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Mobile

Definizione – Etimologia

Dal lat. mōbĭlis, derivato dal verbo movēre (muovere), è la denominazione generica di ogni oggetto d’arredo che risponde alla funzionalità primaria di un determinato ambiente abitabile, pubblico o privato. Sua caratteristica è la mobilità rispetto alla struttura fissa dell’architettura, e nel contempo la sua appartenenza stabile all’assetto funzionale e formale degli ambienti (arredamento). Nel linguaggio corrente, si fa distinzione fra i mobili in quanto componenti principali dell’arredo e l’insieme dei complementi d’arredo e della cosiddetta oggettistica che sono componenti secondari, necessari al completamento dell’assetto funzionale ed estetico. Mobili particolari sono in uso in ambito ecclesiastico, sanitario, scolastico ecc.

Evoluzione – Tipologie

Nelle civiltà del mondo antico il mobilio domestico ha in comune una generale semplicità basata sulla ottimizzazione di alcune tipologie elementari:

  • sedili – sgabelli, sedie, panche, cassapanche;
  • contenitori – armadi, scaffali, casse, stipi, e simili;
  • letti e i tavoli (interi o smontabili) di ogni tipo e dimensione.

L’evoluzione tipologica ed estetica del mobile risponde nei vari periodi ai costumi e agli usi delle diverse comunità e delle classi di utenti. Ad esempio in culture come quelle greca, etrusca e romana dove nelle classi agiate si consumavano i parti sdraiati su un fianco è stato elaborato il tipo del triclinio. Dei mobili dell’epoca imperiale romana restano notevoli testimonianze dai ritrovamenti archeologici delle città vesuviane, dove il mobilio delle case, anche del ceto abbiente, si limitava a tavoli di vario tipo, casse e cofani, panche, sgabelli, rare sedie e soprattutto letti per ogni occasione dal riposo all’intrattenimento sociale.
Quanto al mobile occidentale la documentazione pervenutaci consente di distinguere cinque periodi:

  • medievale;
  • rinascimentale;
  • barocco e rococò;
  • proto-industriale e moderno,

che, a una classificazione più dettagliata, rivelano una miriade di momenti stilistici e di mode che legano la storia del mobile a quella delle società europee.
Fino al XIV secolo il mobilio base delle case era costituito da tavoli su cavalletti, da panche e cassapanche, da sgabelli, da sedie pieghevoli, da scaffali e dal letto innalzato su cassoni e protetto da tendaggi. Compaiono l’armadio chiuso da portelli, il cassettone o canterano, la madia, lo scrittoio di eredità monastica.
Nei secoli XIV e XV fanno scuola i mobili italiani intagliati e ricchi di riferimenti classici, tipici gli stipi, gli scrigni, le grandi credenze a due piani e i tavoli a struttura fissa. Altri tipi, dai divani imbottiti ai secretaire e cabinet, dalla consolle ai trumeau si sviluppano nei secoli successivi.
In epoca barocca dominano gli stili plastici e sontuosi delle corti romane e veneziane ma si afferma il gusto francese che si impone nel Settecento con l’inesauribile fantasia del Rococò e poi in epoca napoleonica con la severa reazione neoclassica dello stile Impero. Semplificazione di questo è il cosiddetto stile Biedermeier che, nell’Ottocento, dall’Austria si diffonde nelle classi borghesi di cultura tedesca, moltiplicando le varianti tipologiche in favore del comfort famigliare.
L’influenza degli stili architettonici sulle forme dei mobili è evidente fino all’età barocca, in seguito prevale, con qualche eccezione in età napoleonica, l’accordo con l’estetica degli arredi interni e il gusto dell’abbigliamento delle classi dominanti, almeno fino alla metà del secolo XIX (1851, Great Exhibition di Londra).
Le profonde trasformazioni sociali e il travaglio intellettuale che porterà alla nascita del industrial design e del Movimento Moderno in architettura aprono la strada a una diversa idea di spazio architettonico e di arredamento che richiede non solo inedite sperimentazioni formali ma anche l’invenzione di nuove tipologie di mobili adatti ai nuovi stili di vita.

Bibliografia

Gonzáles-Palacios A., Il mobile nei secoli, Milano, 1969.

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