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Micenea, architettura

Tirinto (Grecia), pianta del palazzo.
Tirinto (Grecia), pianta del palazzo.

Definizione

Il termine “miceneo” fu introdotto da H. Schliemann nel 1876, anno di inizio degli scavi a Micene. Con esso lo studioso, convinto assertore della veridicità storica dei racconti omerici, indicava il popolo che secondo l’epos aveva seguito il re di Micene Agamennone nella spedizione contro Troia. Oggi il termine viene riferito alle manifestazioni culturali della Tarda Età del Bronzo dell’area egea (ca. 1650-1100 a.C.). Tra queste, le testimonianze architettoniche costituiscono un capitolo di assoluto rilievo. Derivate dall’originale sintesi di antiche tradizioni locali e apporti esterni, esse si configurano come fondamentale tramite tra le grandiose esperienze costruttive dell’età del bronzo cretese e quelle greche di età storica.

Lineamenti storici, tipologie architettoniche, tecniche costruttive

Nel corso del Bronzo Medio (2100-1650 a.C.) l’architettura egea in area continentale e insulare presenta caratteri piuttosto omogenei. Negli insediamenti, in genere di piccole dimensioni e fortificati (Malthi, Kolonna a Egina), domina il megaron, unità abitativa a pianta rettangolare allungata, con vestibolo antistante e tetto a due spioventi, di solito realizzata in mattoni crudi su zoccolo in pietra, la cui prima comparsa nella Grecia settentrionale risale al Neolitico Medio (Sesklo) e che si diffonde verso sud sullo scorcio del Bronzo Antico (2300-2100 a.C.). Le necropoli sono costituite da tumuli in terra circondati da un cerchio di pietre entro cui sono praticati rituali differenziati (inumazioni in fossa, in cista o entro pithoi).
A partire dal XVII sec. a.C. lo scenario cambia per effetto di un potente influsso culturale minoico che coinvolge, con vario grado di intensità, diverse regioni della Grecia continentale e le isole, veicolato dai frequenti scambi di materie prime (soprattutto metallo) tra queste aree e Creta. Emerge una forte differenziazione sociale, con gruppi di potere che ostentano il proprio ruolo rielaborando elementi di provenienza minoica, come attestato dai circoli funerari A e B di Micene (sec. XVII-XVI a.C.), punto di arrivo dei tradizionali tumuli. Queste dinamiche sono determinanti per la nascita dell’architettura micenea.

Architettura funeraria
Le prime testimonianze originali sono le tholoi che compaiono nel XVII-XVI sec. a.C. (Galatas, Peristeria) e continueranno a essere costruite fino agli inizi del XIII sec. a.C. (Tesoro di Atreo a Micene, di Minias a Orchomenos). Sepolture sotterranee monumentali a pianta circolare (diametro fino a 14 m) erano coperte a falsa volta con blocchi accuratamente lavorati e accessibili attraverso un lungo corridoio (dromos). Negli esempi più ricchi, erano abbellite con rilievi in pietra colorata e applicazioni in bronzo. La derivazione dai più antichi esempi minoici, nonostante un lungo scetticismo, è oggi in genere accettata. L’anello di congiunzione tra le due tradizioni viene riconosciuto nel tumulo di Voidokilià, nel quale alla fine del Bronzo Medio fu inserita una piccola tholos al posto delle più consuete fosse o ciste. Le tholoi micenee, tuttavia, non sono più, come nei prototipi minoici, sepolture per deposizioni collettive, ma mausolei per dinastie principesche. Al XVII sec. a.C. risalgono anche le più antiche tombe a camera. Scavate nella roccia e in genere a pianta quadrangolare preceduta da dromos, esse costituiranno il tipo prevalente di sepoltura micenea fino alla fine dell’età del Bronzo (XI sec. a.C.), sopravvivendo per oltre un secolo alle tholoi.

Architettura residenziale
La più antica architettura micenea a destinazione residenziale è poco documentata perché in gran parte rimossa dai rifacimenti posteriori. Nei siti dove in seguito fioriranno i palazzi, come Tirinto e Pilo, è probabile che edifici di rilievo esistessero già nel XVI sec. a.C. Nel secolo successivo, i resti di Sparta (Menelaion) documentano l’esistenza di un grande megaron non più isolato, come in passato, ma inserito entro uno schema planimetrico con corridoi laterali di raccordo ai magazzini circostanti. Tale schema si ritrova negli edifici palaziali meglio conservati a Tirinto, Pilo, Micene, le cui più antiche testimonianze risalgono al XIV sec. a.C. In essi l’articolazione planimetrica dell’insieme non ruota più, come nei palazzi minoici, intorno alla corte rettangolare centrale, ma intorno al megaron, la sala di rappresentanza del signore. A essa conduce il percorso principale che, attraverso propilei, corti colonnate e scalinate monumentali, consente la comunicazione con l’esterno. Preceduta da un portico con coppia di colonne in antis e da un vestibolo, la sala del megaron ha al centro un focolare circolare bordato da quattro colonne che sostenevano l’apertura per la fuoriuscita del fumo dal tetto (opaion), e, sul lato a destra dell’ingresso, il basamento per il trono. Elementi di origine minoica, come polythyra e affreschi parietali e pavimentali raffiguranti animali e scene cerimoniali, la arricchivano. Attorno alla sala si dispongono magazzini, un bagno con vasca e scarico per le acque, gli archivi del palazzo, vani-officina. Accanto al megaron principale, un secondo, di dimensioni ridotte, tradizionalmente detto “della regina”, era forse destinato a funzionari di minor rango. Anche le tecniche costruttive derivano dalla tradizione minoica: si fa largo uso di mattoni crudi o pietrame legato da malta di fango, sostenuti da intelaiature lignee fissate a blocchi di fondazione più o meno accuratamente lavorati. I tetti sono a due spioventi coperti con tegole.

Urbanistica
Poco è noto dell’urbanistica micenea. A Micene si ipotizza un insediamento esteso 30 ha circa e a carattere continuo piuttosto che sparso. Accanto alle unità abitative più semplici, spiccano, per le dimensioni e i caratteri architettonici e funzionali di tipo palaziale, i cosiddetti “edifici intermedi” (Casa delle Sfingi a Micene). Un articolato sistema viario extraurbano è documentato da resti imponenti, tra cui ponti con arco a falsa volta (ponte di Kazarma).
Tra XIV e XIII sec. a.C. i palazzi, in risposta a esigenze di difesa subentrate poco prima della distruzione definitiva, furono circondati da possenti fortificazioni, le cosiddette cittadelle (Tirinto, Micene, Atene). Realizzate con tecnica ciclopica, ovvero con giganteschi massi appena o per nulla sbozzati, erano fornite di accorgimenti poliorcetici presso gli ingressi (Porta dei Leoni a Micene) e di accessi sotterranei per attingere acqua durante gli assedi. Entro la cittadella di Micene erano inglobati, inoltre, complessi a destinazione cultuale (Cult Center) e aree funerarie monumentali (Circolo A).
I palazzi micenei furono distrutti, per lo più da eventi sismici, nella seconda metà del XIII sec. a.C. Rioccupazioni e riutilizzi delle strutture più antiche (Granaio a Micene, Unterburg a Tirinto) sullo scorcio dell’età del Bronzo, non raggiungono livelli monumentali ma rivestono grande interesse per comprendere i rapporti di continuità e frattura con l’incipiente civiltà greca. Di eccezionale importanza a tal proposito è l’edificio a pianta rettangolare allungata che venne costruito sui resti del megaron del palazzo di Tirinto, e che nell’VIII sec. a.C. fu ristrutturato per essere utilizzato come tempio.

Bibliografia

Darcque P., L’habitat mycénien. Formes et fonctions de l’espace bâti en Grèce continentale à la fin du IIe millénaire avant J.-C., Paris, 2005; Kupper M., Mykenische Architektur. Material, Bearbeitungstechnik, Konstruktion und Erscheinungsbild, München, 1996; Iakovidis S. E., Late Helladic Citadels on Mainland Greece, Leiden, 1983; Pelon O., Tholoi, tumuli et cercles funéraires, Athènes, 1976; Whittaker H., Mycenaean Cult Buildings, Bergen, 1997.

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