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Metrologia (progettazione)

Con il termine metrologia (dal gr. métron, misura e lógos, discorso) s’intende lo studio dei sistemi di unità di misura delle grandezze fisiche. Le unità di misura edilizie impiegate nel mondo antico, in mancanza di campioni metrici, sono desumibili a posteriori dai rilievi archeologici.
Il sistema metrico romano ha avuto nel territorio dell’impero una profonda incidenza per essere stato, alle varie scale del costruito, il principale strumento tecnico di una pianificazione persistente ed estesa, ancora in parte riconoscibile e operante. Il suo studio presuppone perciò metodi e criteri di misurazione diversi, implicanti – soprattutto nelle indagini su città e territori romanizzati – la verifica planimetrica dei possibili segni modulari cardo-decumanici. In questo tipo di ricerche, il metodo metrologico riveste un’importanza fondamentale ai fini della ricostruzione topografica della pianificazione romana.

Sul piano teorico, il suo approfondimento non può prescindere dallo studio delle fonti letterarie, epigrafiche e iconografiche, tra le quali meritano nello specifico di essere citate il trattato di Vitruvio, il Corpus Agrimensorum, il catasto di Orange, la Forma Urbis di età severiana, la Tabula mensoria di Leptis Magna, il bassorilievo con strumenti tecnici dei Musei Capitolini, la Tabula Peutingeriana.
Misura standard era il pes romanus monetalis (29,6 cm circa), il cui campione di riferimento in bronzo era significativamente conservato a Roma nel tempio di Giunone Moneta, sull’Arce capitolina, in prossimità del Tabularium, sede dell’Erario e del Catasto generale dello Stato. La sua coincidenza dimensionale con il piede attico sembra attestare, oltre che la derivazione del sistema romano da quello greco, l’esistenza in età ellenistica di una sostanziale koinè mediterranea, fondata in genere su misure medie convenzionali del corpo umano (antropometrismo).
Dal punto di vista matematico, il sistema metrico romano era il risultato della combinazione proporzionale di tre serie numeriche, del 10 (5, 10, 20…), del 12 (3, 6, 12, 24…), e del 16 (1, 2, 4, 8, 16…). Sulla base delle sue applicazioni, esso sembra essere stato in definitiva costituito dai seguenti gruppi di misure, in multipli e sotto-multipli del piede per:

  1. il disegno architettonico: digitum (1/16 pd) – uncia (1/12 pd) – palmus (1/4 pd) – pes (pd) – cubitus (1,5 pd);
  2. la costruzione degli edifici: gradus (2,5 pd) – passus (5 pd) – tesa (6 pd) – pertica (10 pd) e scripulum (10×10 pd);
  3. le lottizzazioni urbane e agrarie: – clima (60×60 pd) – actus (120×120 pd) – jugerum (120×240 pd) – heredium (240×240 pd);
  4. le divisioni urbane e territoriali: modus (1200×1200 pd) – centuria (2400×2400 pd) – saltus (12.000×12.000 pd) – ager (?) (60.000×60.000 pd);
  5. la misura dei percorsi: actus (120 pd) – stadium (625 pd) – milium (5000 pd).
Bibliografia

Cataldi G., Forma quadrata Italiae. La pianificazione territoriale dell’Italia romana, in Atti e Memorie dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze, LXV, 2003, Arezzo 2004, pp. 102-104, Dilke O.A.W., Gli agrimensori di Roma antica, Bologna, 1971;
Di Pasquale G., La misura dello spazio, in Ciarallo A., De Carolis E. (a cura), Homo Faber. Natura, scienza e tecnica nell’antica Pompei, Milano, 1999, pp. 224-225; Panerai M.C., Le misure romane, in AA.VV., Misurare la terra: centuriazioni e coloni nel mondo romano, Modena, 1984, pp.122-124; Paroli L., s.v. Metrologia, in D.E.A.U., Roma, 1969, v. IV,p. 27-29; Schmiedt G., La centuriazione romana, Atlante delle Sedi Umane Scomparse in Italia, III, Firenze, 1989, p.25; Vagnetti L., Architettura e metrologia. Note sui valori dimensionali e di scala nell’architettura, in «Quaderno», n. 6, Istituto di Architettura e Rilievo dei Monumenti, Genova, 1971, pp.72-78.

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