategie comuni di intervento sulle città, condizionando la modifica del tracciato di percorsi stradali e l’uso di intere porzioni della cinta muraria, sbilanciando di frequente a loro favore gli assetti delle aree urbane sotto la loro influenza. I loro interventi riguardarono non solo la costruzione di conventi, ma anche lottizzazioni a fini abitativi, acquisizioni di terreni per l’apertura di fronte alle chiese di grandi piazze per la predicazione: azioni che, per estensione e incisività progettuale, condizionarono lo sviluppo della città medievale e moderna e che ancora determinano il paesaggio urbano di molte città contemporanee.

Derivazione-processo formativo

Un elemento caratterizzante dell’urbanistica mendicante è la localizzazione strategica dei conventi in particolari aree urbane periferiche, per lo più adiacenti alle mura, ma in diretta connessione con i diversi centri del potere cittadino, con i percorsi storici, con gli altri luoghi sacri. Le prime acquisizioni costituiscono quel momento del processo insediativo definito recipere locum, cui corrisponde un’analisi socio-urbanistica della realtà cittadina. La dislocazione dei conventi in questa fase, in genere non definitiva, è funzionale alla individuazione e suddivisione delle aree di elemosina. A una prima collocazione periferica extra muros segue una fase mirata alla realizzazione di un convento, avvicinandosi alla città o collocandosi al suo interno; il processo insediativo si conclude con l’acquisizione nella propria disponibilità delle aree urbane migliori. 
Le prassi insediative mendicanti predilessero collocazioni perimurarie, interne ed esterne, anche se talvolta, soprattutto nel caso dei Domenicani, i primi insediamenti furono in zone centrali. Altre volte, nelle città di antica origine, le sedi dei conventi vennero scelte presso teatri, anfiteatri, terme o fori dell’epoca romana. Alla solidità della tradizione topografica si univa l’opportunità di utilizzare alcune parti delle strutture antiche che emergevano ancora dal terreno all’epoca di insediamento, utili materiali da costruzione di spoglio. 
I pontefici dei primi quarant’anni del XIII secolo appoggiarono gli ordini mendicanti anche in opposizione alle gerarchie del clero perché individuarono nei frati la migliore risposta al problema ereticale. Le città, in una fase di grande espansione demografica, richiamavano molti cristiani erranti per motivi commerciali, religiosi o politici; soggetti che, lontani dal proprio contesto, si appoggiavano volentieri ai nuovi ordini religiosi, non così profondamente legati alle strutture signorili di potere territoriale come erano, invece, le parrocchie. La distribuzione dei conventi mendicanti si strutturò come una rete nuova, indipendente dalle suddivisioni parrocchiali, e si propose con criteri originali che riconsiderarono il territorio urbano alla luce delle dinamiche evolutive di recente formulazione. 
La scelta della disposizione dei vari ordini all’interno delle città fu oggetto di precise regolamentazioni ed espressione di peculiari modalità tecniche. L’autorità pontificia dovette ricorrere a prescrizioni, quali l’indicazione di distanze tra le sedi degli ordini prima per singole città, cui seguì ben presto la determinazione di una distanza unica per tutti gli ordini mendicanti in qualsiasi città: la Bolla Quia Plerunque di Clemente IV, emanata il 20 novembre del 1265, fissava in 300 canne la distanza minima tra due conventi mendicanti, “non obstantibus varia locorum consuetudine”. In molti casi la regola incontrò l’opposizione di chi aveva già intessuto trattative per un nuovo insediamento o di chi da poco era già collocato in un contesto urbano. Clemente IV concesse una deroga per i Francescani di Ascoli riducendo la distanza da 300 a 140 canne. Analogamente fece Bonifacio VIII, nel 1295, a favore degli Eremiti di Sant’Agostino. Si ebbe poi, nel 1296, la riduzione della limitatio locorum religiosorum per i Predicatori, i Penitenti, i Minori, gli Eremiti di Sant’Agostino e le Clarisse di Rieti.
Alla prescrizione delle distanze dettata dalle bolle papali corrisponde un controllo geometrico dello spazio urbano. La disposizione dei conventi avveniva, infatti, secondo un criterio di bilanciamento attorno al centro, in genere rappresentato dalla cattedrale o dal palazzo del governo. I tre o quattro ordini principali si collocavano in altrettanti siti congiungibili con assi virtuali passanti per il centro cittadino e posti a formare, come nel caso di Modena, una croce sovrastrutturale sulla città. 
La più comune collocazione di tre ordini viene determinata secondo un triangolo il cui baricentro coincide con l’edificio simbolicamente prescelto per rappresentare la città.

Tali disposizioni geometriche, ancora ben verificabili in numerosissimi casi, facilitarono i rapporti tra i diversi ordini nella stessa città e la definizione dei termes, i limiti del diritto di questua di ogni convento. 
Si deduce da queste pratiche la confidenza con le tecniche agrimensorie dei tecnici al servizio dei conventi, esperti nel rilevare distanze, concepire e tracciare piani urbanistici. Un ruolo rilevante, infatti, viene loro riconosciuto nella pianificazione di ampliamenti e di città nuove, sull’esempio dell’operato dei monaci cistercensi.

Bibliografia

Guidoni E., Città e ordini mendicanti. Il ruolo dei conventi nella crescita e nella progettazione urbana del XIII e XIV secolo, in «Quaderni Medievali», 4 (1977), pp. 69-106; Le Goff J., Ordres mendiants et urbanisation dans la France médiévale, in «Annales E.S.C.», XXV (1970), pp. 924-46; Zannella C., I conventi degli ordini mendicanti nello sviluppo urbanistico di Modena, in «Storia della Città», a. VIII, nn. 26-27 (1983), pp. 115-120.

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