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Mundus

Definizione – Etimologia

A Roma, monumento arcaico connesso ai culti legati alla terra e agli dei inferi, prevalentemente ipogeo e di forma circolare. Considerato come luogo di incontro tra cielo, terra e mondo sotterraneo, rappresentava il centro simbolico della città.
Alcuni studiosi, riferendosi a Plutarco, identificano il mundus con la fossa di fondazione della città, come si potrebbe riscontrare anche in altre realtà urbane o protourbane preromane, ma ricerche più recenti mettono in dubbio tale lettura. In realtà, il tema dell’interpretazione del mundus è piuttosto complessa perché le fonti antiche sono lacunose e contraddittorie oltre a non essere accompagnate da sicuri riferimenti archeologici. Anche l’etimologia risulta sconosciuta. Il latino mundus indica l’insieme del cosmo (“cielo, terra, mare e aria” dice Festo), e alcuni l’hanno ricondotto a una radice solo ipotizzata munth– (terra), o al sanscrito maņdala– (disco, cerchio e in particolare “cerchio magico collegato al mondo dei morti”).

Generalità

Nella descrizione di Catone, il complesso sacro era costituito da una pars superior e da una inferior, realizzato a somiglianza del mundus “che sta sopra di noi”, con una cavità sotterranea voltata dedicata ai Mani, divinizzazione positiva delle anime dei parenti defunti. Il lapis manalis, era la porta di comunicazione tra il mondo dei vivi e dei morti, e veniva aperta solo durante tre giorni all’anno. Con tale complesso deve identificarsi il mundus cereris, un sacello a fossa all’interno del quale venivano depositate le messi. In base all’indicazione topografica di Plutarco, che colloca il mundus vicino al Comizio, l’umbilicus urbis è stato interpretato come versione tarda del monumento, quando l’ellenizzazione dei costumi avrebbe portato all’assimilazione tra mundus e il greco omphalos (ombellico).

Bibliografia

Carandini A., Remo e Romolo. Dai rioni dei Quiriti alla città dei Romani (775/750 – 700/675 a.C.), Torino, 2006; Coarelli F., Mundus, in Steinby E. M., Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. III, Roma, 1996, ad vocem.

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