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Moresca, architettura

Alhambra, Patio dei Leoni.
Alhambra, Patio dei Leoni.

Definizione – Etimologia

Termine (da moros, con cui si indicavano in Spagna gli invasori musulmani di provenienza africana, detti anche “Mori”) che sta ad indicare la produzione architettonica fiorita in Spagna e nel Nord Africa tra la metà dell’XI sec. e la fine del XV, risultante dall’incontro e dalla commistione tra elementi della tradizione architettonica siriaco-islamica giunta a Cordova grazie agli Omayyadi, il sostrato classico-visigotico andaluso e la cultura berbera. Tale produzione si è sviluppata ad opera delle dinastie degli Almoravidi (1086-1146), degli Almohadi (1147-1269) e dei Nasridi (1238-1492), che hanno sostituito gli emiri omayyadi in Spagna e, in Nord Africa, ad opera dei Merinidi di Fez (1217-1465) che sono stati promotori di un eccezionale sviluppo artistico, tanto da portare a decadenza l’ornamentazione ispano-maghrebina che, nei tre secoli precedenti, era stata oggetto di costante ricerca ed elaborazione.
L’architettura moresca ha conosciuto un grande revival nella seconda metà dell’Ottocento in seno alla cultura orientalista e alle suggestioni esotiche letterarie e pittoriche provenienti dalla riscoperta dell’architettura e dell’arte nordafricana.

Caratteri generali

L’architettura moresca si caratterizza per l’utilizzo di semplici impianti planimetrici, basati su recinti quadrati e rettangolari aggreganti vani periferici e di chiare volumetrie, seppur associate a strutture e fastosi elementi decorativi quali muqarnas, archi a ferro di cavallo, archi polilobati, archi ogivali o a sesto molto acuto e dotati di dentelli. Nell’architettura moresca l’apparato decorativo è realizzato con materiali poveri quali mosaici di ceramica smaltata (o, più raramente, di pietra o marmo), lavorazioni in stucco e in gesso modellati e dipinti con dorature e lavorati con bassi rilievi scolpiti a motivi geometrici, calligrafici o vegetali.
Le moschee riprendono gli impianti a navate ortogonali al muro qibla, coperte a capriate in legno, con mihrab profondo che spesso fuoriesce dal muro stesso. Con i Merinidi le moschee tendono al passaggio delle piante rettangolari a quelle quadrate per le corti interne e a una minore profondità sia delle sale di preghiere che delle entrate.

Esempi
L’edificio più rappresentativo dell’architettura moresca è il palazzo-fortezza dell’Alhambra (la rossa) di Granada, che costituisce la più importante testimonianza di resti medievali islamici palatini. Edificato dai Nasridi tra la metà del XIII e il tardo XIV secolo chiudendo entro una cinta di mura rinforzata da torri la sommità del colle dell’Asabica, esso comprende l’Alcazaba (cittadella) e il palazzo vero e proprio costituito da sale di rappresentanza, abitazioni, sale di preghiera e bagni organizzati attorno a corti centrali e giardini. I resti più importanti del complesso sono il Palacio del Portal, voluto da Muhammad III (1302-1309), il Palacio de Comares, costruito da Isma’il I (1314-1325) Yusuf I (1333-1354) e Muhammad V (1354-1359, 1362-1391), e il Palacio de Leones, costruito da Muhammad V. Gli ambienti principali sono organizzati attorno a corti rettangolari e sono posti ortogonalmente tra loro, ad attestare l’edificazione in fasi differenti dei palazzi.
Nell’Alhambra ritroviamo tre tipi differenti di giardini, rappresentati dal Patio dei Mirti, dal Patio dei Leoni e dai giardini del Generalife (dall’arabo giannat al-arifa) costruito da Muhammad III e Isma’il I all’esterno del complesso dei palazzi, nelle cui diverse codificazioni sono leggibili influenze romane o iraniche.
Sono esemplificativi dei caratteri dell’architettura moresca altri edifici quali la Grande Moschea di Siviglia, di cui rimane il minareto (Torre della Giralda, 1184) con la tipica struttura a base quadrata dei minareti nordafricani; il Palazzo del Badi a Marrakes (1578-1594), dotato di una grande corte centrale di 110 metri per lato con padiglioni in asse con il bacino e i due giardini centrali e i vani laterali che riprendono i caratteri tipologici e decorativi della corte dei Leoni dell’Alhambra; la madrasa di Ben Jusuf a Marrakes (1564-1565), edificio la cui corte di 15×20 m è dotata di vasca centrale, porticati laterali e piccoli patii che illuminano gli ambienti laterali; le madrase di al-Sarrij (1321) e di al-Attarin (1323) a Fez con corti rettangolari decorate con stucchi, ceramiche smaltate e intagli in legno di cedro circondate da gallerie che affacciano sulle stanze degli studenti e una vasta sala di preghiera; e il piccolo oratorio di Sidi bel-Hassan a Tlemcen (1296) in cui l’apparato decorativo è sontuoso e raffinato, le pareti sono rivestite in stucco intagliato o dipinto, le porte delimitate da lastre di pietra, il marmo utilizzato per le colonne e i capitelli e i soffitti sono decorati ad artesonados (con fregi separati da barrette).

Bibiliografia

Acién Almansa M., López Germán R., Ewert C. (a cura), La Arquitectura del Islam Occidental, Madrid, 1995; Barrucand M., Bednorz A., Moorish Architecture in Andalusia, Köln, 2002; Goodwin G., Islamic Spain, Londra, 1990; Grabar O., The Alhambra, Sebastopol CA 1992; Jayyusi S. K. (a cura), The Legacy of Muslim Spain, Leiden 1992; Ruggles D.F., Gardens, Landscape, and Vision in the Palaces of Islamic Spain, University Park 2000; Terrasse H., Islam d’Espagne. Une rencontre de l’Orient et de l’Occident, Paris, 1958.

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