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Merovingia, architettura

Poitiers (Francia), Ipogeo delle Dune, pianta.
Poitiers (Francia), Ipogeo delle Dune, pianta.

I Franchi e la memoria di Roma

Con il termine architettura merovingia s’intende l’architettura realizzata nelle terre dominate dai Franchi durante il periodo della dinastia merovingia (481-751). Nel quadro dei regni romano-germanici, successivi alla disgregazione dell’Impero Romano, i Franchi avevano dimostrato un forte dinamismo, arrivando ad ampliare il loro dominio in tutta la Gallia. A partire dal regno di Clodoveo (481-511), la cristianizzazione favorirà la nascita di chiese e di edifici adeguati alle ambizioni di committenza della nobiltà.
In generale occorre ricordare che poche opere sono effettivamente giunte fino a noi e che la maggior parte delle strutture è andata perduta, sebbene i documenti parlino a più riprese d’interventi monumentali. Tra gli scrittori della Gallia merovingia, è Gregorio di Tours (538-594) che fornisce le maggiori informazioni descrivendo, come testimone diretto, architetture, decorazioni, pitture e oreficerie realizzate alla sua epoca. Clodoveo era stato definito da Gregorio il “nuovo Costantino”, che aveva liberato la religione cristiana nelle Gallie, e senza dubbio i sovrani merovingi guardavano alla tradizione imperiale romana e agli splendori di Bisanzio come ai modelli più prestigiosi per i loro edifici. È significativo infatti che Clodoveo avesse fatto costruire a Parigi una chiesa dedicata ai Santi Apostoli, destinata a ospitare la sua sepoltura, che rappresentava un’imitazione provinciale dell’Apostoleion di Bisanzio, la chiesa mausoleo di Costantino.

Architettura e decorazione parietale

Tra i santuari più importanti della Gallia merovingia, noti soltanto dalle fonti, si distingueva il S. Martino di Tours, la chiesa-reliquario costruita per ospitare le spoglie veneratissime del santo monaco, costruita dal vescovo Perpetuo negli anni 458-488. I documenti descrivono una grande struttura a impianto basilicale, sorretta da colonne, dotata di una torre d’ingresso e di una seconda torre sopra l’altar maggiore. Molti altri edifici sono ricordati nelle fonti, ma gli esempi effettivamente conservati restano rarissimi. Un monumento di notevole importanza è il battistero di Saint-Jean di Poitiers, costruito in età paleocristiana come una semplice aula quadrangolare, ma ampliato nel corso del VII secolo con annessi quadrangolari e partiture decorative. È proprio l’apparato ornamentale che rappresenta l’apporto più significativo riconducibile alla fase merovingia, con un vasto programma di modanature, cornici, nicchie cuspidate e rosette in terracotta, che ricordano temi decorativi presenti nelle miniature dei manoscritti coevi (come ad esempio il Sacramentario di Luxeuil, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 317).
Gli altri esempi di architettura tuttora conservati sono legati a sepolture di membri della nobiltà e dell’alto clero. A Poitiers è frutto di un ritrovamento fortuito del 1879 il cosiddetto “Hypogée des Dunes” (“Ipogeo delle Dune”): la tomba dell’abate Mellebaude, costituita da una camera funeraria rettangolare, voltata in origine a botte, con scala d’accesso rettilinea, e arricchita all’interno di decorazioni scultoree di notevole qualità. La datazione è controversa, ma il riferimento in una iscrizione all’arcangelo Uriel pone plausibilmente l’ipogeo in una cronologia anteriore al 745, anno in cui papa Zaccaria aveva escluso Uriel dal culto cattolico.
L’edificio forse più rappresentativo della cultura artistica merovingia è la cripta di S. Paolo a Jouarre (Seine-et-Marne). Si tratta di una sala sotterranea quadrangolare, spartita in navate da una doppia fila di tre colonne, dotate di capitelli derivati dal modello corinzio. Mentre le volte a crociera che coprono la sala sono senza dubbio romaniche, i capitelli, le mura perimetrali e i sarcofaghi conservati all’interno appartengono alla fase merovingia di costruzione, databile alla fine del VII secolo. Il monastero era stato fondato qualche decennio prima da Ado, un ecclesiastico vicino agli ambienti della corte regia. Quella che oggi appare come una cripta era, in realtà, un’aula funeraria annessa alla chiesa principale, riservata ai membri dell’aristocrazia franca. Un elemento significativo è rappresentato dalla decorazione di una delle pareti interne, formata da blocchetti di pietra intagliati con forme geometriche a quadrato, a losanga e ad esagono. La tessitura dei conci sembra così annunciare soluzioni ornamentali che saranno caratteristiche dall’età carolingia, ben rappresentate dalle pareti della Torhalle di Lorsch.

Bibliografia

Heitz C., La France pre-romane. Archéologie et architecture religieuse du Haut moyen Âge, IVe siècle-An Mil, Paris, 1987; Hubert J., Porcher J., Volbach W.F., L’Europa delle invasioni barbariche, Milano, 1968;
Vieillard-Troïekouroff M., Les monuments religieux de la Gaule d’après les oeuvres de Grégoire de Tours, Paris, 1976; Les premiers monuments chrètiens de la France, 3 voll., Paris, 1995-1998;
De Mecquenem C., Les cryptes de Jouarre (Seine-et-Marne). Des indices pour une nouvelle chronologie, in «Archéologie médiévale», 32 (2002), pp. 1-29;  McClendon CH.B., The Origins of Medieval Architecture. Building in Europe, A. D. 600-900, New Haven – London, 2005.

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