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Mura

Definizione – Etimologia

Le mura identificano un complesso di strutture permanenti che recinge un centro abitato, un castello, una fortezza e ne assicura la difesa. Si distinguono due tipi di mura in funzione delle tecniche belliche: le mura erette prima della introduzione delle armi da fuoco e quelle realizzate dopo l’impiego delle stesse, secondo i principi della fortificazione alla moderna.

Processo formativo e filoni tipologici

La costruzione delle mura è comune alle civiltà dell’età antica e unisce alla difesa passiva offerta dallo spessore delle murature apparati e strutture che consentono la difesa attiva, come salienti, torri, camminamenti ecc. Nelle mura ciclopiche del mondo cretese-miceneo, come di quello greco ed etrusco-italico, si privilegiava la massa inerte, mentre dispositivi più articolati vennero messi a punto in quelle di età romana con l’introduzione di torri (a pianta quadrata o semicircolare), corpi di guardia, porte a cavedio interno. A partire dal primo Medioevo le mura si arricchiscono di nuovi elementi come le scarpature delle cortine verticali, i fossati protettivi e vari dispositivi difensivi, anche temporanei e realizzati in materiali lignei (beccatelli, bertesche, ventiere), adatti a potenziare la difesa piombante. Nel XV secolo si registra un primo adeguamento delle mura in conseguenza dell’introduzione delle armi da fuoco: si riduce l’altezza delle cortine mentre se ne aumenta lo spessore, si introducono torri angolari a pianta circolare dette rondelle, di altezza pari a quella delle mura, dotate di forte scarpatura e di un apparato a sporgere (beccatelli, camminamenti) esteso lungo tutto il perimetro difensivo. La soluzione ottimale adottata nel corso del XVI secolo per adeguare o ricostruire le mura venne trovata nella realizzazione di terrapieni addossati alle cortine esistenti e di bastioni adatti ad ospitare le artiglierie. Il bastione pentagonale (orecchione) consentiva la difesa della porta e della cortina tramite il tiro radente. Contemporaneamente le mura tendono ad assumere un impianto poligonale frazionato, ulteriormente accentuato dal perfezionamento del fronte bastionato e dalla realizzazione di trincee, terrapieni e fossati.

Evoluzione storica e caratteri architettonici

Mura precedenti l’uso delle armi da fuoco

Nelle città dell’Occidente romanizzato ancora efficienti le mura costituivano il dispositivo di difesa adottato per far fronte alle ripetute penetrazioni barbariche; dall’XI secolo nei centri abitati maggiori e minori si procede alla costruzione o ricostruzione di mura interamente realizzate in materiale lapideo e/o laterizio. Le cortine, realizzate con la tecnica della muratura “a sacco”, costituita da paramenti esterni in pietra o laterizio riempiti di conglomerato, comunque assestata per letti successivi, erano spesse da 1 a 2 m e raggiungevano un’altezza di 10-12 m; i tratti murari rettilinei erano irrobustiti da torri che potevano superare i 20 m di altezza, consentivano l’accesso ai camminamenti e ospitavano, su diversi piani, gli armati. Mura e torri presentavano un coronamento merlato per la protezione dei difensori e feritoie verticali (arciere) che permettevano il tiro di arcieri e balestrieri.

Un ulteriore dispositivo offensivo era costituito dalle caditoie che si aprivano nei camminamenti e consentivano il lancio di materiali sugli assalitori. Le mura si sviluppavano secondo planimetrie regolari vicine al quadrangolo o a figure poligonali (pentagono, esagono). Il progressivo ampliarsi delle mura contraddistingue i secoli XII-XIV e segnala i ritmi della crescita urbana.

Agli inizi del Trecento le mura di Parigi realizzate da Filippo il Bello (1190-1210) avevano un perimetro di 5,3 km e comprendevano una superficie dell’ordine di 273 ettari; un ampliamento delle mura attuato sotto la direzione del prévôt Ugo Aubriot, dal 1366 al 1370, portò la superficie racchiusa a 439 ettari con un circuito difensivo di 9 km circa, in cui si aprivano sei porte. Il fossato che circondava le mura era alimentato dalla Senna.

Inoltre, molte delle seconde cerchie murarie delle città del Brabante furono costruite nel corso del Trecento in una fase di forte espansione: Bruxelles e Lovanio diedero inizio alle loro mura nel 1357; Namur e Ypres realizzarono un più ampio circuito tra la metà e la fine del ‘300; le fasi di ampliamento di Gand si conclusero tra il 1378 e il 1384. A partire dal XII secolo aveva avuto inizio una nuova tappa nello sviluppo delle mura urbane della vecchia Castiglia e León.

Salamanca, Burgos, Valladolid, León e Palencia sono le città che meglio esemplificano il nuovo impulso dato alle fortificazioni. Nella prima metà del XIII secolo vennero innalzate mura per proteggere il nuovo borgo di Salamanca; a Burgos il re Alfonso X diede l’ordine di costruire una cinta muraria in grado di offrire migliori condizioni di difesa rispetto alle precedenti e che, al tempo stesso, comprendesse le zone di pianura sino al fiume Arlanzón, opera ancora incompleta nel 1366.

A Valladolid, tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV, si provvedeva alla costruzione di nuove mura; quanto riguarda León, nel 1324, gli amministratori comunali e i canonici della cattedrale si accordavano per trovare una linea comune di azione. Tra XIII e XIV secolo anche Palencia si dotò di una nuova cinta per proteggere il quartiere di La Puebla.

In Italia dal X-XI secolo fino alla peste nera (1348-1350) le città ampliano a più riprese le mura. Pavia rinnova le sue nell’XI secolo e nel 1150 costruisce una terza cerchia; nel corso del XII secolo si registrano ampliamenti delle mura a Firenze, Pistoia, Pisa, Piacenza, Siena, e nel XIII secolo città come Milano, Genova, Bologna estendono il circuito raggiungendo un’estensione della superficie cittadina insuperata fino all’Ottocento.

È particolarmente eloquente l’esempio di Firenze: quando l’area della prima cerchia di mura (785-800) ricadente sull’antico tracciato quadrato di quelle romane risultò insufficiente, si iniziò la costruzione della seconda cerchia (1172-75) che includeva i numerosi borghi extramurali. Tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII sorsero altri borghi esterni e nel 1284 si progettava la realizzazione di una nuova cerchia, forse su disegno di Arnolfo di Cambio. La costruzione iniziava nel 1299 e terminava nel 1333-34. La cerchia delle mura arnolfiane si sviluppava secondo un disegno pseudopentagonale: le cortine presentavano un paramento in pietra forte, si elevavano per 10-12 m, terminavano con coronamento merlato; numerose torricelle di irrobustimento si distribuivano, ogni 115 m, lungo tutto il perimetro, mentre torri molto robuste ed elevate, dotate di apparati di difesa a sporgere, di saracinesche e caditoie, si innalzavano a protezione delle porte; un fossato, alimentato dal torrente Mugnone, contornava il circuito. Le mura si estendevano per 8,5 km e abbracciavano una superficie di 630 ettari.

Mura alla moderna

Il problema di adeguare le mura medievali alle nuove tecniche di difesa/offesa venne affrontato nel corso del Quattrocento e richiese la messa a punto di specifici disegni planimetrici e peculiari soluzioni in elevazione. Il frazionamento dei tratti rettilinei condusse a planimetrie articolate che variavano dal poligono regolare al quadrangolo, mentre ogni segmento rettilineo era custodito da torricelle prevalentemente di impianto semicircolare, i cui prototipi sono da attribuire a Francesco di Giorgio Martini (1432-1502) che ne sperimentò l’efficacia nelle mura di San Leo e nelle numerose cittadelle fortificate del ducato di Urbino. L’architettura martiniana della fortificazione si diffonde al Sud della penisola italiana e trova applicazione a Gallipoli (progetto del 1491-92) con l’esecuzione di Gian Giacomo dell’Acaja nel 1507. Con Francesco di Giorgio Martini appare chiaramente impostato il concetto della forma urbis determinata da cinte di mura bastionate in funzione dei nuovi criteri di difesa.

Un ulteriore dispositivo adatto a migliorare le strutture difensive fu il bastione pentagonale studiato dai Sangallo (Giuliano e Antonio il Vecchio), poi perfezionato nella formula dell’orecchione stondato realizzato nelle cittadelle di Pisa e Livorno. Bastioni pentagonali a orecchioni stondati sono presenti anche nelle mura di Ferrara (post 1492). L’adeguamento di mura medievali poteva comportare tanto rettificazioni parziali quanto un nuovo impianto bastionato puntualmente riferito, nel tracciato, a un poligono regolare. Ancora a Ferrara il recinto realizzato da Ercole I d’Este aveva il disegno di un poligono pseudoregolare ed era costituito da elementi semicircolari raccordati da tratti di cortina e da torrioni (del Barco, della Rotonda del Duca) mentre le cortine erano affiancate da un terrapieno interno; la realizzazione di baluardi e terrapieni trovò completamento dopo il 1590. Negli anni ’50 del Cinquecento il circuito delle mura medievali di Rosas, in Spagna, veniva sostituito con uno più ampio bastionato ad andamento pentagonale.

A Milano nel 1548 iniziavano i lavori di una cinta bastionata di impianto prossimo al cerchio, più ampia di quella medievale; la costruzione, eseguita da G. M. Olgiati (su disegno di G.B. Pelori), prevedeva la cortina con risalti in dentro e la creazione di nuovi fianchi per ogni fronte. Le mura di Grosseto furono realizzate secondo il disegno di un esagono con sei bastioni angolari (Baldassarre Lanci, 1565).

Il circuito di Lucca venne regolarizzato per tratti a più riprese, fino alla rettificazione della parte di ponente secondo un progetto inviato dalle Fiandre da Alessandro Farnese; vennero via via inseriti, nel tempo, bastioni nei tratti in cui la cortina medievale risultava troppo lunga, creando nuovi angoli salienti ovvero acquisendo triangoli di terreno entro la cerchia delle mura. La cinta è costituita da cortine in mattoni (alte circa 12 m) addossate a uno spesso terrapieno che serve come strada sopraelevata di perimetro e copre una lunghezza di 4,2 km. I dieci baluardi agli spigoli della spezzata sono quasi tutti uguali e presentano ai lati delle troniere i fianchi ritirati. L’adeguamento o ristrutturazione delle mura si può verificare anche nei confronti di un circuito bastionato precedentemente costruito: negli anni ’50 e primi ’60 del Cinquecento per rimediare alla eccessiva lunghezza delle cortine si introducono piattaforme e bastioni intermedi.

Vengono inserite piattaforme intermedie nella ristrutturazione del circuito bastionato di Sansepolcro (1559); fra il 1561 e il 1567 Giulio Savorgnan ammoderna i circuiti di Candia e della Canea che Michele Sammicheli aveva realizzato nel 1538-39. Adeguare alla moderna le mura può significare la costruzione in un punto determinato del circuito della fortezza o cittadella, il cui impianto nella seconda metà del XVI secolo è tradizionalmente quadrilatero o pentagonale. Nel 1561 Baldassarre Lanci progettava la cittadella quadrilatera di Siena; Bernardo Buontalenti l’anno successivo riproponeva il progetto della cittadella quadrangola a Perpignan e nel 1571 ristrutturava le mura di Pistoia nell’intenzione di conformare alle necessità difensive una fortezza quadrilatera.

Nella seconda metà del Cinquecento la forma della cittadella diviene prevalentemente pentagonale (Torino, 1564; Anversa, 1567; Parma, 1591; Ferrara, 1608; Modena, 1635). Mura bastionate sono previste anche per le città di nuova fondazione, come Sabbioneta (1560), che presenta pianta esagonale, La Valletta (1566), Livorno (1576) con circuito vicino al pentagono, Palmanova (1593) con impianto ennagono.

Punti di arrivo per le mura fortificate alla moderna possono essere considerati gli interventi di ampliamento di Torino (1618, Ercole Negro di Sanfront; 1670, Carlo di Castellamonte; 1714, Filippo Juvarra) e le proposte di Sebastian Le Prestre de Vauban (1633-1707); il sistema di Vauban trova applicazione nel 1687 a Besançon, Bélfort, Landau e nel 1698-1706 a Neuf-Brisach.

La costruzione o ricostruzione ottocentesca delle mura avviene nella logica del campo trincerato che comporta una crescente acquisizione di territorio ai fini della difesa. L’Austria riduceva a campi trincerati città italiane quali Venezia, Verona, Piacenza, Peschiera. Nel 1844 Parigi era fortificata a campo trincerato con cinta urbana bastionata e forti esterni (lavori diretti da Dode de la Brunerie): la cerchia raggiungeva uno sviluppo di 24 km sulla destra della Senna e 16 km sulla sinistra ed era dotata di un gran numero di caserme e corpi di guardia in corrispondenza degli sbocchi delle principali strade urbane. In Belgio la città commerciale di Anversa veniva fortificata a campo trincerato a partire dal 1859 (progetto di Alexis Brialmont).

Il piano di difesa del 1866 del nuovo Stato Italiano prevedeva la conservazione in efficienza delle mura e delle fortificazioni di città e luoghi dove si era espressa la cultura architettonica piemontese, francese, austriaca o italiana, quali Bard, Exilles, Finestrelle, Vinadio, Rocca d’Anfo, Genova, Grosseto, Orbetello, Gaeta, Ancona, Alessandria, Casale, Pavia, Pizzighettone, Lucca, Capua; la ristrutturazione delle mura e delle fortificazioni di città quali Savona, Portoferraio, Port’Ercole, Piacenza, Bologna, Messina, Milazzo, Augusta, Siracusa; la costruzione di nuove opere in varie città fra le quali La Spezia, Pisa, Taranto, Brindisi. Dopo il 1871, alle fortificazioni da conservare in efficienza si aggiungevano quelle di Palmanova, Chioggia, Venezia, Peschiera, Mantova, Legnago, Verona, Pastrengo. Nel corso dell’Ottocento, si verifica infine una decisiva svolta e le mura (medievali e bastionate) ormai superate potranno essere demolite (Parigi, Vienna, Firenze) o trasformate in passeggi e giardini (Lucca). Nell’abitato contemporaneo la presenza delle mura (reale o simbolica) identifica la parte più antica dell’insediamento e costituisce uno dei segni di identità riconosciuto da cittadini e abitanti.

Bibliografia

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