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Monogramma

Dal latino tardo monogramma, parola composta da mono (unica) e gramma (linea, figura, lettera). Segno formato da sovrapposizione o intreccio di più lettere, di solito iniziali di nome proprio. Per la ricercata singolarità compositiva e stilistica dei caratteri e per la sintetica capacità espressiva assume il valore di simbolo grafico del nome stesso.

L’uso del monogramma come firma, segno di appartenenza o marchio di identificazione di merci ed è già presente in Grecia nel primo millennio a.C. con esempi che, in opposizione alla forma lineare ed estesa della nascente scrittura occidentale, seguono un indirizzo compositivo quadrato e compatto; nella Roma repubblicana si trovano monogrammi su monete e, in epoca successiva, appaiono sia sul labaro come insegna imperiale sia in iscrizioni sepolcrali e su materiali fittili; durante il medioevo sostituisce la firma autografa nei rescritti sovrani. Il monogramma è stato ed è ancora usato da pittori e incisori come sigla di autenticità dell’opera e, inciso o ricamato su oggetti come ornamento identificativo, ha assunto i caratteri stilistici propri di ciascuna epoca acquistando talora autonomo valore artistico. La composizione grafica del monogramma è condizionata dal materiale e dalla forma del supporto come anche dalla tecnica con cui viene realizzato. La tendenza attuale a ridurre nomi propri e sequenze di parole in sigle ha portato all’affermazione di nuove unità linguistiche: gli acronimi. Queste abbreviazioni, associate a particolari espressioni grafiche, cessano di essere strettamente rappresentative del nome da cui traggono le iniziali per assumere il valore di logotipi o marchi. Si conferma così, ancora oggi, come la principale vocazione del monogramma sia quella non di essere letto, ma di essere riconosciuto.

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