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Monitoraggio

Figura 1 | Monitoraggio | struttura

Definizione – Etimologia

Dal latino mŏnĭtor,-ōris (suggeritore, ammonitore), a sua volta derivato da mŏnĭtum, participio passato di mŏněo, che significa ammonire, avvisare, informare, consigliare. Sistema di controllo statico o dinamico di una costruzione, nel primo caso impiegato per misurare nel tempo le deformazioni di un edificio interessato da importanti quadri fessurativi e/o deformativi, nel secondo per studiare la risposta della struttura a vibrazioni ambientali (es. vento, sisma, traffico veicolare, eccitazioni indotte da campane) o forzate (prodotte da sistemi di martellamento locale o da vibrodine).

Generalità

Il comportamento statico di un edificio storico può essere monitorato nel tempo attraverso la rilevazione degli spostamenti e, nel contempo, la determinazione di possibili correlazioni con eventi esterni (es. temperatura, particolari eventi meteorologici).
I moderni sistemi di monitoraggio sono costituiti da strumenti di misura, come trasduttori di spostamento (posti a cavallo fra lesioni, mediante apposite staffe di ancoraggio), trasduttori di spostamento a filo (disposti solitamente in direzione verticale), sensori di temperatura (per il controllo dei parametri climatici) che vengono opportunamente installati sulla struttura. Questi strumenti sono collegati, attraverso una serie di cavi multipolari, a un sistema di acquisizione dati digitale dotato di un modem GSM per la trasmissione dei dati e la gestione degli allarmi.
Il metodo tradizionale impiegato per apprezzare il movimento cui è sottoposta una lesione consiste nell’applicazione di “biffe” o “spie” a cavallo della fenditura indagata. Questi dispositivi, generalmente sagomati a forma di doppia coda di rondine, possono essere realizzati in gesso, indicato su pareti interne e asciutte, poiché non soggetto a fenomeni di ritiro; il gesso, inoltre, meno resistente del supporto murario, si fessura più facilmente al progredire del moto dandone così tempestiva segnalazione. Si possono impiegare anche lastrine di vetro fissate sulle fenditure con malta; il vetro presenta l’inconveniente di essere più rigido del materiale con cui sono fissate le spie e del supporto murario e, quindi, in caso di movimento incipiente, potrebbero rompersi prima la malta o l’intonaco sottostante, inficiando così l’indicazione di piccoli moti in atto. La biffa migliore deve essere realizzata con un materiale meno rigido del supporto su cui essa viene posizionata e non soggetto a ritiro, come ad esempio una malta bastarda (calce con poco cemento), lavorata fino a saturare la fenditura e a ottenere una superficie liscia. Quando avviene la rottura di una spia si registra la data dell’evento e se ne può posizionare un’altra a cavallo della medesima lesione o in prossimità di questa, sempre indicando la data del nuovo inserimento. Si precisa che questo metodo non fornisce dati quantitativi e non individua la direzione del moto, ma unicamente la progressiva divaricazione dei lembi della frattura.
Il comportamento dinamico di una costruzione antica viene rilevato da una rete di accelerometri, installati su punti significativi della struttura, a loro volta collegati a una centralina digitale di acquisizione. L’analisi spettrale permette di estrarre parametri in termini di frequenza, forme modali e smorzamento, caratteristici della risposta locale e globale della struttura.

Bibliografia

Conti C., Martines G., Saggi e indagini a fini diagnostici sugli edifici, in Carbonara G., Trattato di restauro architettonico, volume II, Torino, 1996, p. 598; Donatelli A., Diagnostica strutturale, in Fiorani D., Restauro e tecnologie in architettura, Roma, 2009, pp. 230-236.

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