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Modanatura

Tebe (Alto Egitto) , tempio di Amenophis III (XVIII dinastia), capitello di pilastro con profilo a cavetto, semicerchio di base e abaco a fascia.
Tebe (Alto Egitto) , tempio di Amenophis III (XVIII dinastia), capitello di pilastro con profilo a cavetto, semicerchio di base e abaco a fascia.

Definizione

Peculiare dell’architettura basata sul sistema trilitico, la modanatura è un elemento ornamentale caratterizzato da un particolare profilo, spesso associato a un motivo decorativo specifico. Isolata o accostata ad altre a formare sistemi più complessi, questa si colloca all’interno dell’ordine architettonico secondo consuetudini e norme codificate che la pongono in stretta relazione con i suoi elementi strutturali.

Generalità

L’origine delle modanature è da ricercarsi nell’architettura egizia, cui vanno riconosciuti i meriti di aver definito le due forme principali del “semicerchio” e del cavetto  o “gola egizia”, e di aver individuato i ruoli e le grammatiche che le relazionano. Questi elementi appaiono infatti quasi sempre in combinazione tra loro, col primo alla base del secondo, andando a formare il gruppo fregio-cornice delle trabeazioni, il capitello di ante e pilastri, ma anche il coronamento dell’architrave dei portali.
Grazie agli stretti rapporti con l’Egitto, la cultura decorativa ellenica assimilò queste due modanature: la presenza del cavetto e del “semicerchio” è infatti documentata nell’architettura greca, sia in area dorica che ionica, già dalla fine dell’VIII sec. a.C.. Il primo mantenne l’originaria funzione di coronamento della parte alta degli edifici, mentre il secondo venne declinato nelle forme principali del toro, posto alla base delle colonne e dei muri, e del tondino, di dimensione minore, spesso abbinato a modanatura di maggior rilievo.
A partire dalle due forme originarie, gli architetti dorici e ionici svilupparono in seguito altre cinque modanature, peculiari dei rispettivi ordini, definendo così il repertorio usuale della decorazione architettonica. È pertanto possibile attribuire al cavetto la paternità in area dorica del becco di civetta e della gola dritta, che già dall’età arcaica è tuttavia attestata anche in ambito ionico, dove dallo stesso profilo a cavetto venne definita anche la scozia. Dal semicerchio invece, assai diffuso in area microasiatica, furono sviluppati in area ionica sia l’ovolo che la gola rovescia. A queste due modanature bisogna inoltre aggiungere la fascia e il listello, caratterizzati entrambi da un semplice profilo piano, generalmente rilevato, ma differenti per dimensione l’una dall’altra.
È fondamentale sottolineare che nella modanatura si verifica una stretta corrispondenza e dunque una sostanziale identità tra profili e specifici motivi ornamentali. Questi ultimi, quasi sempre di carattere vegetale, potevano essere intagliati o stuccati sul profilo e successivamente dipinti. Se il primo caso è maggiormente riscontrabile in Asia minore, in virtù dell’idoneità del marmo a un lavorazione a intaglio, il secondo è invece più frequente in ambiente dorico, dove la fragilità e l’irregolarità della pietra calcarea obbligavano alla realizzazione dei motivi ornamentali in stucco. Le associazioni tra profilo e decorazione si mantennero rigidamente costanti per l’età arcaica e quella classica, e solo l’avvento dell’ellenismo segnò la nascita e lo sviluppo di nuove combinazioni e soluzioni.
In area dorica al cavetto furono originariamente associate la decorazione a foglia d’acqua, interamente mutuata dall’architettura egizia, o delle varianti quali la foglia siracusana; la prima costituì il motivo ornamentale anche della gola dritta. Il becco di civetta, cui venne associata la foglia dorica, definì il kyma dorico, modanatura per eccellenza del rispettivo ordine architettonico. A queste modanature principali si affiancano altri profili meno specifici, quali il tondino, la fascia e il listello, cui venne legato un più vasto repertorio ornamentale. Al primo vennero così associati motivi a gallone, a cordone, o a rettangoli alterni. Gli altri due potevano invece essere entrambi decorati a meandro, oppure a doppia treccia e a rosetta il primo, a scacchiera e a gallone il secondo.
In ambito ionico alla gola dritta venne associato un motivo a foglia lesbia, in seguito esautorato dalla più classica alternanza di fiori di loto e palmette, meglio nota come anthemion. La scozia invece poteva presentare un profilo levigato e profondamente incavato, secondo il tipo ionico, oppure uno leggermente concavo e variamente scanalato, secondo quello samio. Al tempo stesso la gola rovescia, cui venne associato un motivo a foglia lesbia o a cuori e lancette, definì il kyma lesbio, mentre l’ovolo, col caratteristico motivo ad ovoli e lancette, costituì il kyma ionico. Il panorama era completato dal toro, che poteva essere semplicemente levigato, scanalato, ma anche decorato con motivi embricati o a treccia, e dal più ridotto tondino, che in area ionica si presenta in forma di astragalo, con la sua lavorazione a perle e rocchetti.
Tuttavia queste modanature subirono in seguito un’evoluzione che riguardò non solo i profili e i relativi motivi ornamentali, ma anche la stessa localizzazione all’interno dell’ordine architettonico. Inoltre, a partire dal V sec. a.C., si registra in ambito dorico la diffusione di motivi d’importazione ionica, noti come “ionicismi”, che contribuirono ad aumentare la ricchezza decorativa dell’ordine stesso.
Le modanature erano combinate tra loro secondo una precisa grammatica e particolari consuetudini che consentirono di formare quei profili complessi costituenti le membrature principali dell’ordine. Analiticamente è pertanto possibile riconoscere una precisa gerarchia tra i profili, che porta ad attribuire ad alcuni di essi una più marcata accezione strutturale e funzionale, come nel caso della sima, del gocciolatoio, dei dentelli, del fregio o dell’architrave, e ad altri una funzione di raccordo tra questi. Ne consegue che gli elementi strutturali dell’ordine non sono mai posti a diretto contatto tra loro, ma sono sempre raccordati da una o più modanature, organizzate secondo un’ulteriore gerarchia che porta ad identificarne alcune subordinate, come il tondino o il listello, associate ad altre di ordine maggiore, quali il cavetto, le gole dritta e rovescia, l’ovolo e il becco di civetta.
L’immagine dell’ordine architettonico è pertanto fortemente caratterizzata da un’articolata successione di modanature, che conferisce a questo una spiccata ricchezza decorativa.

Bibliografia

Rocco G., Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi, I. Il Dorico, Napoli, 1994, pp. 21-28.

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