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Municipio

Origine dell’istituto giuridico: dall’età repubblicana alla guerra sociale

I municipi risalgono alla prima metà del IV secolo a.C., come prodotto della politica espansionistica della Roma repubblicana: in particolare Tusculum fu nel 381 a.C. il primo municipium optime iure e Caere nel 350 il primo municipium sine suffragio. Nel primo caso Tusculum, centro latino per lungo tempo alleato di Roma, viene trasformato in una città di cives Romani optime iure (i suoi abitanti sono dunque riconosciuti cittadini romani per diritto), perdendo quindi l’indipendenza di comunità, ma mantenendo una certa autonomia sul piano politico-amministrativo. Nel secondo caso a Caere, città etrusca punita per essersi coalizzata con Tarquinia, viene applicata una forma giuridica con la variante della decurtazione dei diritti politici (sine suffragio), pur mantenendo gli altri doveri (munera) della cittadinanza romana: gli abitanti avevano quindi l’onere di pagare le imposte, di fornire contingenti militari, di usare la moneta di conio romano, ma non era riconosciuto loro il diritto di voto. Questi due casi diventeranno modelli sistematicamente applicati a molte città preesistenti all’espansione romana, garantendo una buona stabilità politica: in particolare, il municipio optime iure tenderà a essere utilizzato per le città latine, quello sine suffragio per le altre.
Il municipio si distingue così da altre forme giuridiche che lo stato romano riconosceva alle sue città satelliti: in particolare si distingue dalle città foederatae che mantengono formalmente la loro sovranità; dalle colonie (di diritto romano o latino) che prevedevano deduzione di cittadini e fondazione di nuovi centri; da fora, vici e conciliabula, frazioni più piccole e non autonome.

Evoluzione dell’istituto giuridico: dalla guerra sociale all’impero

All’indomani della guerra sociale, nel 90 a.C., con l’estensione della cittadinanza romana a tutto il territorio italico, il modello del municipio, che fino a quel momento era rimasto circoscritto alle più vicine aree laziali, etrusche e campane, tende a diffondersi anche nel resto della penisola. Le città foederatae italiche diventano municipi, con una organizzazione amministrativa uniformata dallo statuto del quattuorvirato, dove due membri si occupano delle funzioni amministrative e due di quelle giurisdizionali. Inizia la fase della municipalizzazione delle città italiche che terminerà con l’età augustea e comporterà l’adeguamento di molte delle vecchie strutture urbane agli schemi urbanistici delle colonie, con la realizzazione dell’edilizia pubblica, civile e sacra, necessaria per il godimento e l’esercizio della cittadinanza romana.
Dall’età imperiale il municipio comincia a diffondersi anche nelle provincie al di fuori dell’Italia: a un livello gerarchico intermedio tra le città peregrine (cioè straniere agli effetti del diritto) e le colonie si situano i municipi di diritto romano (molto rari, dove la cittadinanza romana viene concessa a tutti gli abitanti) e quelli di diritto latino (in cui in forma piena viene concessa ai soli magistrati municipali). Con la concessione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero da parte di Caracalla nel 212 d.C., il termine municipio perde ogni significato giuridico, rimanendo come titolo onorifico relativo alle città. Nel Medioevo esso viene ripristinato come sinonimo di comune, nell’ambito delle esperienze autonomistiche dei centri italiani centro-settentrionali, tra XI e XIV secolo.

Bibliografia

Bandello G., Colonie e municipi dall’età monarchica alle guerre sannitiche, in Eutopia. Commentarii novi de antiquitatibus totius Europae, 4 (2), 1995, pp. 143-197; Gabba E., I municipi e l’Italia augustea, in Pani M. (a cura), Continuità e trasformazioni fra repubblica e principato. Istituzioni, politica, società, Bari, 1991, pp. 69-82; Gros P., Torelli M., Storia dell’urbanistica. Il mondo romano, Roma-Bari, 2007; Ruggini Cracco L., La città imperiale, in Storia di Roma, vol. 4, Torino, 1989, pp. 201-266.

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